<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996</id><updated>2009-12-29T02:12:16.464+01:00</updated><title type='text'>Gabriele Gendotti</title><subtitle type='html'>Benvenuti nel blog di Gabriele "Lele" Gendotti&lt;br&gt;&lt;br&gt;Avvocato e attuale Consigliere di Stato della Repubblica e Cantone Ticino (Svizzera), Direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport (DECS).</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default?orderby=updated'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25&amp;orderby=updated'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>101</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-7853490473365991704</id><published>2007-02-10T16:20:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T06:48:55.748+01:00</updated><title type='text'>Congresso cantonale PLRT</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RdF7dSETMmI/AAAAAAAAAAY/k0A8nPUV_Ck/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5030938001745850978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RdF7dSETMmI/AAAAAAAAAAY/k0A8nPUV_Ck/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RdF7LyETMlI/AAAAAAAAAAM/EP8regQAUjk/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti al Congresso cantonale PLRT di sabato 10 febbraio 2007 a Chiasso)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[fa stato il testo parlato]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Presidente,&lt;br /&gt;amiche e cari amici liberali radicali,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ci sono sondaggi che ci danno in forte calo di consensi. Addirittura dietro il PS. È poco credibile. Diamo il giusto peso a questi sondaggi, ma comunque prendiamoli sul serio: confermano delle tendenze e il voto senza intestazione è la nostra principale preoccupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se ascoltiamo la nostra base ci rendiamo conto che parecchi liberali radicali, da sempre vicini al Partito, lo guardano ora con una certa disillusione e amarezza, sulla scia dei vari fiscogate, dello sperpero Stinca e di asfaltopoli. Sono situazioni imbarazzanti che non riguardano solo il nostro Partito: penso al processo BancaStato, al caso SUVA o alla questione dei mandati. Noi abbiamo il dovere di affrontare queste situazioni con decisione e di evitare giustificazioni poco credibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul perché del problema più o meno ci siamo. Dobbiamo ora chiederci come recuperare la perdita di fiducia di una parte del nostro elettorato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Primo: poiché, ve l’assicuro abbiamo lavorato sodo, dobbiamo anzitutto dire cosa abbiamo fatto.&lt;br /&gt;Non mi piace parlare di me perché si corre il rischio di diventare autoreferenziali e sospetti. Ma quando leggi commenti del tipo - cito - "dopo questi eventi storici" - USI e SUPSI - "forse poco c'era da fare ma sicuramente ancor meno è stato fatto nella scuola" ho un sussulto di orgoglio. Non solo per me, ma anche per tutti quelli - dai funzionari ai docenti - che in questo quadriennio si sono impegnati a fondo per far crescere il Ticino della conoscenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non farò la lista di quanto realizzato. Sottolineo però che in questi anni di vacche magre e di perenne lotta per trovare le risorse per fare politica - e non semplice contabilità:&lt;br /&gt;- è stata creata una facoltà di scienze informatiche all'USI&lt;br /&gt;- è stato istituito un Dipartimento di sanità alla SUPSI;&lt;br /&gt;- USI e SUPSI hanno avviato un innovativo master in informatica;&lt;br /&gt;- è stata varata un'importante riforma della scuola media non da ultimo attraverso il potenziamento dell’insegnamento dell’italiano e la modifica dell’impostazione dell’insegnamento delle lingue straniere;&lt;br /&gt;- sono stati realizzati centri di competenza nelle scuole professionali e istituite scuole specializzate superiori;&lt;br /&gt;- ci siamo battuti a Berna per confermare il nostro sistema scolastico nell'ambito di HarmoS e per contrastare alcune riforme – come quella dei nostri licei - che non tengono in considerazione conquiste ed esperienze della scuola pubblica ticinese;&lt;br /&gt;- si sono costruite e riattate scuole; ristrutturate biblioteche, anche quella di Lugano, cosa che non era riuscita a ben quattro miei predecessori;&lt;br /&gt;- abbiamo promosso eventi culturali e sostenuto la realizzazione di impianti sportivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo affrontato, purtroppo con scarso successo, la questione della revisione dei compiti dello stato: è iniziata bene nel 2005, senza vincoli dettati dal dipartimentalismo. Poi nel 2006 è di nuovo finita su un binario morto, vittima delle solite difese ad oltranza, delle piccole logiche di bottega che non permettono a 2 partiti e mezzo di governo di prendere anche qualche decisione che scontenta le clientele e non asseconda le mode effimere del populismo nostrano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono gli effetti di una democrazia sotto pressione, per dirla con Dahrendorf, una sorta di dittatura esercitata da media e da sondaggi, di campagne elettorali che durano 4 anni, di burocrazie che strozzano le libertà, ma anche di riprese economiche che non generano occupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci siamo impegnati per un risanamento dei conti dello Stato, o almeno per indurre un'inversione di tendenza. Lo abbiamo fatto con misure anche dolorose e impopolari. Il mio Dipartimento ha fatto la sua parte e il popolo ha avallato le misure proposte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci siamo resi conto che è facile e popolare proporre sgravi fiscali o distribuire sussidi a destra e a manca; è un po' meno facile trovare soluzioni equilibrate, attuabili e condivise che non spaccano il Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi sono tirato indietro nemmeno quando ho deciso di assumere fino in fondo il mio ruolo e le mie responsabilità di uomo di Stato al servizio del Paese. Ci sono momenti in cui un magistrato è chiamato ad adottare decisioni che umanamente non vorrebbe mai prendere. Ma il magistrato ha dei doveri nei confronti della collettività a cui non può sottrarsi: se lo facesse avrebbe sbagliato mestiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo: dire cosa vogliamo fare&lt;br /&gt;Chiediamoci dapprima quali sono i problemi reali dei ticinesi?&lt;br /&gt;- sono l’occupazione, soprattutto fra i giovani e gli ultimi dati ci confermano che in Ticino cresce in misura maggiore che in ogni altra parte della Svizzera;&lt;br /&gt;- sono la violenza e la conflittualità che si traducono in sentimenti di insicurezza e di ingiustizia;&lt;br /&gt;- sono la formazione, ossia la necessità di garantire una scuola di qualità e pari opportunità per tutti;&lt;br /&gt;- sono l’interculturalità, cioè il bisogno di far convivere e dialogare lingue e culture diverse nel rispetto della nostra identità;&lt;br /&gt;- sono l’ambiente e il territorio, oramai sempre più bistrattati e sotto pressione, con effetti preoccupanti per la nostra qualità di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non basta riconoscere i problemi. Bisogna saperli affrontare per trovare soluzioni concrete:&lt;br /&gt;- qualità della formazione: non abbiamo dimenticato PISA; è un campanello d'allarme che prendiamo molto sul serio. Puntiamo sul monitoraggio della qualità della nostra scuola attraverso un approccio scientifico a tutto campo e senza tabù; dovremo rivedere programmi, consolidare la formazione e l’aggiornamento dei docenti;&lt;br /&gt;- violenza nelle scuole: quando sostenevo la necessità di affrontare con rigore la gestione dei casi ingestibili - 50/80 in tutto - non ebbi un sensibile riscontro; ora le famiglie e i docenti chiedono di intervenire. Stiamo lavorando su progetti che vanno dalla creazione di cosiddette "zone tampone" all'interno degli istituti, al collocamento in strutture con scolarizzazione interna;&lt;br /&gt;- occupazione: non si tratta solo di garantire un posto di apprendistato per tutti - obiettivo che il Ticino, a differenza di altri, già raggiunge - ma di adottare strumenti concreti per il loro inserimento nel mondo del lavoro. Un esempio è il progetto ARI (Apprendisti, Ricerca, Impiego) che ha permesso di collocare in un solo anno 300 giovani dopo la formazione. Agli 8'163 disoccupati interessano poco le statistiche. Vogliono risposte concrete attraverso aiuti individuali - che ad esempio stimolano i ticinesi a riscoprire il gusto del “mettersi in proprio” - e un’economia in crescita capace di generare nuovi posti di lavoro;&lt;br /&gt;- ricerca: la ricerca di base è in crescita all’USI; così come cresce quella applicata alla SUPSI svolta in collaborazione con l’economia. Per gli istituti di ricerca come l’IRB, lo IOSI, il CSCS abbiamo previsto 15 mio per investimenti che creeranno conoscenza e posti di lavoro altamente qualificati.&lt;br /&gt;- politica culturale: stiamo mettendo a punto, e si tratta di un unicum in Svizzera, un osservatorio delle politiche culturali che consentirà di monitorare la realtà culturale del nostro Paese, di elaborare e coordinare vere strategie di intervento;&lt;br /&gt;- strutture: daremo avvio al più presto alla realizzazione del nuovo campus USI-SUPSI di Lugano con investimenti per un’ottantina di mio di fr.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel prossimo quadriennio rimarrà comunque prioritario l'obiettivo del risanamento finanziario dello Stato, premessa indispensabile per tornare a fare politica. Dopodiché potremo riprendere il discorso della competitività fiscale, elemento importante, ma non unico, per la crescita economica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terzo: ribadire i nostri valori&lt;br /&gt;Torno al punto di partenza per dire che non possiamo eludere la questione morale. È giusto che se ne parli; che si metta a profitto un momento difficile per ribadire senza cedimenti i nostri principi di liberali radicali: la correttezza, la trasparenza, la coerenza, senza le quali è impossibile instaurare un rapporto di fiducia fra i cittadini, le istituzioni e i loro rappresentanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo so che per qualcuno la questione morale non sussiste. Ebbene - per intenderci meglio - parliamo semplicemente di onestà politica. Si è politicamente disonesti - sostiene Bobbio - quando l'azione del politico non persegue il vantaggio del corpo sociale, ma il suo o del suo gruppo. In questo modo sbarazziamo il campo dalle ambiguità di chi confonde ad arte il moralismo con l'etica pubblica. Il moralismo si applica alla morale corrente e concerne il singolo e il privato. L'etica pubblica ha a che fare con il bene collettivo. Ogni qualvolta noi politici ci comportiamo in contrasto con questo fine fondamentale, violiamo l'etica pubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fiducia nel sistema è fondamento della democrazia. Se viene meno si fa strada il solito e collaudato populismo demagogico che non si traduce mai in una politica progettuale. È compito del nostro Partito rinsaldare il rapporto di fiducia con i nostri cittadini attraverso:&lt;br /&gt;- la riaffermazione dei suoi valori: equità, giustizia, solidarietà, tolleranza;&lt;br /&gt;- la difesa di uno Stato forte e laico in grado di assicurare stabilità e di dettare le regole del gioco senza essere invadente;&lt;br /&gt;- la ricerca di un efficace equilibrio tra la funzione imprescindibile del servizio pubblico e il libero mercato;&lt;br /&gt;- l’affermazione della responsabilità individuale e il riconoscimento delle iniziative e delle capacità imprenditoriali;&lt;br /&gt;- il sostegno a una politica sociale che aiuti chi ha veramente bisogno e che sappia correggere le distorsioni dell'attuale sistema; penso alle 300 famiglie senza figli e con un reddito lordo che supera i 100'000 franchi o penso alle 434 persone sole con un reddito di riferimento lordo superiore ai 100'000 franchi che ricevono i sussidi di cassa malati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, credo in un Partito che non è più disposto di farsi cucinare a fuoco lento dagli altri, come è successo nell'ultimo anno. Abbiamo indugiato troppo quando si è trattato di affrontare questioni delicate. Meglio tardi che mai: adesso le stiamo affrontando in modo trasparente e nel contesto più adeguato. E mi viene da sorridere quando vedo l'imbarazzo di quel PPD dell'"abbiamo fatto tutto noi" che non sa più come fare a buttar via, senza farsi accorgere, la chiave di un qualche armadio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi avvio alla conclusione.&lt;br /&gt;Le vicende recenti hanno posto il problema centrale - e lo ribadisco - della fiducia fra classe politica e cittadini, fra governanti e società civile. La classe politica risulta credibile e affidabile se è vista come élite della società e per la società; in poche parole come élite che si fa credibilmente interprete dell’interesse comune e se i suoi valori sono i valori della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi sono in molti a vedere la classe politica come l’espressione di un elitismo frazionista e disgregatore che agisce in netta contrapposizione col bene comune: i vari scandali che si sono succeduti hanno intaccato la fiducia degli elettori negli eletti, ma cosa ben più grave nel Partito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di qui l'esigenza di ripristinare il primato dell’etica pubblica come referente imprescindibile dell’agire politico. Di qui la necessità di riaffermare il primato dell’interesse pubblico su qualsiasi considerazione partigiana e su qualsiasi interesse di parte. Di qui l’esigenza di fare pulizia là dove la pulizia deve essere fatta. Lo dobbiamo agli ideali che hanno plasmato il nostro Partito che - ricordiamolo - ha sempre fatto del rigore e della correttezza la sua bandiera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amiche e amici, questa sala è colma di gente che condivide i medesimi ideali di libertà. Se guardo questa sala vedo il Ticino in cui mi riconosco: non tanto il cosiddetto Ticino che conta, ma il Ticino che crede nelle sue forze, che pensa, il Ticino che lavora e produce, il Ticino che si riunisce attorno a un partito interclassista dove tutti hanno qualcosa da dire e dove tutti sanno di essere ascoltati. Vedo donne e uomini, giovani e meno giovani, che sono liberi professionisti, docenti, direttori di banca, studenti, casalinghe, artigiani, funzionari federali e cantonali, fiduciari, ferrovieri e buralisti postali. Vedo agricoltori e anche un candidato al Parlamento spazzacamino (che ci porti fortuna!).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, amiche ed amici, non possiamo rimanere impassibili davanti agli appetiti di chi - PS, PPD e Lega - partecipa d'un canto alla gestione del potere in Consiglio di Stato, dall'altro persegue una politica di opposizione sistematica in Parlamento. E in più rivendica la leadership del Cantone!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo. 150 anni di storia non si cancellano con un colpo di spugna: abbiamo idee, proposte, contenuti progettuali e programmatici, valori importanti da mettere in campo. Se sapremo unire razionalità e passione, equilibrio politico, correttezza e capacità di coinvolgimento riconfermeremo il primato che ci appartiene. È la logica della continuità per il bene del Paese.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-7853490473365991704?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/7853490473365991704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=7853490473365991704' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7853490473365991704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7853490473365991704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/02/congresso-cantonale-plrt.html' title='Congresso cantonale PLRT'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RdF7dSETMmI/AAAAAAAAAAY/k0A8nPUV_Ck/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-1853681130763800738</id><published>2007-02-16T16:21:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T06:48:55.546+01:00</updated><title type='text'>Cerimonia consegna diplomi SUPSI 2007</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RdXMWSETMnI/AAAAAAAAAAk/raVVfEXhQ_w/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5032152841835459186" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RdXMWSETMnI/AAAAAAAAAAk/raVVfEXhQ_w/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti in occasione della Cerimonia di consegna dei diplomi SUPSI 2007 di venerdì 16 febbraio 2007 a Lugano)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;[fa stato il testo parlato]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signor Presidente della SUPSI,&lt;br /&gt;Membri del Consiglio della Scuola, autorità&lt;br /&gt;Direttore, docenti e responsabili dei servizi della SUPSI,&lt;br /&gt;Rappresentanti delle università, della ricerca e del mondo del lavoro&lt;br /&gt;Genitori, parenti, amiche e amici delle neo-diplomate e dei neo-diplomati,&lt;br /&gt;Signori ospiti,&lt;br /&gt;Care diplomate e cari diplomati,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le cerimonie di consegna di diplomi sono eventi importanti:&lt;br /&gt;- è un evento importante per voi, neodiplomate e neodiplomati, che siete al termine di un ciclo di formazione e vi apprestate a entrare nel mondo del lavoro oppure a proseguire gli studi. Alcuni di voi lavorano già e ora attendono di assumere nuovi compiti qualificati all’interno dell’azienda;&lt;br /&gt;- è un evento importante per l’economia che può contare sulla collaborazione di donne e uomini qualificati per rimanere innovativa e competitiva nel confronto internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi vi chiamano “risorse umane” o ancora “capitale umano”. Parlando di individui sono termini sicuramente indelicati, seppur tecnicamente ineccepibili. Però siete considerati la risorsa più importante delle economie avanzate. Certo che fa riflettere il modo con cui questa “risorsa” o questo “capitale” è talvolta considerata e utilizzata quando si attuano le così dette ristrutturazioni aziendali o nell’ambito di centralizzazioni che, vista la geografia delle stanze dei bottoni, fanno ancora più lontane le già lontane regioni periferiche del nostro Paese, come la nostra. Il Ticino è attento al problema e rimane vigile per frenare la tendenza in atto di una centralizzazione dei servizi che non è rispettosa delle competenze finora dimostrate dalle così definite “risorse umane” nelle diverse regioni della Svizzera e nemmeno può rappresentare un’ulteriore garanzia di servizio efficiente, distribuito su tutto il territorio nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito dell’essere competitivi, la parola “competitività” è affiorata recentemente più volte nelle discussioni sulla salute della nostra economia, in mezzo a percentuali, rappresentazioni grafiche, cifre e pronostici vari. Il Consiglio federale riconosce in uno dei suoi rapporti su formazione e ricerca che “La competitività e il livello di benessere della Svizzera a medio e lungo termine continueranno a dipendere in modo determinante da come gli investimenti nella ricerca e nella formazione e la loro attuazione saranno in grado di sostenere questo vantaggio comparativo.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei prossimi quattro anni la Confederazione intende investire per la ricerca, la formazione e l’innovazione 21,2 miliardi di franchi, ciò che pone il nostro Paese in testa nel confronto internazionale. Il Consiglio di Stato ha recentemente licenziato il messaggio con il quale si stanziano 15 milioni di franchi nei prossimi quattro anni per la ricerca emergente nel settore biomedico - pensiamo all'IRB o allo IOSI - e per il sostegno concreto al CSCS per progetti concreti in collaborazione con la realtà locale. Obiettivo: creare poli di eccellenza scientifica che generano conoscenza, opportunità di sviluppo e di lavoro, cui fanno parte anche la SUPSI con il Dipartimento delle tecnologie innovative e la Facoltà di scienze informatiche dell’USI nonché gli istituti a loro collegati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia chiama “Gioco di squadra” il polo svizzero dell’innovazione con il “cuore” nell’economia e la “testa” nei centri di studio e di ricerca. Mi ricorda la storia dell’organismo umano nella Roma di Menenio Agrippa: l’organismo, cioè lo Stato, funziona se tutti i suoi organi funzionano. Dunque l’economia funziona se la formazione funziona. Non abbiamo inventato niente di nuovo. Ma mi fa piacere che il concetto valga sempre, anche 2000 anni dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La competitività è dunque un insieme di più fattori:&lt;br /&gt;- da un lato il livello tecnologico che consente all’azienda di produrre e vendere i propri prodotti, le sue attività di ricerca e di sviluppo, la sua competenza nell’operare all’interno di un mondo globalizzato;&lt;br /&gt;- d’altro lato un sistema di formazione di base e un’agguerrita offerta di formazione continua. E qui entrate in gioco voi, diplomate e diplomati della SUPSI. Ed entra in gioco il nostro cantone con la sua offerta completa di formazione di alta qualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui entra in gioco quello che voi sapete fare.&lt;br /&gt;- vi si chiedono non solo competenze professionali, ma anche la capacità di sapervi adattare a realtà lavorative in contesti sociali, economici e culturali diversi dal nostro;&lt;br /&gt;- vi si chiede la capacità di comunicare e di percepire le differenze dei diversi modi di affrontare un problema e di mirare a una soluzione oltre a capacità organizzative e spirito innovativo;&lt;br /&gt;- vi si chiede la capacità di trasformare in sapere l’illimitato flusso dell’informazione che oggi invade tanto la sfera professionale quanto quella privata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attualmente le strutture universitarie del Ticino – l’USI, la SUPSI, senza dimenticare l'ASP e l'istituto universitario federale per la formazione professionale – partecipano a 45 progetti europei. Ma sono un centinaio i progetti di ricerca e di sviluppo che vedono coinvolti scuole e istituti di ricerca del nostro Cantone, ai quali giungono mandati dalla Confederazione, dal Cantone e da privati. L’anno scorso vi ho parlato dei progetti di istituzione del Dipartimento della sanità, con i cicli di studio per infermieri, fisioterapisti ed ergoterapisti, e dei progetti di affiliazione del Conservatorio della Svizzera italiana e della Scuola Teatro Dimitri. Oggi, il Dipartimento della sanità è istituito e Conservatorio e Scuola Teatro Dimitri fanno parte ambedue della SUPSI. Abbiamo mantenute le promesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allo sviluppo del Dipartimento della sanità con i curricoli secondo le più recenti norme della Confederazione, ci piace sottolineare il contributo dato dal Dipartimento ambiente, costruzioni e design ad un approccio che considera lo sviluppo sostenibile come elemento di competitività e di crescita. E piace sottolineare il contributo del Dipartimento di scienze aziendali e sociali che ha dimostrato una grande sensibilità e competenza nell'affrontare tematiche relative alla gestionale del personale, con un contributo pluridisciplinare che considera sia gli aspetti economici e aziendali sia quelli sociali. Per dire che la SUPSI opera in tutti i suoi campi di attività a stretto contatto con la realtà cantonale la quale trae profitto dalle conoscenze di una scuola attenta ai bisogni del territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo mantenute anche le promesse fatte a suo tempo: la promessa di non istituire doppioni e quella di realizzare un campus formativo a livello universitario che raggruppi università, scuola universitaria professionale e istituti di ricerca operanti nel Cantone. E’ una qualità del nostro sistema che ci è riconosciuta a livello nazionale e internazionale e che ci consente di usare con intelligenza i soldi messi a disposizione dall’ente pubblico. L’età giovane dei nostri istituti di formazione favorisce la collaborazione. Su nessuno pesa una storia particolare di decenni, con abitudini che durano da cent’anni. Ecco un esempio recente: le facoltà d’informatica dell’USI e il Dipartimento di tecnologie innovative della SUPSI offrono congiuntamente, da settembre, anticipando di almeno un anno soluzioni analoghe nel resto della Svizzera, un Master of Science in Applied Informatics.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a quelli citati poc’anzi, abbiamo altri campi della scienza in cui ci siamo già affermati internazionalmente e che lasciano intravedere grandi sviluppi. Penso, per limitarmi a citare quelli di recente attualità, al campo della biomedicina e a quello dell’oncologia. Come afferma qualcuno: faremo il passo secondo la gamba. E a qualcun altro, scettico da sempre nei confronti della nostra politica universitaria, diciamo che non abbiamo fatto l’Università o la Scuola universitaria professionale per evitare che gli studenti ticinesi continuino a prendere il treno per Zurigo o per altre destinazioni, ciò che mi sembra d’altronde ridicolo affermare. L’abbiamo fatta per accogliere studenti e cervelli da tutto il mondo che è quello che sta accadendo, cosí come l’ha voluto chi prima di noi ha sostenuto l’istituzione di questi istituti di formazione e di ricerca. L’economia vive di prodotti e di mercati, ma anche di cervelli che sanno pensare. A proposito di apertura al mondo, la SUPSI ha in progetto un nuovo Master in Science in Precision Manufacturing in collaborazione con l’Università di alta tecnologia di Dongguan, in Cina, in una delle regioni più fornite di infrastrutture tecnologiche avanzate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se quello attuale non è il momento più propizio a discussioni serene sugli eventi della politica, il riconoscimento, a livello di decisione politica e di sostegno finanziario, dell’importanza della formazione e della ricerca per il futuro del Paese dovrebbe far piacere. Come dovrebbe far piacere questa apertura al mondo che il Ticino, con i suoi istituti di ricerca, persegue ormai da anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma deve far piacere prima di tutto a voi, neodiplomate e neodiplomati di questa scuola, perché quell’investimento finanziario permetterà ai giovani, e magari a diversi di voi, di realizzare qualche sogno in più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Felicitazioni per il traguardo raggiunto e auguri per superare vincenti la linea di altri foto-finish.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-1853681130763800738?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/1853681130763800738/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=1853681130763800738' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/1853681130763800738'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/1853681130763800738'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/02/cerimonia-consegna-diplomi-supsi-2007.html' title='Cerimonia consegna diplomi SUPSI 2007'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RdXMWSETMnI/AAAAAAAAAAk/raVVfEXhQ_w/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-5895892530309663616</id><published>2007-03-05T10:50:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T06:48:55.442+01:00</updated><title type='text'>Giovani e violenza</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Revpkn_3yOI/AAAAAAAAAA4/0XWZffljOG8/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5038377423565474018" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Revpkn_3yOI/AAAAAAAAAA4/0XWZffljOG8/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Contributo di Gabriele Gendotti - Consigliere di Stato e Direttore del DECS - pubblicato sul "Corriere del Ticino" di sabato 3 marzo 2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Della violenza tra i banchi di scuola&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Partecipo spesso a consegne di attestati e diplomi: incontro sempre molti giovani impegnati, responsabili e fiduciosi nel futuro: una bella gioventù che lavora e ha progetti per la vita. Purtroppo sovente si parla di giovani da un'altra prospettiva: quella della violenza. Sono pochi casi, ma sono quelli che fanno notizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’UDC vuole che si introducano misure di repressione, come l’espulsione dei genitori di minorenni stranieri colpevoli di delitti; il PPD è dell’opinione che si promulghi una nuova legge quadro sulla protezione dei giovani; il PLR e il PS si battono per una migliore integrazione professionale e sociale dei giovani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Genitori cercansi” è il titolo di un commento in cui si sottolinea l’importanza di un forte rapporto emozionale tra genitori e figli per la formazione del carattere del futuro adolescente e si considerano i genitori come primi responsabili dell’educazione dei figli. E’ risaputo, tuttavia, che il concetto stesso di famiglia ha subíto in questi anni una grande trasformazione per quel che concerne il ruolo dei genitori come sostegno e guida o come punto di riferimento nel campo della difesa dei valori culturali che stanno alla base della convivenza e del rispetto altrui. La trasmissione ai giovani dei valori ai quali riferirsi “per risolvere conflitti e per affrontare le differenze” è compito della scuola e ancora di più della famiglia. E fortunatamente ci sono ancora famiglie pronte a condividere con i docenti questa responsabilità. Ma, purtroppo, quando i rapporti familiari sono in crisi, quella trasmissione diventa difficile e regolarmente ricade sulle spalle dei docenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Succede sempre più anche nelle nostre scuole che l’ambiente venga turbato da comportamenti non attesi o divergenti, all’origine dei “casi difficili”. Il DECS ha incaricato i suoi servizi di descrivere il quadro della situazione attuale in relazione alle tipologie di disadattamento, l’assenteismo, i disturbi gravi di comportamento e le varie possibilità di modelli scolastici, dal modello segregativo alla sospensione a tempo indeterminato, dalla formazione di classi speciali a classi atelier in preparazione dell’insegnamento professionale. Stiamo studiando misure specifiche con lo scopo di monitorare in permanenza le forme di disagio, di rendere più stabili le misure sui così detti “casi difficili” e, come nuove misure, di formare personale specializzato che gestisca anche un distacco dall’attività scolastica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il DECS continua a puntare su una politica di integrazione che si fonda sul principio di non escludere nessuno a causa di una sua diversità. Di fronte alla crescente brutalità degli atti di violenza si vede però costretto, da un lato, a ricercare soluzioni alle situazioni di disagio che si manifestano a scuola, d’altro lato, a proteggere chi segue regolarmente il suo percorso formativo. Va pure preso atto che la violenza è spesso il modo di comportarsi di chi non ha obiettivi o prospettive nella vita, ma anche di chi non trova un lavoro. Per questo motivo il nostro impegno si deve sviluppare su diversi livelli: nella ricerca di misure concrete, e se necessario anche drastiche, per far fronte a comportamenti di disturbo tra i banchi di scuola, nella definizione di misure con le quali promuovere l’integrazione professionale e sociale e nel massimo sforzo possibile per trovare aziende formatrici, disposte a formare nuovi apprendisti, e aziende di prima esperienza professionale per i giovani con l’attestato di capacità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una società intrisa di violenza – anche un gran numero di cartoni animati per bambini sono un’esaltazione della forza fisica e un incitamento ad assumere comportamenti di una brutalità estrema – scuola e famiglia devono collaborare strettamente per trasmettere quei valori di tolleranza, di rispetto dei diritti degli altri, di responsabilità e di solidarietà, di impegno e di costanza; collaborare contro i miti ingannevoli del nostro tempo che sono poi le lusinghe di un facile guadagno che ti cambia la vita da un giorno all’altro, le promesse fallaci di paradisi inesistenti. Bisogna riaffermare con forza il concetto di legalità e l’idea che al nostro agire ci sono limiti e regole da rispettare e combattere un modello di vita di una competitività ossessionante, che genera frustrazione che a sua volta genera violenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai nostri giovani vanno date regole chiare e condivise la cui violazione sia seguita sistematicamente da sanzioni adeguate e certe.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-5895892530309663616?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/5895892530309663616/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=5895892530309663616' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/5895892530309663616'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/5895892530309663616'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/03/giovani-e-violenza.html' title='Giovani e violenza'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Revpkn_3yOI/AAAAAAAAAA4/0XWZffljOG8/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-2494171711377687258</id><published>2007-03-05T10:53:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T06:48:55.222+01:00</updated><title type='text'>HarmoS: Il Cantone ascoltato</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RevpNn_3yNI/AAAAAAAAAAw/aKoIeqXD6XI/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5038377028428482770" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RevpNn_3yNI/AAAAAAAAAAw/aKoIeqXD6XI/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Contributo di Gabriele Gendotti - Consigliere di Stato e Direttore del DECS - pubblicato su il "Giornale del Popolo" di sabato 3 marzo 2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il Cantone ascoltato&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Da quando si è cominciato a parlare di un accordo intercantonale sull’armonizzazione scolastica abbiamo sempre sostenuto che armonizzare non vuol dire uniformare. Lo spazio formativo svizzero è un insieme di sistemi cantonali, specchio non solo di tradizioni locali e della diversità delle culture e delle lingue che compongono il nostro Paese, ma anche di decisioni politiche a livello cantonale che hanno reso possibile l’implementazione, per esempio nel nostro cantone, di strutture scolastiche innovatrici, come quelle prescolastiche a orario continuato. Sono decisioni d’importanza non solo pedadogico-didattica, ma anche sociale. L’Assemblea della Conferenza svizzera dei direttori della pubblica educazione ci ha ascoltati: il progetto di una scuola elementare di sei anni e di una scuola media di tre, proposto dall’Accordo intercantonale HarmoS, non s’addice al Ticino. Infatti, non è nello spirito di un progetto di armonizzazione obbligare un cantone a stravolgere il suo sistema scolastico, con gravi ripercussioni sulla suddivisione delle competenze tra comuni e cantone, sulla politica delle assunzioni e dei licenziamenti di docenti dell’uno e dell’altro grado di scuola, sulla pianificazione dell’edilizia scolastica e sui contenuti dei programmi di studio. Abbiamo difeso il principio secondo cui l’armonizzazione, che non può cancellare l’efficacia e l’efficienza di riforme scolastiche già introdotte, dev’essere attuata a livello delle diverse regioni linguistiche e culturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da tempo ci occupiamo della difesa della lingua e della cultura italiana. Ci siamo battuti perché l’offerta dell’insegnamento di una terza lingua nazionale nella scuola dell’obbligo sia possibile in ogni cantone: è una richiesta che rispetta lo spirito del progetto di legge federale sulle lingue nazionali, considera fondamentale la comprensione tra le comunità linguistiche e interpreta il plurilinguismo come strumento di coesione nazionale. Accanto ad argomentazioni di natura utilitaristica, che attribuiscono all’inglese l’importanza che ha nel mondo di oggi e che nessuno contesta, devono pur sopravvivere anche riflessioni di natura culturale e politica che hanno plasmato valori sui quali abbiamo costruito il nostro Paese. Anche in questo ambito siamo stati ascoltati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’inizio dell’obbligatorietà scolastica è fissato a 4 anni, compiuti, secondo il progetto HarmoS, entro il 30 giugno. La nostra proposta di portare al 30 settembre questa data non è stata accolta. Tuttavia è stata posticipata al 31 luglio. Ci rendiamo conto che la decisione ci porrà qualche problema. Riteniamo però che nel settore della scuola dell’infanzia disponiamo di un’esperienza pluriennale che ci consentirà di adattarci senza grandi problemi alle norme dell’Accordo. Forse a qualcuno darà un po’ fastidio l’obbligo di frequentare la scuola a 4 e a 5 anni. Ricordiamo però che già oggi praticamente tutti i bambini ticinesi di quell’età la frequentano. Non è solo un problema di educazione; è anche una necessità per molte famiglie. Rimane comunque la possibilità di entrare alla scuola a 3 anni, come già oggi avviene dei nostri bambini di questa età. L’aver precorso i tempi nel settore del prescolastico ci mette in una posizione di vantaggio rispetto ad altri cantoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I cantoni avranno 6 anni di tempo per adeguarsi all’Accordo. L’essere stati ascoltati negli aspetti più significativi per il nostro cantone apre le porte all’adesione all’Accordo da parte del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio. Abbiamo esaminato la proposta di Accordo con oggettività, convinti da un lato che occorre armonizzare 26 sistemi scolastici affinché lo spazio formativo svizzero ne esca rafforzato, se messo a confronto con quello di altri paesi, convinti d’altro lato della necessità di salvaguardare le peculiarità delle singole culture. Siamo riusciti a farci ascoltare perché è sempre stato così quando il Ticino si presenta nei consessi federali compatto, consapevole della propria forza e della bontà delle proprie idee e realizzazioni. Ma è anche il risultato di un lavoro di squadra a livello di dipartimento, durante il quale ognuno mette a disposizione le proprie competenze perché sia raggiunto l’obiettivo comune, che vuol dire anche impegnarsi affinché siano riconosciuti i meriti del cantone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendo atto che anche in questo clima un po’ kafkiano di una campagna elettorale “personalizzata” e a colpi di slogan, le soddisfazioni della politica passano attraverso le realizzazioni e il raggiungimento degli obiettivi concreti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-2494171711377687258?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/2494171711377687258/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=2494171711377687258' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/2494171711377687258'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/2494171711377687258'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/03/harmos-il-cantone-ascoltato.html' title='HarmoS: Il Cantone ascoltato'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RevpNn_3yNI/AAAAAAAAAAw/aKoIeqXD6XI/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-6559336595048636334</id><published>2007-03-12T09:35:00.001+01:00</published><updated>2008-12-10T06:48:55.080+01:00</updated><title type='text'>Campagna collocamento a tirocinio 2007</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RfURUbCuGcI/AAAAAAAAABM/AiuqWAzghWo/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5040954400465361346" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RfURUbCuGcI/AAAAAAAAABM/AiuqWAzghWo/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione della conferenza stampa per il "lancio" della Campagna di collocamento a tirocinio 2007 del 28 febbraio 2007 a Bellinzona)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Signore e signori corrispondenti dei media ticinesi,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la conferenza stampa di avvio della campagna di collocamento segna un momento importante nelle attività del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ pur vero che si tratta di un avvenimento che fa parte ormai delle consuetudini consolidate degli incontri del DECS con i media. Si può dire che si svolge secondo gli stessi schemi, con gli stessi contenuti e con le stesse sollecitazioni ai media da più di vent’anni, anzi dovremmo già essere al quarto di secolo da quando la stessa avviene sulla scorta del programma informatizzato che fa da supporto all’intero processo. Anche i responsabili del DECS che se ne occupano sono gli stessi sin da allora o quasi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa continuità può anche rendere banale l’incontro per voi rappresentanti dei media, ma d’altro canto costituisce una sicurezza per chi dipende da questa campagna di collocamento per il suo futuro formativo. Sto parlando delle migliaia di giovani adolescenti ma anche di meno giovani, saranno oltre 2500, forse addirittura 2700, che stanno vivendo questo processo non come ripetizione di cose già ampiamente collaudate, ma per la prima e forse unica volta nella loro vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A viverlo con loro ci sono ovviamente le famiglie, coinvolte dapprima nel delicato processo di scelta del futuro formativo dei propri figli. Un processo che non sempre si risolve rapidamente a seguito di un’informazione raccolta nelle tante occasioni informative organizzate negli ultimi anni di scuola media, oppure nelle discussioni giornaliere con i docenti di scuola media, oppure ancora nei colloqui professionali con l’orientatore a studi, professione e carriera, come vuole oggi chiamarsi l’orientatore scolastico e professionale. Spesso il processo è lungo e travagliato, fatto di incertezze di dubbi, magari eliminati con scelte improvvise poi subito ripudiate per ricominciare da capo nella messa a fuoco delle proprie aspettative, con l’aiuto appunto dei genitori, dei docenti e degli orientatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatta la scelta professionale occorre poi trovare l’adeguata corrispondenza in un posto di tirocinio messo a disposizione dall’economia, dalle aziende ticinesi, le oltre 6500 che sono autorizzate a formare apprendisti, che però si riducono a 2700 circa che effettivamente assumono apprendisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ qui che intervengono, in funzione mediatrice, i servizi del Cantone, con questa indagine sul collocamento a tirocinio, indirizzata alle aziende ticinesi, che è partita lunedì e che si sviluppa secondo schemi consolidati – come già detto – da più di trent’anni ed è informatizzata da un quarto di secolo. Si tratta appunto di far incontrare l’offerta di posti di tirocinio delle aziende, che sarà rilevata per mezzo dell’indagine, con la domanda dei giovani ticinesi che vogliono intraprendere una formazione professionale, sia di quelli stanno per uscire dalla scuola media – la cui domanda sarà pure rilevata individualmente a fine maggio nelle scuole medie – sia di quelli che sono già impegnati – magari con eccessive difficoltà per loro – in altre esperienze formative, per esempio nelle scuole medie superiori,.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un primo aspetto che conviene sottolineare è appunto la grande eterogeneità della domanda, ossia di coloro che cercano un posto di tirocinio e che nel corso dell’estate stipuleranno un nuovo contratto di tirocinio. Accanto alle quindicenni e ai quindicenni in uscita direttamente dalla scuola media, poco più di mille, che entreranno in uno degli oltre cento tirocini che è possibile svolgere nel Cantone Ticino, ve ne sono altrettanti che arrivano alla formazione professionale dopo aver già raccolto altre esperienze formative postobbligatorie. Questo dato inasprisce evidentemente la concorrenza per i posti disponibili. Infatti, le aziende di tirocinio possono scegliere tra la quindicenne o il quindicenne ancora adolescente, con un certo bagaglio culturale e interamente da plasmare sotto il profilo professionale, e la giovane o il giovane sedicenne o diciassettenne o ancor più, certamente dotato di un maggior bagaglio culturale, forse anche più maturo e magari anche con una certa esperienza professionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un primo messaggio che si può dare, per il vostro tramite, alle aziende, è appunto di non voler porre criteri troppo elevati ai giovani che si presentano per assumere un posto di tirocinio. Pur avendo la massima comprensione per le esigenze crescenti dell’economia, Il livello che può essere&lt;br /&gt;richiesto è quello di allievi in uscita dalla scuola media.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il messaggio più importante che si vuol dare oggi alle aziende, soprattutto a quelle autorizzate e che non formano, oppure alle aziende magari di recente costituzione, che non si sono ancora poste il quesito sull’opportunità di assumere un giovane a tirocinio, è evidentemente l’invito a voler partecipare anche quest’anno all’impegno nella formazione professionale. D’altra parte, si tratta di un impegno che è richiamato nel primo articolo della legge federale sulla formazione professionale, che chiama appunto pubblico e privato a collaborare nel compito formativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come avete sentito, i nuovi contratti di tirocinio potrebbero arrivare a 2'700. Per poter dare una risposta a tutte le aspettative occorre che, da ora fino a fine estate siano disponibili all’incirca 2900 posti di tirocinio. Di posti disponibili ne occorrono di più dei contratti, poiché non sempre domanda e offerta possono corrispondere, a dipendenza di condizionamenti vari, tra cui anche la distribuzione regionale. Tuttavia, a questo riguardo, e bisogna dirlo alle famiglie ticinesi, si deve ormai poter chiedere a un giovane del Sopraceneri che si sposti nel Sottoceneri e viceversa, per seguire una formazione professionale che gli aprirà poi le porte della vita. E questo tanto più che l’economia chiede sempre più flessibilità, attitudine al cambiamento, disponibilità a spostarsi. Meglio dunque abituarsi al più presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi chiederete che cosa, al di là di questo appello, possiamo offrire – come Cantone – in contropartita alle aziende ticinesi per il loro impegno nella formazione professionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto, si può dire che il Cantone fa la sua parte come azienda di tirocinio. Ha circa un centinaio di giovani in formazione e ogni anno ne assume una trentina in varie professioni, principalmente nel commercio, ma anche in professioni tecniche o dell’artigianato, per esempio cuochi, o della sanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma l’esempio, pur importante, può essere di scarso conforto alle aziende sempre più chiamate a subire le pressioni della concorrenza, che rubano disponibilità per impegnarsi nella formazione. Deve esserci qualcosa in più. E allora ricordo alle aziende le campagne pubblicitarie – come quello del marchio di azienda formatrice - che tendono a rivalutare il ruolo di quest’ultime agli occhi dei potenziali clienti. Il messaggio del marchio di azienda formatrice vuole essere di privilegiare queste aziende nelle relazioni commerciali perché si tratta di aziende che danno qualcosa in più della semplice prestazione contrattuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è però ancora qualcosa in più, che il Cantone fa ed è nelle sue competenze. Il Consiglio di Stato ha rinnovato ieri la risoluzione governativa con cui si premia, con il peso del 5% nelle commesse pubbliche gli offerenti che hanno avuto o hanno in formazione apprendisti negli ultimi cinque anni. Dunque un incentivo diretto che ha dato impulso alle assunzioni di apprendisti soprattutto nel campo dell’artigianato edile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Delle ulteriori azioni – qui ne sono state citate solo alcune, le più significative – per risolvere anche quest’anno l’equazione del collocamento, diranno nel dettaglio i miei collaboratori. L’obiettivo della campagna è presto detto: “tolleranza zero”, ossia a ottobre non devono più esseri giovani alla ricerca di un posto di tirocinio. L’obiettivo è ambizioso, ben al di sopra di quel che riescono a fare parecchi altri Cantoni del resto della Svizzera. Però in questi ultimi anni ci si è in pratica quasi sempre riusciti: 5 giovani ancora alla ricerca nel 2006, tant’è che a uno verrebbe da chiedersi come mai avendone collocati così tanti non si è riusciti a farlo anche per questi pochi. Ma anche a questi cinque sono state offerte soluzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pertanto, concludendo, sono sicuro che anche quest’anno, con il decisivo aiuto delle aziende e dell’economia ticinese, la “tolleranza zero” sarà nuovamente raggiunta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi ringrazio, a nome dei giovani ticinesi e delle loro famiglie, del contributo mediatico che darete per ottenere questo risultato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-6559336595048636334?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/6559336595048636334/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=6559336595048636334' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/6559336595048636334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/6559336595048636334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/03/campagna-collocamento-tirocinio-2007.html' title='Campagna collocamento a tirocinio 2007'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RfURUbCuGcI/AAAAAAAAABM/AiuqWAzghWo/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-4949613667965869518</id><published>2007-03-14T10:39:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T06:48:54.945+01:00</updated><title type='text'>Osservatorio culturale del Cantone Ticino</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RffDc7CuGdI/AAAAAAAAABU/G1KK178lR_s/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5041713209517414866" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RffDc7CuGdI/AAAAAAAAABU/G1KK178lR_s/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti - Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione del "lancio" e della presentazione ufficiale del progetto web "Osservatorio culturale del Cantone Ticino" di venerdì 9 marzo 2007 a Bellinzona)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Gentili Signore e Signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è con grande piacere che intervengo qui oggi alla presentazione dell’”Osservatorio culturale” del Cantone Ticino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una piattaforma digitale, come vi verrà spiegato più avanti dai responsabili tecnici e operativi del progetto, che dota il Cantone di un nuovo strumento autonomo:&lt;br /&gt;- per informare su quanto si fa in campo culturale negli uffici e negli istituti del Dipartimento che dirigo, fin qui rimasti forse troppo in ombra da una massa di informazioni che investe i cittadini per quanto concerne soprattutto altri settori dell’attività dello Stato;&lt;br /&gt;- per informare altresì delle iniziative e degli eventi che vengono organizzati sul territorio cantonale;&lt;br /&gt;- per infine valorizzare un lavoro imponente per quantità e spesso rilevante per qualità, che distingue le iniziative culturali presenti ormai tutto l’anno sul territorio cantonale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non nascondo che la ricchezza di questa offerta, in campo artistico, museale, teatrale, musicale, cinematografico, a volte può anche dare un senso di vertigine. Il territorio è limitato, e da tempo sono stati limitati anche in questi settori gli investimenti e le risorse. Tuttavia non sembra arrestarsi una tendenza che potremmo chiamare di crescita a proliferazione corallina. Una crescita che non è di oggi né che è peculiare al Ticino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come leggere questo fenomeno per certi versi ambiguo?&lt;br /&gt;Da un lato, come segno positivo di vitalità, di fermento, di capacità culturale e imprenditoriale; in più di un caso di slancio generoso e disinteressato, spesso legato all’energia di singole personalità dalle capacità artistiche o di studio non comuni. Dall’altro, però, come un segno preoccupante di frammentazione, di disordine, di discordanza, alimentata da una limitata capacità di pianificazione e di collaborazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione è ben conosciuta dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ed è ingeneroso chi sostiene che esso, fino ad ora, è stato essenzialmente a guardare. Basti dire che già negli anni Ottanta, il Dipartimento aveva incaricato il prof. Franco Zambelloni di tracciare delle Indicazioni per una politica culturale cantonale (l’articolato rapporto venne consegnato nel 1988). Numerose tendenze che oggi vediamo pienamente in atto erano già state individuate in quel lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Dipartimento incentrò tuttavia la sua azione essenzialmente su una direttiva: dotare il Cantone di istituti culturali attrezzati ed efficienti, il che parve, e a giusta ragione, il primo passo da compiere per realizzare una serie di infrastrutture che potessero dare con certezza e in modo moderno strumenti indispensabili per assicurare un futuro duraturo e fuori dalle secche del precariato (di spazi, di strumenti, di formazione) per affrontare il lavoro nei diversi settori culturali.&lt;br /&gt;Penso alla creazione di una Sezione culturale, prima inesistente, alla modernizzazione e alla informatizzazione delle biblioteche cantonali e alla creazione del sistema bibliotecario cantonale, all’edificazione del Centro Stefano Franscini, in cui ci troviamo, che raduna l'Archivio di Stato, la Biblioteca cantonale, il Centro di dialettologia e etnografia del DECS e l'Ufficio dei beni culturali del Dipartimento del Territorio con un innegabile rafforzamento delle collaborazioni e delle sinergie, ma anche della razionalizzazione. Lo sforzo è stato notevole, i risultati apprezzabili. Affermare che non sia visibile una politica culturale del Dipartimento significa perlomeno difettare in miopia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò non vuol dire evidentemente che tutti i problemi siano ormai risolti, che non siano avvertibili margini di miglioramento, di azioni più incisive, magari di impegno più profilato. Alcune situazioni nel frattempo sono anche mutate, alcuni elementi di criticità si sono fatti più acuti, le trasformazioni economiche, sociali, culturali, formative e del territorio, sono evolute con una notevole accelerazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ruolo dello Stato&lt;br /&gt;Vogliamo tuttavia sbarazzare subito il campo da una pregiudiziale, che concerne il ruolo dello Stato, nel settore della cultura, come in altri campi. Allo Stato incombe come compito primario quello di creare, come si dice oggi, le condizioni quadro affinché in modo libero e fuori da condizionamenti, i diversi operatori culturali e i diversi artisti possano trovare la loro via per esercitare liberamente la loro arte, la loro missione culturale, la loro creatività.&lt;br /&gt;A noi interessa offrire gli strumenti che garantiscano pari opportunità per saper promuovere e valorizzare progetti di segno anche opposto, se portatori di serietà, di professionalità, di qualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Crediamo che l’offerta di strumenti di base efficienti e gratuiti (biblioteche, archivi, pubblicazioni specialistiche, ecc.), la garanzia della libertà e la valorizzazione della pluralità di voci sia il migliore viatico per una cultura capace di esprimere tutta la complessità della nostra società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’”Osservatorio culturale” del Cantone Ticino vuole essere un nuovo strumento per migliorare l’informazione inerente a offerte, progetti, formazione, legislazione in campo culturale e per facilitare un approccio al coordinamento, alla collaborazione, alle sinergie. Essenzialmente tramite una miglior conoscenza di quanto già si fa e si farà, monitorando i settori d’attività e consegnando ai responsabili politici e agli operatori culturali una serie di dati e informazioni utili per meglio indirizzare i propri interventi e per riflettere criticamente sul loro operato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un servizio in vista di una politica culturale di Stato? Assolutamente no. Piuttosto l’Osservatorio dovrà essere e diventare in breve tempo un organismo, un dispositivo autonomo in grado di misurare e monitorare i numeri della cultura, e soprattutto in grado di suggerire delle strategie di politica culturale che ci consentano di migliorare l’efficace e l’efficienza della nostra azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si celebrano quest’anno i 150° della morte di Stefano Franscini. Il grande statista leventinese ci ha insegnato, con i suoi studi statistici, come sia necessaria, per un’azione dello Stato razionale, affidarci a studi preventivi improntati alla scientificità, piuttosto che alle impressioni a volte ingannevoli, tanto meno alla vuota retorica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Crediamo che anche per la cultura – vitale settore della qualità della nostra vita – l’insegnamento rimanga valido.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo: in sintonia con le Linee direttive, l'Osservatorio culturale che presentiamo oggi vuole essere uno strumento di primaria importanza in grado di favorire una politica culturale coerente e coordinata e di suggerire delle strategie per la miglior valorizzazione possibile delle risorse disponibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie per l’attenzione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-4949613667965869518?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/4949613667965869518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=4949613667965869518' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/4949613667965869518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/4949613667965869518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/03/osservatorio-culturale-del-cantone.html' title='Osservatorio culturale del Cantone Ticino'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RffDc7CuGdI/AAAAAAAAABU/G1KK178lR_s/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-7679468779199577472</id><published>2007-03-22T11:10:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T06:48:54.549+01:00</updated><title type='text'>Campagna 2007 di sensibilizzazione dei giovani a Scienza e Tecnica</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RgJWoiTXtLI/AAAAAAAAABc/V7nJA838z2g/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5044689787011183794" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RgJWoiTXtLI/AAAAAAAAABc/V7nJA838z2g/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti - Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione del Lancio delle iniziative di giovedì 14 marzo 2007 a Mezzovico per la Campagna 2007 di sensibilizzazione dei giovani a Scienza e Tecnica)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Gentili Signore e Signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;prima di tutto un sentito ringraziamento alla ditta Hydac di Mezzovico che ci ospita: è una delle aziende che collabora con la SUPSI in progetti di tecnologie innovative e ci è sembrato giusto collocare la nostra iniziativa in un contesto significativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti, parlare di scienza e di tecnica esige una visione globale del problema, dalla formazione di base, alla ricerca di punta, alle applicazioni aziendali, fino alle condizioni quadro politiche necessarie perché tutto questo complesso circolo virtuoso possa prosperare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutta Europa serpeggia una preoccupazione relativa alla diminuzione di interesse da parte dei giovani e delle giovani per le formazioni e le professioni scientifiche e tecniche: il fenomeno è ancora poco visibile, perchè in numeri assoluti non assistiamo a crolli importanti (salvo, stranamente, in informatica) ma se confrontiamo l’aumento importante in altre discipline ci rendiamo conto della perdita di velocità delle discipline scientifiche. Fenomeno ancor più preoccupante se esaminiamo la situazione della formazione dottorale: rimane una formazione di alta qualità, ma pochi svizzeri in proporzione vi accedono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa preoccupazione del mondo politico e della formazione si è tradotta in tutta la Svizzera in una serie di iniziative per sensibilizzare la popolazione e sostenere i giovani e le giovani nella scelta di una formazione impegnativa e non priva di ostacoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In nessun modo si tratta di creare una inesistente concorrenza o confronto tra le discipline tecnico-scientifiche e quelle umanistiche: entrambe sono parte integrante della nostra cultura. Ogni progresso scientifico e le relative applicazioni tecniche hanno sempre richiesto un approfondimento sul piano umanistico, filosofico, etico. Basti pensare allo sviluppo della biomedicina, campo in cui anche il Ticino ha istituti di alto prestigio, e alle implicazioni etiche, filosofiche, politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli ultimi anni il DECS ha messo l’accento sullo sport, sulla formazione professionale, sulla lettura. Ricordo le campagne di sensibilizzazione dei giovani realizzate in collaborazione con il Centro scolastico per le industrie artistiche – il CSIA di Lugano – "Dopo scuola… faccio sport" (2003), "Coltivo il mio carattere senza le dipendenze" (2004), "Effetto lettura" (2005), "Apprendista apprendi e sorprendi" (2006).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La campagna di quest’anno vuole, se possibile, contribuire a compensare uno squilibrio, evitare l'impoverimento del settore scientifico, apparentemente meno attrattivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il progetto “Ticino della scienza e della tecnica” vuole creare occasioni di incontro e di esperienze dirette: non riteniamo efficace vendere la scienza come si vende un gelato o una canzone, ma creare concrete occasioni per conoscere persone appassionate del loro mestiere, capaci di trasmettere questa passione e anche la forza per sostenere gli sforzi necessari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste esperienze dirette vogliamo offrirle a tutte le età e in contesti diversi: la scuola rimane il luogo privilegiato dove si sviluppa il piacere della conoscenza, ma non è il solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo nelle iniziative raggruppate sotto il progetto “Ticino della scienza e della tecnica” troviamo campi di vacanza e di scoperte, abbinamenti tra sport e scienza, attività di tempo libero, speriamo capaci di affascinare e di creare interessi durevoli. Evidentemente non abbiamo dimenticato i luoghi della ricerca e della produzione tecnologica, come l’azienda che ci ospita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Ticino è entrato tardi nel mondo dell’alta tecnologia e della ricerca: abbiamo oggi premesse impensabili ancora pochi anni fa. Il Cantone dispone di strutture di formazione universitaria, USI, SUPSI, ASP, Istituto universitario federale per la formazione professionale. Operano sul nostro territorio prestigiosi e riconosciuti istituti di ricerca scientifica (pensiamo all'IRB o allo IOSI o al CSCS), di transfert tecnologico.&lt;br /&gt;Ma sul nostro territorio sono pure presenti importanti aziende innovative. Si tratta di una base di partenza favorevole per un ulteriore passo avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Settimana prossima il Gran Consiglio voterà, se non ci saranno sorprese dell'ultimo minuto, il messaggio sugli investimenti resi possibili dai proventi dell'oro della Banca nazionale: 15 milioni di franchi sono previsti per investimenti nella ricerca, 10 per il sostegno alle imprese innovative.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le premesse strutturali e i finanziamenti non servono se non ci sono le donne e gli uomini competenti e capaci di assumere gli impegni necessari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il progetto non vuole lanciare proclami o parole d’ordine, vuole permettere alle giovani e ai giovani di questo Cantone di scegliere con lucidità il loro futuro, di trovare i necessari sostegni per professioni, studi, carriere impegnative e molto esigenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una società che sembra premiare il tutto e subito, il facile e il piacevole dire con convinzione che anche le scelte impegnative pagano, che il futuro – il loro e il nostro – passa anche dalla coltivazione di una passione non è facile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli attori dei progetti vi illustreranno alcune iniziative: il denominatore comune è dato dall’incontro diretto con uomini e donne che fanno scienza, che usano la tecnica, con intelligenza e ne sono soddisfatti. Sono convinto che questi incontri con le persone e le emozioni che sapranno suscitare potranno essere il miglior strumento per avvicinare le giovani e giovani alla scienza e alla tecnica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il progetto è un cantiere aperto: le iniziative presentate sono quelle conosciute in questo momento e che si sono inserite nel progetto, altre iniziative saranno evidentemente ben accolte. Sappiamo che il tema è molto sentito e che si sta lavorando in molti contesti. L’unificazione degli sforzi permetterà di aumentarne l’efficacia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dieci anni fa il nostro Cantone era in grado di attrarre progetti nella ricerca scientifica per meno di 1 milione di franchi: quest’anno siamo sui 10 milioni, evidentemente ancora pochi se ci confrontiamo con Zurigo o Ginevra, ma l'aumento è stato imponente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stesso processo dobbiamo poterlo provocare nella creazione di posti di lavoro per personale qualificato: il Ticino rimane un esportatore di cervelli. È un fenomeno non facile da misurare, ma semplificando al massimo se il Ticino produce 100 diplomati, poi può offrire solo 80 posti di lavoro qualificati: il Canton Zurigo forma 100 diplomati e offre 150 posti di lavoro. Se non riusciamo a invertire anche questa tendenza, tutti i nostri sforzi saranno inutili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi auguro che tra dieci anni il mio successore possa affermare che il processo iniziato nel 1996 con la creazione dell’USI e della SUPSI ha dato i suoi frutti e che da esportatori di cervelli siamo diventati attrattori, capaci di mantenere il circolo virtuoso tra formazione, ricerca, occupazione. Insisto su questa visione globale, che vede una collaborazione trasversale tra vari settori dell’amministrazione pubblica, tra vari ordini di scuole, tra formazione e azienda, tra tecnica e umanesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avremo successo, magari un piccolo riconoscimento verrà dato anche a questo progetto, perché senza donne e uomini competenti e impegnati nessun progresso è possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi ringrazio dell’attenzione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-7679468779199577472?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/7679468779199577472/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=7679468779199577472' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7679468779199577472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7679468779199577472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/03/campagna-2007-di-sensibilizzazione-dei.html' title='Campagna 2007 di sensibilizzazione dei giovani a Scienza e Tecnica'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RgJWoiTXtLI/AAAAAAAAABc/V7nJA838z2g/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-4710505802942203857</id><published>2007-03-22T11:14:00.000+01:00</published><updated>2008-12-10T06:48:54.302+01:00</updated><title type='text'>ARAF, Associazione della rete di aziende formatrici del Cantone Ticino</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RgJXayTXtMI/AAAAAAAAABk/_Ej6Y2gMQrw/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5044690650299610306" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RgJXayTXtMI/AAAAAAAAABk/_Ej6Y2gMQrw/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - alla Conferenza stampa ARAF, Associazione della rete di aziende formatrici del Cantone Ticino, di giovedì 22 marzo 2007 a Bellinzona)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Signor Presidente Rinaldo Gobbi della neocostituita associazione,&lt;br /&gt;Signori collaboratori dell’associazione, in particolare la signora Sabrina Guidotti, capoprogetto, e della sic ticino,&lt;br /&gt;Signore e signori corrispondenti dei media,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il tema del collocamento a tirocinio, una realtà positiva consolidata nel nostro Cantone, si arricchisce di anno in anno di nuovi capitoli. Uno di questi è certamente il progetto dell’Associazione delle reti d’aziende formatrici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, non si può certo riposare sugli allori, se si vogliono mantenere i risultati positivi delle campagne di collocamento a tirocinio, che, grazie alla disponibilità delle aziende formatrici ma anche dei servizi del Cantone, consentono di chiudere ogni anno a zero, ossia in pratica senza più giovani da collocare alla fine del mese di settembre. Occorre, ogni anno, sfruttare nuove potenzialità del tessuto aziendale ticinese. Queste potenzialità ci sono certamente, poiché – è un dato di fatto che da un lato può preoccupare ma dall’altro è incoraggiante per chi vuole fare qualcosa – la quota di aziende formatrici, poco più di 2700, rispetto al totale delle aziende elencate nel registro federale delle aziende, più di 19'000, è una delle più basse della Svizzera. Siamo seguiti, secondo i dati del 2005, solo da Basilea e da Ginevra. Dunque ci sono spazi di miglioramento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi spazi di miglioramento devono essere visti, oltre che nell’ancor più accurato e capillare monitoraggio corrente, giorno per giorno durante l’intera estate, della situazione collocamento, nell’allargamento degli effettivi delle aziende formatrici. In proposito devo dire che gli sforzi che vengono fatti sono già intensi. Difatti, i servizi del DECS registrano già ogni anno alcune centinaia – lo scorso anno erano 237– di nuove aziende che sono reclutate grazie all’azione dei promotori di posti, gli ispettori del tirocinio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia gli sforzi devono essere sviluppati non solo sul piano quantitativo, ossia semplicemente aggiungendo nuove aziende a quelle già autorizzate. Occorre diversificare anche sul piano qualitativo, essere propositivi. E’ quanto credo di poter dire si voglia fare con il progetto ARAF.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infatti ARAF coglie uno degli aspetti che ostacolano la partecipazione di un maggior numero di aziende all’impegno formativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un lato vi sono i limiti operativi che può avere un’azienda, nel senso che il tessuto aziendale ticinese è caratterizzato da non poche microaziende, le quali fanno fatica a garantire un programma completo di formazione per un eventuale apprendista assunto. Completezza che può essere trovata solo ricorrendo a un’azienda partner, ciò che non sempre è ovvio, vista anche un certo individualismo dell’imprenditoria ticinese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall’altro lato ci sono anche i limiti di natura didattico-amministrativa che può presentare un’azienda, nel senso che non sempre sono disponibili, pensando sempre alle microimprese, ma non solo, ticinesi, persone in grado di assumere gli impegni di natura didattica e amministrativa per seguire un giovane in formazione. Si tratta pur sempre di allestire un programma di formazione per l’apprendista, di seguirne lo sviluppo, di valutare i risultati raggiunti, di comunicare e discutere i risultati con l’apprendista, di fissare i nuovi obiettivi, ecc. Tutte attività che richiedono competenze e, se non vi sono le competenze, la formazione per acquisirle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ dunque senz’altro da condividere l’obiettivo che si pone ARAF di farsi carico di questi limiti di varia natura e di proporre soluzioni per superarli, soprattutto soluzioni di qualità, nell’ambito della formazione classica duale, fatta in azienda e a scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte c’è un altro aspetto che sta a cuore al Dipartimento. Per quanto possibile è il tirocinio in azienda che si vuole promuovere, rispetto alla formazione in scuole a tempo pieno, come le scuole medie di commercio per il settore del commercio e dei servizi. Ci sono almeno due ragioni per questa scelta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima ragione: sembra, ma i dati non sono consolidati, che la formazione in azienda dia più chance di collocamento al termine della stessa rispetto alla formazione in una scuola a tempo pieno. Lo si rileva, anche se queste indicazioni devono essere prese con prudenza, dall’indagine sulle prospettive di collocamento fatta verso la fine dell’anno scolastico presso le persone che nel 2006 stavano per concludere la loro formazione. Addirittura le prospettive di occupazione di chi stava svolgendo un tirocinio in azienda erano doppie rispetto alle persone in formazione nelle scuole medie di commercio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seconda ragione: è certo che la formazione duale classica, con la formazione pratica in azienda, quella teorica a scuola e complementi dell’una e dell’altra nei corsi interaziendali, costa meno allo Stato di quella acquisita nelle scuole a tempo pieno, in ragione circa della metà. Ossia, secondo i costi standard rilevati dalla Confederazione, 8'800 franchi l’anno per apprendista rispetto a 16'800 franchi l’anno per la persona in formazione nelle scuole a tempo pieno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se a minori costi per lo Stato si può addirittura abbinare – sia pure con un giudizio prudente – migliori vantaggi per il collocamento, è evidente che le preferenze dello Stato devono andare a questo tipo di formazione, che è nell’interesse della popolazione giovanile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per queste ragioni ben vengano iniziative come quelle dell’ARAF e dell’azienda guida, la sic ticino, con cui tra l’altro il Governo cantonale ha recentemente rinnovato la convenzione di collaborazione, che tendono – questo tipo di formazione - a allargarlo e a consolidarlo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-4710505802942203857?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/4710505802942203857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=4710505802942203857' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/4710505802942203857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/4710505802942203857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/03/araf-associazione-della-rete-delle.html' title='ARAF, Associazione della rete di aziende formatrici del Cantone Ticino'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RgJXayTXtMI/AAAAAAAAABk/_Ej6Y2gMQrw/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-4068411596136339590</id><published>2007-04-01T20:22:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:54.111+01:00</updated><title type='text'>Grazie per le Elezioni cantonali 2007!</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rg_54TTnoEI/AAAAAAAAAB4/nRpaI7JYKC8/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpeg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5048528452956168258" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rg_54TTnoEI/AAAAAAAAAB4/nRpaI7JYKC8/s200/GabrieleGendottiBlog.jpeg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un grazie a tutti i miei elettori ed a tutti i ticinesi, per la fiducia nuovamente accordatami per il nuovo quadriennio politico, in occasione delle elezioni cantonali 2007!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavorerò, come sempre, per tutti voi e per tutto il Ticino!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lele Gendotti&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-4068411596136339590?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/4068411596136339590/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=4068411596136339590' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/4068411596136339590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/4068411596136339590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/04/grazie.html' title='Grazie per le Elezioni cantonali 2007!'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rg_54TTnoEI/AAAAAAAAAB4/nRpaI7JYKC8/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-7143235903144481937</id><published>2007-05-07T10:00:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:53.903+01:00</updated><title type='text'>www.gendotti.ch</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rj7dx9rBX4I/AAAAAAAAACM/hryko_7Npoc/s1600-h/GabrieleGendotti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5061726881649352578" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rj7dx9rBX4I/AAAAAAAAACM/hryko_7Npoc/s200/GabrieleGendotti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Buongiorno a tutti!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Rammento la disponibilità, in parallelo a questo mio blog, del mio sito web &lt;a href="http://www.gendotti.ch"&gt;www.gendotti.ch&lt;/a&gt;, sempre di attualità e attualmente in fase di riorganizzazione e di aggiornamento, all'interno del quale trovare utili e interessanti informazioni politiche, ma non soltanto, e grazie al quale potermi facilmente contattare, per trasmettermi e comunicarmi idee, critiche, suggerimenti, osservazioni,... Sarò ben lieto di rispondere ad ogni vostra richiesta!&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Cordialità,&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Lele Gendotti&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-7143235903144481937?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/7143235903144481937/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=7143235903144481937' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7143235903144481937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7143235903144481937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/05/wwwgendottich.html' title='www.gendotti.ch'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rj7dx9rBX4I/AAAAAAAAACM/hryko_7Npoc/s72-c/GabrieleGendotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-7957897339789564915</id><published>2007-05-14T07:37:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:53.732+01:00</updated><title type='text'>L'ambizione di un modello ticinese nella formazione terziaria</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rkf2uNrBX5I/AAAAAAAAACU/5K4RUcs6Exs/s1600-h/GabrieleGendottiHome.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5064287579805933458" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rkf2uNrBX5I/AAAAAAAAACU/5K4RUcs6Exs/s200/GabrieleGendottiHome.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - all'USI di Lugano in occasione del "Dies Academicus" di sabato 12 maggio 2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[fa stato il testo parlato]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signor presidente dell'USI,&lt;br /&gt;autorità, ospiti delle altre università e dei politecnici federali,&lt;br /&gt;Signore e signori professori,&lt;br /&gt;Signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ho il gradito compito e soprattutto l'onore di portare il saluto del Consiglio di Stato al Dies academicus dell'Università della Svizzera Italiana al quale partecipo con un sentimento di soddisfazione e di orgoglio: soddisfazione e orgoglio che si traducono in un sincero ringraziamento che rivolgo a tutti coloro che contribuiscono a sviluppare la realtà della formazione terziaria della Svizzera italiana in un contesto di qualità e di eccellenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sappiamo che le università svolgono la loro missione di insegnamento e di ricerca attraverso un dialogo costante con la società; università che fungono da motore dell'innovazione, che rispondono ai bisogni della collettività e che garantiscono un contributo fondamentale per l'analisi, la comprensione e la risoluzione di problemi nazionali e internazionali. Per dire che il ruolo assunto dall'USI - e con essa l'intero settore della formazione terziaria - si traduce nel panorama formativo in opportunità di crescita scientifica, culturale e morale del nostro Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Su un piano federale&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Su un piano federale si discute in modo convinto ed appassionato sul futuro della formazione superiore, sul suo ruolo irrinunciabile per affrontare le sfide di domani. Il Consiglio federale ha recentemente licenziato il messaggio concernente il promovimento della formazione, della ricerca e dell'innovazione negli anni 2008- 2011. È un messaggio importante - oserei dire decisivo - che ha ben recepito le nuove disposizioni costituzionali accettate dal popolo nel maggio 2006. Sono disposizioni che impegnano tanto la Confederazione quanto i Cantoni e che si concentrano su due principali linee direttrici: la prima riguarda la formazione e mira ad assicurarne la sostenibilità e a migliorarne la qualità, mentre la seconda riguarda la ricerca e l'innovazione e mira a stimolarne la competitività e la crescita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La formazione, la ricerca e l'innovazione sono considerate ambiti strategici per lo sviluppo sociale e per la prosperità economica del Paese e, conseguentemente, il Consiglio federale intende attribuire a questi settori le necessarie risorse proponendo una crescita media della dotazione finanziaria per la formazione, la ricerca e l'innovazione del 6% ogni anno a partire dal 2008. Rispetto alla dotazione disponibile per il periodo 2004-2007, la pianificazione 2008-2011 presenta un aumento pari a 3,3 miliardi di franchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso tempo il Consiglio federale vuole accrescere l'efficacia delle risorse assegnandole in modo competitivo, cioè in modo selettivo a sostegno dei migliori progetti e dei migliori ricercatori. Questo vale in particolare per la ricerca con gli aumentati finanziamenti al Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica e alla Commissione per la tecnologia e l'innovazione. Non solo, vale anche per l’insegnamento attraverso progetti di cooperazione tra le università per creare centri di eccellenza di valore internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aumento delle risorse tiene conto dei "ritardi" accumulati nel corso degli anni in alcuni ambiti e dei nuovi obblighi legali della Confederazione. Va anche però detto in questa sede che non è tutto oro ciò che luccica: in realtà l'aumento della dotazione permette una compensazione del rincaro e il finanziamento dell'aumento del numero effettivo degli studenti che frequentano gli istituti di formazione superiore. Ricordo infatti che le università continuano ad essere confrontate con la forte crescita del numero di studenti: il loro numero è aumentato del 15 % circa tra il 2000 e il 2005; mentre il numero di studenti è praticamente raddoppiato dal 1980 ad oggi. In termini reali i sussidi risultano così essere costanti, e ciò spiega perché tutti gli ambienti vicini alla formazione (in particolare la Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione, la Conferenza universitaria svizzera e la Conferenza dei rettori delle università svizzere) avevano chiesto alla Confederazione un intervento di sostegno ben più generoso che andasse al di là della crescita media del 6% citata prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sfide e obiettivi&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;In base alla Legge sull'aiuto alle università la Confederazione sostiene le dieci università cantonali nel loro sforzo di mantenere un eccellente livello di insegnamento e di ricerca in un contesto di accresciuta concorrenza. Concorrenza che ha spinto l'Unione europea a reagire e a darsi l'obiettivo - senz'altro ambizioso - di diventare la società della conoscenza più competitiva e dinamica al mondo entro il 2010, auspicando una riforma della ricerca e dell'insegnamento superiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per l’USI, un ateneo giovane che ha da poco compiuto 10 anni, le scelte strategiche dei prossimi anni saranno determinanti e dovranno considerare le grandi tendenze in atto su un piano globale. Dopo un primo decennio improntato, come era naturale, allo sviluppo di base dell’insieme della struttura accademica, gli obiettivi relativi al prossimo quadriennio e la “visione” 2015 indicano che l’università tende verso un modello di sviluppo ben definito, così come ha descritto il presidente dell'USI, prof. Piero Martinoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consolidare quanto è già stato realizzato finora nell’offerta formativa, nella ricerca e nei servizi è il nostro obiettivo prioritario. Direi di più: non solo consolidare, ma anche sviluppare ulteriormente l'offerta, puntando in particolare su una ricerca intesa come uno degli assi prioritari del futuro sviluppo dell’USI. La qualità dei risultati ottenuti nel campo della ricerca saranno dunque essenziali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Una prima indagine: evoluzione del numero di studenti del settore terziario nella Svizzera italiana&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Il Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport ha dato mandato al Servizio ricerca USI - SUPSI di raccogliere dati indicativi e di produrre indicatori dello sviluppo del sistema universitario e della ricerca nel Canton Ticino come supporto alla pianificazione strategica e alle decisioni di politica universitaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La raccolta dei dati ha permesso di disporre, per la prima volta, di una visione d'assieme, includendo tutte le scuole terziarie (quindi non solo USI e SUPSI) e di misurare l'impatto dell’istituzione di USI e SUPSI sulla formazione terziaria in Ticino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è in particolare potuta esaminare l'evoluzione del numero di studenti negli ultimi 20 anni che indica una crescita continua e molto forte del numero complessivo di studenti del terziario, numero che è praticamente triplicato. Gli anni '80 sono stati caratterizzati da una forte crescita degli studenti universitari, mentre negli anni '90 l'aumento ha toccato soprattutto la formazione professionale superiore, come conseguenza della riforma del settore e l'introduzione della maturità professionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sviluppo della formazione si è tradotto anche in un aumento del livello di formazione della popolazione lavorativa: in effetti la percentuale di giovani fra i 25 e i 34 anni che dispone di un diploma superiore è quasi raddoppiata, passando dall’11% del 1980 a poco più del 20% nel 2005. Questa evoluzione è particolarmente importante poiché, nell’attuale economia fondata sulla conoscenza e l’innovazione, il livello di formazione della manodopera rappresenta uno degli elementi chiave dello sviluppo economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli studenti del settore terziario sono circa 10'000. Gli studenti ticinesi fuori dal Ticino sono 5'000 mentre quelli che studiano nel Cantone sono più di 3'000. Gli altri 2'000 sono studenti non ticinesi che studiano in Ticino. Come auspicato l’istituzione dell'USI e della SUPSI non ha frenato la mobilità degli studenti ticinesi e circa il 60% degli studenti ticinesi nel settore terziario continua a studiare fuori dalla nostra regione. D'altra parte il numero di studenti non ticinesi che studiano da noi è assai consistente, visto che corrisponde ad oltre un terzo del totale degli iscritti; presenza di studenti non ticinesi che è particolarmente elevata all'accademia di architettura e nelle tre facoltà dell'USI - a testimonianza dell'internazionalità dell'ateneo - come pure alle scuole universitarie di teatro Dimitri e di musica del Conservatorio affiliate alla SUPSI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scelta dell’ambito di studio da parte degli studenti rappresenta infine un dato molto importante per lo sviluppo delle politiche della formazione. A livello svizzero è ben noto che gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un forte incremento degli studenti in scienze sociali e allo stesso tempo da una stagnazione (o anche una diminuzione) di quelli nelle scienze esatte e tecniche. Non a caso il DECS ha recentemente promosso una campagna di sensibilizzazione dei giovani - che continuerà anche nel corso dei prossimi anni - alle formazioni tecniche e scientifiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo inoltre constatato una tendenza importante rappresentata dallo sviluppo di una consistente offerta di formazione terziaria nella regione, che si è progressivamente strutturata attorno all'USI per la formazione universitaria generale e alla SUPSI per la formazione con orientamento professionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dati raccolti dallo studio indicano che il processo di raggruppamento della formazione superiore è da considerarsi (quasi) realizzato, con l'eccezione rilevante della formazione dei docenti che avviene all'Alta scuola pedagogica, eccezione sulla quale sarà opportuno chinarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Una seconda indagine: evoluzione della ricerca competitiva nella Svizzera italiana&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Considerata l'importanza della ricerca abbiamo anche ritenuto opportuno approfondire l'evoluzione sull'arco di più anni dei finanziamenti alla ricerca. Anche qui i dati sono interessanti: il totale dei finanziamenti erogati dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica, dall'Unione europea, dalla Commissione per la tecnologia e l'innovazione e dal Campus virtuale svizzero ha raggiunto e superato i 12 milioni di franchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta di un aumento enorme se consideriamo che solo 10 anni fa i finanziamenti erano dell'ordine di 1 milione di franchi. La politica del Cantone nel campo dell'università e della ricerca - con l’istituzione di USI, SUPSI e il sostegno ad istituti come l'IRB di Bellinzona - ha quindi portato a risultati significativi in termini di inserimento nelle reti di ricerca internazionale, e ciò sebbene vi sia stato un forte aumento della competizione per i finanziamenti alla ricerca che ha visto diminuire fortemente i tassi di accettazione delle proposte di progetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cantone crede molto nella ricerca quale motore di sviluppo di un paese moderno e in essa ha deciso di continuare ad investire. Ricordo che recentemente il governo ha licenziato un importante messaggio per il rilancio economico e di sostegno all'occupazione nonché allo sviluppo della ricerca scientifica, alla quale sono attribuiti 15 mio di franchi. Si tratta di un sostegno strategico finalizzato ad investimenti nella ricerca che persegue l'obiettivo di continuare in modo convinto, coerente e nel segno della continuità sulla strada di un Ticino in grado di attirare cervelli, di promuovere la produzione e la divulgazione del sapere, di creare opportunità di lavoro e di crescita non solo attraverso il sostegno di enti pubblici e parapubblici - penso in particolare al Centro svizzero di calcolo scientifico, all'IRB, allo IOSI - ma anche attraverso misure puntuali volte a sostenere lo sviluppo e il consolidamento di istituti di ricerca privati di riconosciuta qualità scientifica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Una terza indagine: il sistema terziario e il contesto economico e sociale in cui opera&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Il Consiglio di Stato si è pure interrogato sulle ricadute di tipo sociale e economico indotte dalla presenza sul territorio dell'USI e della SUPSI. La ricerca, affidata a tre professori, è del 2004, ma le tendenze generali ivi delineate sono ancora significative e attuali. Dalle analisi è emerso che il polo universitario è ormai bene innestato sul territorio cantonale ed è diventato un fattore di attrazione di flussi finanziari all'interno del Cantone, con un beneficio netto rilevante. Si è stimato che il moltiplicatore per unità di spesa pubblica netta del Cantone è pari a circa 3. È un polo universitario che ha l'opportunità di accompagnare l'evoluzione verso un settore industriale innovativo e soprattutto verso un maggiore orientamento ai servizi. È un polo universitario che è considerato come un fattore di rafforzamento in termini di competitività, di identità culturale e di visibilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensiamo ad esempio ai programmi di ricerca applicata e ai progetti di transfert tecnologico svolti in collaborazione fra gli istituti di livello universitario e l'economia. I finanziamenti competitivi, messi a disposizione principalmente per le PMI, costituiscono uno stimolo importante per le alte scuole a condurre una ricerca e uno sviluppo basati sulle necessità del mercato. Gli esempi concreti di iniziative recenti che vogliono contribuire a trasformare conoscenze in attività economiche e in benessere generale non mancano: pensiamo a Ticino Transfert, CP Start-up, Tecnopolo, Biopolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altri indicatori infatti segnalano che il Ticino si trova ancora nella posizione di Cantone "esportatore" di accademici; i posti di lavoro per accademici creati dalle aziende e dai servizi è inferiore al numero dei diplomati formati. Il circolo virtuoso tra formazione, ricerca, applicazione, creazione di posti di lavoro va perciò sviluppato in tutte le sue componenti, se si vuole che i nostri sforzi si traducano in benessere culturale, sociale e economico per il Cantone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;A quali conclusioni possiamo giungere?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;In sintonia con le scelte strategiche e di indirizzo maturate su un piano nazionale, il Ticino ha costruito una politica universitaria attraverso la quale vogliamo sviluppare ulteriormente l'offerta di formazioni terziarie e di ricerca scientifica inserite sempre più in una visione unitaria e coordinata. È il "modello ticinese" che consente una visione d'assieme, coordinata e unitaria dei vari enti di formazione e ricerca (USI, SUPSI, Alta scuola pedagogica, Istituto universitario federale per la formazione professionale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prossimamente il DECS presenterà un messaggio concernente la pianificazione 2008 - 2011 della politica universitaria. Sarà un messaggio importante e al contempo impegnativo nel quale verrà illustrato il quadro completo delle strategie e della pianificazione future che tiene conto delle indicazioni emerse da organi superiori - come la CUS e la CRUS - nell'ambito del Paesaggio universitario svizzero che prevede l'elaborazione di un'unica legge volta a dare maggiore coerenza e a rafforzare le sinergie fra le 10 università, le 7 scuole universitarie professionali e i due politecnici federali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Svizzera italiana le collaborazioni in corso e - soprattutto - quelle previste fra USI, SUPSI, Alta scuola pedagogica, Istituto universitario federale per la formazione professionale citate prima - devono fungere da stimolo per creare e sviluppare sinergie; le collaborazioni si devono inserire in un contesto di complementarità delle prestazioni assicurate, di messa in rete delle competenze, di impiego razionale delle risorse umane e finanziarie a disposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Legge cantonale USI/SUPSI ha d'altronde sempre ribadito la volontà di una stretta collaborazione fra gli enti di formazione, volontà ormai citata in molti documenti ufficiali della Confederazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Ticino è una collaborazione che sinora si è sviluppata soprattutto nell’ambito dei servizi interni, ambito che sarà coronato dalla prevista coabitazione in due campus di Lugano (a breve termine con un investimento attorno agli 80 mio di franchi) e di Mendrisio (a più lungo termine). La collaborazione negli ambiti della ricerca e dell’insegnamento procede in modo sicuramente avanzato rispetto ad altre realtà svizzere, ma ancora piuttosto puntuale e non sempre perfettamente aderente ad una visione strategica coordinata. Da segnalare comunque che - oltre ad un istituto comune alle due istituzioni (l’IDSIA), ad unità condivise come il Servizio ricerca e a collaborazioni in progetti e in offerte di formazione continua per professionisti - con il Master in informatica USI-SUPSI dal settembre 2007 si compie una significativa tappa anche nella formazione di base degli studenti, tappa significativa che è anche espressione di una precisa volontà di dare forma ad una strategia di sviluppo coordinata da parte dei due Consigli di USI e SUPSI: i progetti di master comuni nel campo dell’architettura e dell’informatica sostenuti dalla Confederazione, sono un modello per ulteriori sviluppi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le sfide che le università dovranno saper affrontare nel prossimo futuro sono dunque quelle tipiche di un contesto sempre più competitivo per cui solo chi investe e si rinnova, solo chi sa cogliere le opportunità e lavorare su progetti forti e condivisi potrà affermarsi e ritagliarsi un ruolo di leader su un piano internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Svizzera italiana ha capito per tempo che in un'economia sempre più fondata sulla conoscenza la diffusione del sapere e la messa in rete di un sistema scientifico coordinato e di qualità rivestono una notevole importanza e che è un compito prioritario dello Stato mettere a disposizione le necessarie risorse umane e finanziarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ce l'aveva già insegnato il Franscini, di cui quest'anno commemoriamo i 150 della morte, che "spendere si deve per fondare e migliorare quelle istituzioni che centrali essere devono [ma] che senza cantonali sussidi non sorgeranno mai nel Cantone".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi crediamo molto in questo Modello ticinese che costituisce per noi una strada obbligata, ma che sarà sicuramente seguito da altri.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-7957897339789564915?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/7957897339789564915/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=7957897339789564915' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7957897339789564915'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7957897339789564915'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/05/lambizione-di-un-modello-ticinese-nella.html' title='L&apos;ambizione di un modello ticinese nella formazione terziaria'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rkf2uNrBX5I/AAAAAAAAACU/5K4RUcs6Exs/s72-c/GabrieleGendottiHome.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-7698399036177876069</id><published>2007-05-24T06:42:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:53.592+01:00</updated><title type='text'>Mostra "Stefano Franscini 1796-1857. Le vie alla modernità"</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RlUYfdJCAvI/AAAAAAAAACc/sA6X4KBgV6Y/s1600-h/GendottiWeb1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5067983884352881394" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RlUYfdJCAvI/AAAAAAAAACc/sA6X4KBgV6Y/s200/GendottiWeb1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione dell'inaugurazione della mostra "Stefano Franscini 1796-1857. Le vie alla modernità" a Villa Ciani, Lugano, di mercoledì 23 maggio 2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gentili Signore, Egregi Signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;come responsabile del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport sono particolarmente felice di partecipare all'inaugurazione di questa grande mostra su Stefano Franscini in occasione del 150° della sua morte.&lt;br /&gt;Per sottolineare degnamente l'evento, il Cantone, doverosamente, ha previsto una serie di manifestazioni che si affiancheranno ad altre promosse da enti e associazioni. Oltre ad aver appoggiato e sostenuto, con la Città di Lugano, questa grande mostra a Villa Ciani, ha affidato all'Archivio di Stato e alla Biblioteca cantonale di Bellinzona il compito di allestire, a complemento, una seconda piccola mostra che si aprirà ad ottobre, e che sarà un'occasione per scrutare con discrezione il Franscini intimo attraverso le sue lettere e i suoi scritti, presentare alcune fra le opere maggiori di un autore che, da vivo, non fu sempre gratificato dal Ticino e qualche volta fu addirittura ripudiato in modo indegno dai ticinesi – si ricordi lo sgarbo vergognoso subito dal Franscini nel 1854 - ma che fu senza dubbio, e a lungo, fra i ticinesi più tradotti in Svizzera, e non dimentichiamo infine la triste pagina dei manoscritti fransciniani, alcuni ritrovati e altri smarriti forse per sempre.&lt;br /&gt;Il Cantone Ticino riproporrà poi, a cura di un gruppo di studiosi coordinati da Raffaello Ceschi, una edizione nuovissima e enormemente ampliata, dell’Epistolario di Stefano Franscini, che consentirà di chiudere le celebrazioni con un’opera di valore, sicuramente uno stimolo per nuove prospettive di ricerca sullo statista leventinese. Questo per dire dell’importanza del personaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella storia cantonale, dal 1803 ad oggi, sono molti gli uomini politici che hanno dato un contributo determinante al processo di edificazione e al consolidamento dello Stato cantonale. Nell'atrio della sala del Gran Consiglio sono esposti i busti di alcuni di loro, da Vincenzo Dalberti a Giacomo Luvini-Perseghini a Giovan Battista Pioda a Carlo Battaglini a Giuseppe Motta a Giuseppe Cattori - e altri come Gioachimo Respini, Rinaldo Simen, o Guglielmo Canevascini e parecchi ancora - sono nella memoria collettiva o, meglio, erano parte integrante della memoria collettiva: perché è pur vero che, generazione dopo generazione, la loro immagine si è appannata e affievolita fino a scomparire quasi del tutto.&lt;br /&gt;Tuttavia, il Franscini è lui sempre lì, e gode di universale consenso. Tanto che, in un modo o nell'altro, tutti ne rivendicano l'eredità, o quantomeno ne riconoscono i meriti indiscussi. Il Franscini insomma non fa parte della cultura di partito perché appare come l'unica personalità condivisa, un patrimonio e un’eredità comune che non genera antagonismi e passioni partigiane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul Franscini sono stati scritti e si continuano a scrivere libri, saggi, tesi di laurea, un’ infinità di articoli e sono organizzati seminari e convegni: oggi conosciamo molto del Franscini statistico, e tanto è stato scritto sul Franscini uomo di scuola, e sul Franscini politico impegnato a edificare lo Stato con buone leggi e a diffondere l'istruzione che emancipa gli uomini dall’ignoranza e ne fa dei cittadini maturi e responsabili; e pagine illuminanti sono state scritte sul Franscini storico, che sorregge l'azione politica con lo studio del passato che gli consente di capire a fondo la natura e i bisogni del presente. E sicuramente questa mostra luganese e le altre manifestazioni che seguiranno daranno atto di questi aspetti e costituiranno un ulteriore contributo di conoscenza.&lt;br /&gt;Lungi da me l'intenzione di elencare i meriti del Franscini, e ancor meno di ripercorrere le tappe della sua azione politica fra il Ticino e Berna. Consentitemi però di ricordare un aspetto qualche volta trascurato: quello del Franscini ribelle, dell’innovatore, del precursore di una visione della politica intesa come azione volta a promuovere e cementare lo sviluppo materiale del paese con il progresso delle menti. Quando il Franscini proclama la necessità dell’ “incivilimento del paese” pensa proprio a questa sintesi fra sviluppo materiale e maturità delle coscienze. Mi pare che, almeno in parte, il mistero del Franscini celebrato oggi, ma qualche volta sottovalutato, frainteso e addirittura ripudiato con fastidio dagli uomini del suo tempo, stia proprio in questi suoi atteggiamenti innovativi in politica: infastidiva il suo "J'accuse" senza appello rivolto ai colleghi parlamentari, agli appaltatori scellerati, ai politici avidi, che al bene generale anteponevano l'utile privato o tutt'al più l’egoismo regionale e corporativo, infastidiva la sua avversione alle fazioni e alle contrapposizioni rigide, infastidiva la sua condanna di ogni forma di esclusivismo e della faziosità esasperata.&lt;br /&gt;Il suo concetto di politica come "scambievole riconoscimento", come ricerca del negozio e della conciliazione strideva con la realtà del suo tempo che vedeva il paese spaccato in due tribù il cui obiettivo era la reciproca sopraffazione. Il concetto fransciniano della politica come arte della composizione, come mezzo di superamento delle conflittualità attraverso la ricerca del giusto compromesso fra le parti e della soluzione mediata fra posizioni diverse, ci rimanda a una visione della politica che sarà del secolo successivo. Una visione, la sua, sorretta dalla consapevolezza dell'enorme responsabilità che il politico si assume nei confronti dei cittadini: il politico per il Franscini deve esprimere le virtù dei migliori, perché a nulla valgono le buone leggi se la volontà dell’uomo di governo non si cementa costantemente con il bene pubblico "verace, sincero, disinteressato".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bene pubblico come obiettivo supremo, il rifiuto di qualsiasi forma di condiscendenza verso ogni manifestazione di integralismo settario, sono i principi guida che hanno permeato l'azione del Franscini e ne hanno fatto, e ne fanno, un esempio di perenne attualità. Il Franscini sicuramente unico per la sua infaticabile attività di forgiatore di programmi per la crescita economica, sociale, culturale del Paese, fu unico per la sua straordinaria attività di costruttore e di edificatore dello Stato liberale, ma fu soprattutto unico per la sua capacità di schiacciare gli avversari non tanto con il linguaggio del formidabile polemista quale egli era, ma col peso della sua onestà, della sua devozione assoluta e perfino intransigente alla cosa pubblica un esempio e un monito per tutti noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Unico anche per la sua capacità e la sua attitudine di principio, come sottolineò il Martinola in occasione del primo centenario della sua morte, ad “un diretto e aperto e fiducioso colloquio col popolo, senza riserve astute e misteri, una politica che si dispiegava alla luce del giorno, sotto gli occhi di tutti, all’insegna così rara del dir pane al pane, anche agli amici occorrendo, e nella forma della più consacrata pubblicità, la stampa”.&lt;br /&gt;Da qui la modernità e l’attualità del suo pensiero.&lt;br /&gt;lo non voglio tuttavia terminare, gentili Signore, egregi signori, senza un cenno doveroso e dovuto al fatto che questo evento- molto di più di quello del 1998 - è stato possibile grazie a un progetto comune che ha dato origine a una intensa, proficua e fruttuosa collaborazione fra il Cantone e la Città di Lugano, fra il DECS e il dicastero cultura retto da Giovanna Masoni. È il segno tangibile di un dialogo culturale che il Cantone intende perseguire con gli enti locali e che in particolare il Cantone vuole approfondire in primis con la Città di Lugano. Sviluppare una efficace politica culturale in una società sempre più multiculturale come la nostra significa combattere le spinte alla frammentazione e promuovere lo scambio, la comprensione interculturale, la comunicazione fra culture e realtà altrimenti giustapposte.&lt;br /&gt;È compito del Cantone ed è compito di un grande centro di attrazione come Lugano ricercare gli strumenti più adattati per raggiungere insieme questi obiettivi. Obiettivi fransciniani, direi, perché si tratta appunto di riprendere il principio fransciniano dello scambievole riconoscimento, di individuare e fare interagire gli interessi comuni e cercare le vie più proficue per una loro realizzazione: il dialogo è stato proficuo attorno a questo evento, e lo è già attorno a problemi che richiedono soluzioni a lungo termine, come quello della politica museale o dei rapporti fra istituti culturali del Cantone e istituti cittadini.&lt;br /&gt;Chiudo quindi ringraziando la Città di Lugano per il suo determinante contributo alla riuscita dell'evento e non voglio dimenticare i miei collaboratori del DECS, dell’Archvio di Stato e della Divisione della cultura e degli studi universitari, che con non poche difficoltà, sono riusciti a portare a termine un lavoro veramente impegnativo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-7698399036177876069?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/7698399036177876069/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=7698399036177876069' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7698399036177876069'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7698399036177876069'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/05/mostra-stefano-franscini-1796-1857-le.html' title='Mostra &quot;Stefano Franscini 1796-1857. Le vie alla modernità&quot;'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RlUYfdJCAvI/AAAAAAAAACc/sA6X4KBgV6Y/s72-c/GendottiWeb1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-1972564765209586464</id><published>2007-05-25T14:26:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:53.413+01:00</updated><title type='text'>Attualità del pensiero di Franscini per la scuola di ieri e di oggi</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RlbXQtJCAwI/AAAAAAAAACk/g4eft2PAdfg/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5068475112647426818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RlbXQtJCAwI/AAAAAAAAACk/g4eft2PAdfg/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione della Commemorazione per la celebrazione del 150° della morte di Stefano Franscini a Bodio, suo paese natale, di giovedì 24 maggio 2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. INTRODUZIONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egregi signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vi prego dapprima di accogliere il mio sentito plauso per questa iniziativa, promossa dal Comune di Bodio, che si inserisce nel ricco calendario delle manifestazioni e delle iniziative delle celebrazioni del 150° della morte di Stefano Franscini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paese natale di Franscini non poteva non fare la sua parte, e anche in quest’occasione, come già in passato, si è fatto promotore di un’iniziativa lodevole e stimolante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non posso nascondervi il piacere - ma anche la sincera commozione che provo, come leventinese e come Capo del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport a ritrovarmi questa sera fra amici e fra amici della scuola -, per avere il privilegio di ricordare il più illustre dei nostri convallerani, unanimemente ricordato come il “padre della popolare educazione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2. FRANSCINI E LA SCUOLA: IL MITO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ebbene, cosa fece il Franscini per la scuola. E’ presto detto. Allo storico Giuseppe Martinola sono bastate cinque frasi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci volevano scuole: le creò.&lt;br /&gt;Ci volevano libri: li scrisse.&lt;br /&gt;Ci volevano maestri: li preparò.&lt;br /&gt;Ci volevano leggi: le dettò.&lt;br /&gt;Ci volevano denari: li trovò”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un densissimo condensato di solo cinque lapidarie frasi. L’effetto è quello di delineare i contorni di un gigante, di un titano, capace, da solo, con inusitata tenacia, di dar scacco a un còmpito ìmpari, in una partita apparentemente disperata, come quella a cui si appresta un novello Davide contro Golia.&lt;br /&gt;La storia, verrebbe da dire, cede il passo al mito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3. LA SITUAZIONE DELL’ISTRUZIONE IN TICINO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma vediamo di tracciare, seppur sommariamente, un quadro della situazione dell’educazione e dell’istruzione in Ticino nei primi anni dell’Ottocento, così come poté conoscerla Franscini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli dovette confrontarsi con condizioni complessivamente insufficienti, quando non gravi.&lt;br /&gt;La scuola primaria risultava generalmente deficitaria, malgrado che il Cantone, sorto nel 1803, l’8 giugno 1804, si era affrettato a promulgare una legge che stabiliva come “in ogni comune vi sarà una scuola ove si insegnerà almeno a leggere e scrivere ed i principi di aritmetica”, che rimase però a lungo lettera morta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto sia comuni che parrocchie erano perlopiù privi di scuole, e dovevano fare affidamento su un corpo insegnante – formato essenzialmente di sacerdoti -, che per vari motivi risultava essere impreparato, mal retribuito e dedito a incombenze di ogni genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sporadica e limitata era d’altronde la frequenza, e assai diffusa l’evasione scolastica da parte dei ragazzi, che venivano sistematicamente utilizzati come forza lavoro nelle occupazioni domestiche e nella attività agricole, soprattutto a partire dalla primavera o che se ne andavano oltre i confini cantonali a lavorare come emigranti, in Lombardia, in Piemonte ma anche altrove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inadeguatezza dei locali– limitati in gran parte alla sacrestia, alla cucina del parroco o ad altro locale di fortuna messo a disposizione dalla parrocchia o dal comune – e della necessaria attrezzatura, si accompagnavano a metodi educativi tradizionali superati e inefficaci, perlopiù basati su un mero apprendimento mnemonico di concetti di cui spesso l’allievo non capiva il senso, e non raramente assommati a punizioni corporali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo testo "la Svizzera italiana" il Franscini sottolineava come "le scuole si direbbero istituite la massima parte per avvezzar la gioventù a compor sonetti, anacreontiche e simili piuttostoché per erudirla nelle più utili discipline".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sorprende se i risultati fossero poi ampiamente carenti, caratterizzati da una limitata capacità di lettura e da scarse competenze nello scrivere e far di conto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assai scarsamente apprezzata dalle istituzioni e dalle famiglie stesse, l’istruzione femminile era poi quasi totalmente trascurata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il livello generale – in queste condizioni - non poteva che essere così assai basso, e soprattutto nelle zone più discoste del cantone si registrava un tasso di analfabetismo esteso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La formazione professionale, che in altri cantoni e stati europei destava sempre maggior attenzione, rimaneva affidata unicamente all’apprendimento per imitazione e all’utilizzo pratico degli strumenti tradizionali di lavoro, presso i luoghi in cui da sempre si imparava il mestiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’insegnamento superiore era limitato ai soli figli di famiglie benestanti, in grado di assicurare finanziariamente il proseguimento degli studi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche scuola privata di scarsa rilevanza e sei istituti confessionali, perlopiù alieni dai rinnovamenti culturali dell’epoca, continuavano ad impartire un insegnamento di tipo tradizionale, incapace di formare individui in grado di affrontare in modo critico e consapevole le problematiche della realtà che li circondava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Apprendimento precoce del latino, capacità di comporre versi d’occasione, applicazione di precetti retorici astratti, non lasciavano spazio ai problemi economici o alla funzione comunicativa delle lingue vive, né alle scienze naturali o alla storia svizzera, a cui si preferiva quella greca e romana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mancando infine del tutto una struttura accademico-universitaria, per la preparazione di chi voleva formarsi in una professione liberale o alla carriera ecclesiastica, gli studenti erano obbligati ad andare fuori cantone, sobbarcandosi oneri finanziari ragguardevoli e dovendo seguire insegnamenti subordinati ad una concezione politica assolutista e antidemocratica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4. L’AZIONE REALIZZATIVA DEL FRANSCINI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi propongo alcune riflessioni sull'azione realizzativa di Franscini. Un Franscini che entra nel Governo cantonale nel 1830, dopo la riforma costituzionale del ‘29, come segretario di Stato, alternando questa carica a quella di Consigliere di Stato fino al 1848.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola elementare venne fortemente potenziata per meglio diffondere l’istruzione indispensabile a tutti, anche ai più poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Franscini, nel 1848, divenuto Consigliere federale, si apprestava a partire per Berna, in Ticino non si contavano ormai più comuni senza scuola. Le scuole elementari risultavano frequentate complessivamente dal 77% delle alunne e dall’87% degli scolari obbligati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra i traguardi raggiunti, uno dei più rilevantI, a detta dello stesso Franscini, fu l’istituzione&lt;br /&gt;dei corsi teorici-pratici di metodica, che consentirono, grazie ad una frequenza sempre crescente di insegnanti e aspiranti tali, un significativo innalzamento qualitativo dell’insegnamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il corpo insegnanti d’altronde, dai 150 maestri - per tre quarti ecclesiastici - salì a 430 unità ( di cui 147 laici e 159 maestre), di cui la metà circa aveva seguito la scuola di metodica, e abbandonato l’inefficace pratica individuale, per praticare il metodo simultaneo, propugnato da Franscini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Istituita nel 1841, la scuola maggiore, destinata ad una formazione più elevata per artigiani, commercianti, possidenti, agricoltori – coloro insomma che costituivano la gran parte del ceto medio di allora -, offriva lungo un ciclo triennale, l’insegnamento di principi di letteratura italiana, geografia, storia, elementi di storia naturale, economia agraria, contabilità, lingue vive, calligrafia, canto, ed esercizi militari, in funzione dell’educazione fisica e civile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rafforzata ulteriormente nel 1852, divenne obbligatoria e quadriennale, organizzata in due cicli biennali che permettevano da un lato di dare un’istruzione di base agli allievi orientati ai mestieri e alle attività manifatturiere e dall’altro di assicurare un’istruzione secondaria moderna in funzione del passaggio al ginnasio o al corso di architettura connesso al liceo, agevolando così la mobilità tra livelli scolastici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vennero inoltre istituite nel 1840 delle scuole di disegno, obbligatorie per ogni distretto, con la funzione di garantire gli stretti rapporti tra educazione e lavoro, mirando a sviluppare e perfezionare la preparazione pratica alle arti meccaniche e alla carriera dei capimastri, non solo nel settore delle belle arti, ben radicata nel paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1846 si giunse alla promulgazione della legge che regolamentava il settore delle Scuole secondarie classiche: i collegi letterari venivano posti sotto le stesse normative dei ginnasi pubblici o privati di nuova istituzione, aprendo le porte alla legge del 1852, che segnò il definitivo passaggio dell’istruzione ginnasiale e superiore dalle congregazioni ecclesiastiche allo Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due i cicli in cui erano organizzate le scuole: uno di grammatica e uno di umanità, con insegnamenti in lingue antiche e moderne, storia, geografia, elementi di matematica e di scienze naturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale fu l’orientamento delle riforme intraprese è testimoniato dal contributo che intellettuali del calibro di Carlo Cattaneo e di Giovanni Cantoni (che divennero insegnanti del Liceo cantonale di Lugano), richiesto dai governanti ticinesi: accentuazione delle“cognizioni positive ed esperimentali” e sul valore culturale e formativo delle scienze naturali: fisica, chimica, geologia. Parallelamente un’attenzione viva per le scienze umane e sociali: storia della geografia, del diritto, economia, senza però sacrificare il ruolo educativo dei classici della letteratura e della filosofia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A livello universitario, conscio dell’impossibilità di puntare su un’università completa, Franscini propose il progetto di un’ Accademia, concepita come una facoltà filosofica, con insegnamenti in logica, metafisica, etica e storia della filosofia, e discipline scientifico sperimentali (fisica, chimica, matematica, storia naturale), e una facoltà legale, dove ci si formava nei diversi diritti (diritto naturale delle genti, diritto comune o romano, diritto canonico, diritto pubblico della Svizzera e del Ticino e codici del Cantone).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prevedeva poi insegnamenti complementari comuni in religione, letteratura italiana e classica, storia, agraria, economia politica e statistica; la costituzione di una Biblioteca pubblica di ampie dimensioni, ancora assente in Ticino, e un di Museo fornito di ampie collezioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma difficoltà finanziarie e l’atavica rivalità tra le città che avrebbero voluta ospitarla, non permisero mai al progetto di trovare attuazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’azione realizzativa di Franscini fu dunque ampia, costante e incisiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Traendo ispirazione dal moderno spirito democratico e liberale, l’istruzione senza dubbio, visse uno sviluppo vasto e articolato. Ciò non significa che non mancassero limiti e problemi aperti, ma Franscini, con l’acutezza che lo contraddistingueva, ne era cosciente.&lt;br /&gt;Le basi di un sistema formativo moderno e coerente erano state tuttavia gettate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’impegno fransciniano nei confronti della scuola non terminò tuttavia in Ticino. Divenuto Consigliere federale e ottenuto il Dipartimento degli interni, competente per le questioni legate all’istruzione, portò avanti i progetti dell’Università federale e del Politecnico federale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Università federale, che Franscini concepiva come uno strumento per innalzare il livello degli studi accademici del paese e come luogo di incontro delle diverse componenti linguistiche, confessionali ed economiche della Svizzera e delle future élites della Confederazione, naufragò scontrandosi contro gli interessi delle Università cantonali, e delle forti resistenze romande che temevano l’egemonia svizzera-tedesca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passò invece il progetto di Scuola politecnica federale, ampliata con una sezione filosofico-letteraria, che verrà inaugurata a Zurigo nel 1855, assicurando alla Svizzera una moderna istituzione per la formazione di ingegneri, architetti e tecnici dei vari settori scientifici, richiesti dall’industrializzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per Franscini fu una mezza vittoria, o una mezza sconfitta, anche perché i meriti di questa operazione se li assunsero, più che il Consigliere federale ticinese, soprattutto altri uomini politici, in particolare l’influentissimo presidente del governo zurighese Alfred Escher.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5. RIFORME FRANSCINIANE E SOCIETA’&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’azione riformatrice di Franscini e un bilancio sulla sua attività acquisiscono tuttavia senso solo se calati all’interno di quelle che erano le coordinate politiche, sociali e culturali del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La difesa del mutuo insegnamento ad esempio – contestatissimo dalle frange clericali – non era che una scelta funzionale all’allargamento dell’alfabetizzazione delle masse popolari, che Franscini riteneva necessaria e urgente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sottrarre l’insegnamento ad istitutori indipendenti dall’autorità dello Stato, tanto più se renitenti ai nuovi valori, significava rimuovere operatori ormai inadatti a formare una rigenerata classe dirigente, chiamata ad occupare le cariche pubbliche della nuova Repubblica, col compito di rafforzarne le fondamenta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dotare lo Stato di una direzione centrale dell’educazione, rispondeva all’esigenza di disporre di un apparato di indirizzo e di controllo efficiente per superare i numerosi ostacoli esistenti, contrastare inerzie diffuse, assumere iniziative precise.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò gli permise di creare scuole, anche domenicali e serali di ricupero, di attivare l’azione sin lì troppo blanda del corpo ispettivo, di sapientemente stimolare l’azione dei comuni sostenendoli finanziariamente, rafforzandone le competenze e coinvolgendo così dal basso la gestione delle scuole presenti sul territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma accanto a questa scelta centralistica, tipica del liberalismo del suo tempo, cercò sempre di far sì che la società civile potesse assumere a sua volta iniziative, parallelamente al ruolo del governo, facendosi promotore in prima persona di due sottoscrizioni per raccogliere fondi per la scuola, sostenendo la diffusione dei giornali e delle associazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò quale risposta alle sollecitazioni di quel Ticino più moderno desideroso di dare una svolta al passato. Il nostro paese usciva infatti dal secolare letargo del dominio landfogtesco e da non pochi decenni di potere oligarchico e assolutista, ed era alla ricerca di strumenti e energie per superare un’atavica inerzia, sostenuta semmai da paternalistiche azioni intese al rafforzamento dei privilegi di ceti interessati al mantenimento dello status quo che non certo alla promozione di istanze innovatrici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Ticino, detto altrimenti, stava vivendo anni di grande fermento per lasciarsi alle spalle una generale situazione di arretramento politico, istituzionale, economico e culturale, sulla spinta dei grandi principi illuministici giunti dalla Francia ed esportati da Napoleone, e dei nuovi valori ottocenteschi democratici e liberali, tendenti alla modernizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6. ATTUALITA’ DEL FRANSCINI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) La scuola come esperienza vissuta&lt;br /&gt;La scuola non fu per Franscini un’esperienza astratta, meramente accademica o solamente un esercizio politico, da esercitare nel chiuso delle stanze del potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola fu sempre, per tutta la sua esistenza, un’esperienza vissuta, in prima persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dapprima nella sua Leventina, come allievo della scuoletta di Personico, dove Franscini cominciò a conoscere la scuola dal di dentro, e poi al Seminario di Pollegio, che offriva ai ragazzi di modesta estrazione sociale l’unica via per studiare, avviandoli alla formazione ecclesiastica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi nella grande Milano della Restaurazione, dove poté proseguire gli studi presso il Seminario Maggiore, decidendo poi però di abbandonare, non provando la vocazione al sacerdozio e dove intraprese la sua professione di insegnante, dapprima come precettore privato, in seguito come maestro. In quell’occasione seguì pure il corso di metodica e fece le sue prime prove di autore di testi didattici, speranzoso di trovare una fonte di finanziamento parallela a quella di insegnante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Ticino, o meglio a Lugano, iniziò ad insegnare in un istituto caratterizzato dal mutuo insegnamento, aprendo poi istituti maschili e femminili con la moglie Teresa Massari. Con riferimento all'istruzione femminile scrisse infatti "va male per i maschi, ma va peggio per le femmine"! Bisognava fare qualcosa. E lo fece.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b) Scuola di valori e per un progetto di società&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente le riforme fransciniane rispondevano a esigenze concrete per quanto concerne cognizioni, saperi, istruzione che si ritenevano più adeguati per permetter ai giovani di inserirsi nel mondo produttivo, oltre che nella vita attiva di cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franscini voleva una scuola al passo coi tempi, e si impegnò affinché il nuovo sistema scolastico potesse garantire adeguate competenze all’evoluzione economica che si stava delineando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli aveva d’altronde ben in chiaro il nesso che lega economia e educazione, considerando quest’ultima – alla stregua di Adam Smith e di Melchiorre Gioia –condizione necessaria allo sviluppo moderno del paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sviluppo del sistema formativo che Franscini portò avanti non rifletteva tuttavia semplicisticamente la situazione del momento né si limitava a reagire di fronte a richieste che la società civile di volta in volta poneva. Ma, con notevole lungimiranza, guardava più avanti, già ponendo le premesse per sviluppi futuri e additando obiettivi a lungo termine, che altri, dopo di lui, avrebbero dovuto perseguire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine, per Franscini, la scuola rimaneva il luogo deputato all’educazione: educazione ai nuovi valori democratici, liberali, laici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se da un lato la scuola doveva assicurare i saperi teorico-pratici per permettere l’ammodernamento della società e del suo sistema produttivo, col fine di un generale miglioramento delle condizioni di vita, sociali, economiche e politiche, per permettere insomma quel progresso e quell’”incivilimento” che rimaneva l’obiettivo finale, dall’altro doveva garantire l’educazione civile dei futuri cittadini, chiamati un giorno ad esercitare la sovranità popolare alla base della rigenerata repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pensiero e l'agire di Franscini mantengono dunque una grande attualità. Un pensiero e un agire che sfuggono a qualunque connotazione di parte perché era personalità al disopra di antagonismi e passioni partigiane. Aveva capito che il progresso dello Stato – economico, sociale, il grado della qualità di vita dei suoi cittadini – passa attraverso l’efficienza e l’efficacia del suo sistema formativo, la presenza di strutture che promuovono la conoscenza e la diffusione del sapere, la messa in rete di un sistema scientifico coordinato e delle necessarie risorse umane e finanziarie. A 150 anni dalla morte, ricordiamo che proprio Stefano Franscini ammoniva che “spendere si deve per fondare e migliorare quelle istituzioni che centrali essere devono [ma] che senza cantonali sussidi non sorgeranno mai nel Cantone.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il progresso dello Stato passa anche attraverso la conoscenza e il confronto con quello che viene fatto oltre i confini cantonali. Il Franscini propugnava lo studio delle “cose svizzere, ché noi altri Ticinesi ne abbiamo gran bisogno”, avvertimento che ben si addice anche al momento attuale in cui si coordinano i cicli di studio universitari a livello europeo, si elaborano basi comuni per il controllo della qualità della scuola e si definiscono gli obiettivi generali di ogni tappa della formazione. L’affermazione del proprio lavoro e delle proprie qualità non si esprime rinchiudendosi in una sorta di torre d’avorio (che può essere anche segno di incapacità di confrontarsi con altri o vuoto di idee innovatrici o fastidiosa immodestia), ma nel confronto stesso con il lavoro e le qualità degli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La grande, importante e variegata attività lungo anni di esperienze personali permise al Franscini di avere nei confronti della scuola una molteplicità di approcci che ne fanno una caratteristica sua peculiare, e che rappresenta una ricchezza ancora oggi per noi preziosissima e attuale.&lt;br /&gt;Anche perché questa straordinaria poliedricità non è solo il frutto di una individualità particolarmente vivace, ma è connessa ad una capacità di affrontare le problematiche del mondo educativo con una visione d’assieme.&lt;br /&gt;Le sue lotte sia politiche che culturali in Ticino e in Svizzera, si assommavano ad una cultura vasta, solida e avanzata, che il Franscini si era in gran parte formato come autodidatta nelle grandi biblioteche milanesi dell’Ambrosiana e di Brera prima, e poi in severi studi statistici e di economia politica e di storia, sempre attento a ritenere quanto innovativo veniva elaborato nei vari paesi europei più avanzarti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche nel campo pedagogico il Franscini fu sensibile alle proposte che si confrontavano sia a livello svizzero che europeo, guardando con interesse alla lezione di Pestalozzi, di Fellenberg, di Girard.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per dire che l’azione riformatrice del Franscini, progressista e mai conservatore, è sempre stata orientata all’innovazione, al confronto con altre realtà ed esperienze. Per lui, precursore dei tempi, è sempre stato importante il concetto di un progredire all’interno di una realtà sempre meno rinserrata entro fragili confini e fondato su un coerente insieme di valori e un saldo progetto di società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Franscini fu unico per la sua straordinaria attività di costruttore ed edificatore dello Stato liberale, ma anche per la sua capacità di schiacciare gli avversari con il peso della sua rettitudine, della sua onestà, della sua devoluzione assoluta e persino intransigente alla cosa pubblica&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo con una sua frase che è espressione di grandissima umanità e umiltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Non mi vanto di essere perfetto nell’adempimento dei doveri della mia carica. Di questo bensì mi vanto, che i miei doveri mi stanno a cuore, e che fo ogni sforzo perché le persone giuste e imparziali mi abbiano ad annoverare tanto tra i buoni cittadini quanto tra i buoni e fedeli funzionari.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E aggiungeva: “Né per povertà né per ambizione non ho mai abiurato i princípi di libertà, non resa servile la mia penna.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo nacque povero, visse da povero e morì povero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-1972564765209586464?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/1972564765209586464/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=1972564765209586464' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/1972564765209586464'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/1972564765209586464'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/05/attualit-del-pensiero-di-franscini-per.html' title='Attualità del pensiero di Franscini per la scuola di ieri e di oggi'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RlbXQtJCAwI/AAAAAAAAACk/g4eft2PAdfg/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-6292611609339948335</id><published>2007-06-06T14:00:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:53.017+01:00</updated><title type='text'>Inaugurazione del Museo del manifesto ticinese</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RmaiRU45heI/AAAAAAAAACs/nrPWtefdj9k/s1600-h/GabrieleGendottiHome.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5072920448828278242" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RmaiRU45heI/AAAAAAAAACs/nrPWtefdj9k/s200/GabrieleGendottiHome.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - del 25 maggio 2007 a Morcote, in occasione dell'inaugurazione del Museo del manifesto ticinese)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Caro dottor Cavalli,&lt;br /&gt;Gentili signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una poesia dei miei tempi di scuola comincia cosí: C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico. Mi è venuta in mente osservando questi manifesti d’altri tempi: c’è il sole che rallegra le immagini. E c’è l’antico, un mondo ormai scomparso o che rimane nella mente di chi è già in avanti negli anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel cielo dei manifesti del Ticino, gli aquiloni di Giovanni Pascoli sono sostituiti dalle rondini che roteano intorno al campanile di Tesserete sullo sfondo dei Denti della Vecchia con il “Denciòn”, oggi palestra di arrampicata degli “scoiattoli”. Per un uomo della montagna come me, un angolo di silenzio tra alberi e pareti di roccia. Ce ne sono ancora nella nostra bella “terra di libertà e di avventura”, come diceva uno che veniva da fuori e che amava molto le nostre terre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Titolo del manifesto con le rondini “Ferrovia elettrica Lugano-Tesserete, anno 1924". Sono appena stato al Museo di Cevio per una mostra che ricorda un’altra ferrovia elettrica: la Valmaggina. I vecchi manifesti delle due ferrovie, alle quali si aggiunge la Biasca-Acquarossa, mi ricordano i sogni di qualche bambino in cui ci sono ancora trenini variopinti che collegano la città alla valle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E magari è anche il sogno di qualche adulto, davanti al paesaggio di oggi, che non si ritrova nei manifesti di questa mostra. A poco a poco cresce, per fortuna, nella coscienza della gente il senso del rispetto del verde e dell’aria pulita: è l’aria che si respira sul ponte in legno di Lucerna e sulle rive dei laghi di Lugano, del Lago Maggiore e del lago di Como, nel manifesto della Gotthard-Bahn. E proprio qui a Morcote se ne sa qualcosa. Non consola nessuno – l’hanno detto i morcotesi stessi in tv la settimana scorsa - l’introduzione della zona 30.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Augusto Giacometti dipinse nel 1930 un manifesto dal titolo “La bella Svizzera”. Rappresenta una farfalla dalle tinte forti su un cielo azzurro chiazzato di bianco. Forse la Svizzera è ancora bella, ma il cielo di questi manifesti non lo ritrovi più nemmeno guardando giù il lago dal Monte Generoso o dal Monte San Giorgio. Il fumo che la vaporiera dei manifesti sputava dal fumaiolo prendeva nell’aria forme diverse a coronare il manifesto. Lo sostituisce oggi la striscia dell’aereo che ci passa sopra la testa a 10 mila metri di altitudine e si dissolve nel cielo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E intanto sogniamo l’Alptransit. Mi sono chiesto come saranno i manifesti che prenderanno il posto di questi della Gotthard-Bahn o della Gotthardlinie im elektrischen Betrieb, autore Daniele Buzzi. Appariranno forse manifesti colorati di nero: sono i muri delle gallerie. Mi viene in mente un’altra lettura di scuola: Dante che esce dall’inferno, “per un pertugio tondo; e quindi uscimmo a riveder le stelle”. Speriamo, di giorno, di uscire dal “pertugio tondo” che è la galleria a rivedere le farfalle di Giacometti a volare nel verde, sfidano le nuvole di CO2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro dottore,&lt;br /&gt;Gentili signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari avrei dovuto tenere un discorso veramente ufficiale, dire che questi manifesti sono la testimonianza dell’epoca dei viaggi, sono le armi del turismo di un tempo e, per quelli moderni, le armi del turismo di oggi; aggiungere che il manifesto è l’immagine della grafica moderna e del suo sviluppo attraverso gli anni; parlare dell’importanza del turismo per il Ticino e del manifesto come strumento per presentare il nostro paese fuori dei nostri confini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dire che un manifesto affisso alla parete del nostro appartamento è magari l’espressione di una grande nostalgia per un momento della nostra vita che è passato, o essere semplicemente un “souvenir” come la cartolina o l’uccello in vetro di Murano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avrei potuto parlarvi della politica culturale di casa nostra; dell’importanza dei tanti musei che conservano la memoria del paese. Mi sono invece lasciato trascinare dalle emozioni e dai ricordi che queste immagini suscitano nell’animo di chi è sensibile ai cambiamenti del mondo che sono anche i cambiamenti del nostro modo di vita e di interpretare la vita; dunque nell’animo di voi che siete accorsi a questa inaugurazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esprimo dunque il mio personale piacere, come ticinese e come consigliere di Stato, per essere stato invitato a questa mostra ed esprimo la gratitudine dello Stato per ogni iniziativa, frutto dell’amore per il Paese, che arricchisce il patrimonio culturale del Ticino, ne conserva la memoria, affinché non venga mai meno la consapevolezza di quello che è stato prima di noi, senza la quale è difficile capire il presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi ringrazio dell’attenzione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-6292611609339948335?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/6292611609339948335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=6292611609339948335' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/6292611609339948335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/6292611609339948335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/06/inaugurazione-del-museo-del-manifesto.html' title='Inaugurazione del Museo del manifesto ticinese'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RmaiRU45heI/AAAAAAAAACs/nrPWtefdj9k/s72-c/GabrieleGendottiHome.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-94328592910768661</id><published>2007-06-11T10:59:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:52.860+01:00</updated><title type='text'>I 20 anni del Museo cantonale d'arte di Lugano</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rm0QLk45hfI/AAAAAAAAAC0/t2tpOR8IVd4/s1600-h/GabrieleGendotti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5074730146183349746" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rm0QLk45hfI/AAAAAAAAAC0/t2tpOR8IVd4/s200/GabrieleGendotti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; (Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione dell'inaugurazione della mostra “affinità e complementi" per i 20 anni del Museo cantonale d'arte di Lugano di mercoledì 6 giugno 2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Autorità cantonali e comunali,&lt;br /&gt;Gentili direttrice e direttore,&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;[1]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Signori membri del comitato scientifico,&lt;br /&gt;Gentili signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;esprimo dapprima, a nome mio personale come direttore del dipartimento a cui è affidata la gestione della politica culturale, e a nome delle colleghe e dei colleghi del Consiglio di Stato, le più vive felicitazioni per il traguardo dei vent’anni di attività di questo Museo cantonale d’arte. Alle persone che durante questo ventennio hanno lavorato per affermare la presenza del Museo nel panorama culturale, non solo ticinese, esprimo la gratitudine e la riconoscenza dello Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Museo cantonale d’arte è, per dirla alla Baudelaire&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn2" name="_ftnref2"&gt;[2]&lt;/a&gt;, “un phare allumé sur mille cittadelles” che sono tutti quei luoghi disseminati nel cantone, in cui si lavora nella consapevolezza che esiste un legame indissolubile tra conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale e progresso della società civile, e nei quali si esprime in varie forme l’identità culturale, non certo elemento racchiuso in immagini e realtà immutabili, ma - mi piace citare ancora il poeta della bellezza classica eterna e muta – patrimonio dinamico che “roule d’âge en âge”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cultura dunque intesa come “campo dinamico in continua trasformazione”, – come afferma un assessore alla cultura della vicina Italia – che guarda al futuro “rielaborando continuamente le esperienze del passato, ripercorrendo criticamente quella complessa e dinamica “archeologia” di saperi e conoscenze.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn3" name="_ftnref3"&gt;[3]&lt;/a&gt; L’arte e la produzione artistica contribuiscono a dare il senso di quella trasformazione. E’ il mutare eterno della percezione della realtà attraverso l’arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tener viva la luce del faro che illumina le mille cittadelle della cultura dovrà contribuire il progettato Osservatorio delle politiche culturali che si occuperà di coordinare le varie iniziative del pubblico e del privato, troppo spesso dipendenti da un eccessivo dipartimentalismo che anche nell’ambito culturale ha sempre impedito di fare un discorso coerente. Dovrà anche interrogarsi su temi fondamentali come quello della definizione e della proprietà del patrimonio culturale, dei suoi costi e della sua redditività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra è epoca di monitoraggi. E’ tempo e luogo di svolgere monitoraggi puntuali sulle attività dei musei, delle biblioteche e degli archivi che diano dati concreti su cui definire forme di cooperazione, disegnare curricoli di formazione per gli addetti al settore e, come obiettivo fondamentale, raggiungere un equilibrio ottimale tra conservazione e fruizione del nostro patrimonio culturale.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn4" name="_ftnref4"&gt;[4]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tale proposito – e così mi esprimo anche nel mio contributo per il catalogo della Mostra – mi piace sottolineare i rapporti con altri attori della politica culturale attivi nel nostro cantone, in primo luogo con la città di Lugano. Le edificazioni in corso nella città e le prospettive future sui contenuti che saranno accolti nei nuovi spazi lasciano prevedere collaborazioni costruttive in ambiti culturali specifici tra Stato, comuni, istituti e associazioni culturali. Si sa che la cultura “in rete” promuove l’esercizio del diritto al pubblico accesso dei centri della cultura, come un museo, una biblioteca o un archivio, ciò che risponde a un principio democratico che non può essere eluso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mostra che si inaugura oggi ha altri pregi, oltre a quello di offrire al pubblico la visione di opere d’arte significative provenienti da importanti collezioni pubbliche. Essa è un’occasione per dar risalto alla rete di relazioni che questo Museo ha intessuto con altri centri e enti culturali e al prestigio di cui oggi esso gode sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Che questa Mostra sia stata allestita sotto l’Alto Patronato della presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey è un segno di quel prestigio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per riprendere la citazione di prima, questo Museo è un “campo dinamico in continua trasformazione”, cioè che opera nel presente con uno sguardo al futuro definendone i possibili sviluppi futuri.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn5" name="_ftnref5"&gt;[5]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ evidente che qualsiasi progetto ha a che fare con problemi di ordine finanziario. Se da un lato viene affermata la volontà di mettere a disposizione i mezzi finanziari perché un progetto si realizzi, d’altro lato si sa che le risorse finanziarie non sono illimitate, specie di questi tempi in cui l’intervento dello Stato è invocato da più parti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Musei, biblioteche e istituti culturali vanno infatti oggi gestiti con criteri rigorosi di efficienza e di efficacia, nel pieno rispetto della loro missione, il cui esercizio è posto sotto l’alta sorveglianza e la vigile attenzione dello Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Restano certo le priorità nei campi della formazione, della sanità, della socialità e della sicurezza, preoccupazione sempre piú sentita dalla popolazione. Ma se siamo dell’avviso che la crescita civile di uno Stato dipende anche dalla valorizzazione del suo patrimonio culturale, dobbiamo pure essere consapevoli del fatto che lo Stato, cioè la collettività, deve assumerne i costi necessari attraverso una politica intelligente e cooperativa con tutti quegli enti e associazioni, pronti a assicurare la loro collaborazione, in armonia con lo spirito che discende dal titolo di questa mostra: Affinità e complementi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’augurio che faccio al Museo è che possa proseguire con successo sulle strade sinora imboccate: quella della conservazione, lo studio e l’incremento del patrimonio di proprietà cantone; quella della presentazione e dell’arricchimento della sua collezione permanente e la strada dell’animazione attraverso eventi come quello che inauguriamo oggi.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn6" name="_ftnref6"&gt;[6]&lt;/a&gt; L’appoggio dello Stato discende dal suo dovere di preservare, valorizzare e gestire la propria memoria. Il Museo cantonale d’arte, Signore e Signori, è diventato un tassello insostituibile della memoria artistica del paese, ma me ne rendo conto, se la sua missione è chiara a tutti, occorre però che lo Stato faccia uno sforzo ulteriore per dare al Museo gli strumenti per svolgerla al meglio: occorre qualche intervento sul contenitore e occorre adeguare gli spazi alle esigenze e agli standard di un museo moderno. Le difficoltà non mancano ma sapremo trovare a breve le soluzioni auspicate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Consentitemi, prima di concludere, di gettare uno sguardo, proprio da questo faro, sulle altre mille cittadelle, fari di questo Ticino che negli ultimi anni ha compiuto grandi passi nei campi della conoscenza, della comunicazione, della formazione, delle relazioni e delle collaborazioni con altre cittadelle irradianti cultura e scienza, prima di tutto nella vicina Lombardia, ma anche in tanti paesi di qua e di là dalle Alpi e dagli oceani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ un Ticino vivace, nei cui centri di studio, di ricerca e di cura del proprio patrimonio culturale si ottengono risultati riconosciuti a livello mondiale. E’ appena capitato di nuovo la settimana scorsa.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn7" name="_ftnref7"&gt;[7]&lt;/a&gt; Purtroppo, l’immagine di un cantone volto al futuro, che lavora con costanza e progettualità per una formazione moderna e dinamica della sua gioventú o che coltiva, con iniziative come questa del Museo cantonale d’arte, la memoria del proprio passato, è talvolta offuscata dalla nostra propensione ad assumere atteggiamenti di reticenza o di critica negativa persino di fronte a realizzazioni che in altre parti sono considerate un modello da seguire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è dunque ancora molta strada da fare perché il Paese si renda pienamente conto delle proprie potenzialità e perché sia vivo in tutti quel senso di identificazione che ci fa capire il vero significato di eventi come quello che stiamo inaugurando: quello di appartenenza a un Paese che ha dietro di sé un passato, la cui memoria è degna di essere coltivata, e un futuro ricco di attese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rinnovo i ringraziamenti&lt;br /&gt;- alla direttrice Manuela Rossi-Kahn&lt;br /&gt;- al direttore in carica Marco Franciolli&lt;br /&gt;- ai membri del comitato scientifico&lt;br /&gt;- agli amici del Museo&lt;br /&gt;- alla città di Lugano&lt;br /&gt;- agli sponsor privati&lt;br /&gt;- alla presidente della Confederazione per il patrocinio accordato all’evento&lt;br /&gt;- a tutte quelle persone che in modo o nell’altro hanno contribuito a dare prestigio e autorevolezza al Museo cantonale d’arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie inoltre a tutte le persone intervenute a questa cerimonia d’inaugurazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref1" name="_ftn1"&gt;[1]&lt;/a&gt; Rossi-Kahn? Franciolli? Tutt’e due?&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref2" name="_ftn2"&gt;[2]&lt;/a&gt; Baudelaire, Les fleurs du mal, Les Phares&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref3" name="_ftn3"&gt;[3]&lt;/a&gt; Mariella Zoppi in Culturae, www.cultura.toscana.it&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref4" name="_ftn4"&gt;[4]&lt;/a&gt; Da: Andrea Ghiringhelli, appunti sui beni culturali (anche paragrafo precedente)&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref5" name="_ftn5"&gt;[5]&lt;/a&gt; &lt;a href="http://www.exibart.com/profilo/eventi"&gt;www.exibart.com/profilo/eventi&lt;/a&gt; - comunicato stampa del MCA&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref6" name="_ftn6"&gt;[6]&lt;/a&gt; www.lugano-tourism.ch&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref7" name="_ftn7"&gt;[7]&lt;/a&gt; Istituto di ricerche in biomedicina di Bellinzona&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-94328592910768661?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/94328592910768661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=94328592910768661' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/94328592910768661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/94328592910768661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/06/20-anni-del-museo-cantonale-darte-di.html' title='I 20 anni del Museo cantonale d&apos;arte di Lugano'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rm0QLk45hfI/AAAAAAAAAC0/t2tpOR8IVd4/s72-c/GabrieleGendotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-7651045284736986599</id><published>2007-06-13T13:59:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:52.835+01:00</updated><title type='text'>Gestione dei casi problematici nella scuola</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rm_c5U45hgI/AAAAAAAAAC8/hhgI8cPUdGw/s1600-h/GendottiWeb.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5075518182487852546" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rm_c5U45hgI/AAAAAAAAAC8/hhgI8cPUdGw/s200/GendottiWeb.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti, Consigliere di Stato e Direttore del DECS, in occasione della Conferenza stampa del 13 giugno 2007 "Misure aggiuntive per la gestione dei casi problematici nella scuola")&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;[fa stato il testo parlato]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;vi saluto cordialmente alla conferenza stampa durante la quale vi presenteremo alcune nuove misure specifiche per far fronte a situazioni gravemente problematiche o "ingestibili" nella scuola. Le misure saranno introdotte a titolo sperimentale in alcune sedi già a partire dal prossimo anno scolastico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parliamo dunque di quelle situazioni difficili che sono fonte di preoccupazione e di disagio per tutte le componenti della scuola: genitori, allievi e docenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dapprima una doverosa premessa&lt;br /&gt;Ciò che succede nelle aule non è nient’altro che lo specchio della società. Va anche ricordato che gli allievi che frequentano le scuole ticinesi sono più di 50'000 e che i casi veramente difficili o "ingestibili" - cioè i casi che presentano derive comportamentali particolarmente gravi che si possono tradurre in espressioni di violenza o di inaccettabile indisciplina e quindi inficiare la vita di una classe o, addirittura, di un intero istituto scolastico - questi casi difficili o "ingestibili" si riducono a qualche decina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta dunque di un fenomeno che non ha assunto una valenza di portata generale. È dunque fuori luogo parlare di Bronx nelle nostre scuole, così come è fuori luogo un'eccessiva drammatizzazione di un fenomeno di società come già sentenziato da qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stragrande maggioranza dei nostri allievi si comporta in modo educato e si impegna con successo negli studi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I casi ingestibili esistono e vanno affrontati&lt;br /&gt;Vi sono però casi particolarmente gravi che non vanno né banalizzati né sottaciuti. Per questi casi dobbiamo adottare tutte le misure che consentono:&lt;br /&gt;· da un lato, di seguire tutti gli allievi nella loro crescita; allievi inseriti nel modello scolastico integrativo, caratteristico della scuola pubblica ticinese;&lt;br /&gt;· dall'altro lato dobbiamo intervenire con convinzione e con il necessario rigore affinché tutti rispettino alcune regole di comportamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Casi ingestibili: una novità?&lt;br /&gt;I casi difficili sono sempre esistiti. Probabilmente nel corso degli ultimi anni il fenomeno è diventato più “visibile” e oggetto di una particolare attenzione dei media; le sensibilità sono aumentate, così come è aumentata la gravità di talune derive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni anni or sono – siamo nel 2001 - avevo ventilato la realizzazione di strutture con scolarizzazione interna nelle quali far confluire i casi particolarmente gravi, senza ottenere però un grande riscontro. I tempi non erano per così dire ancora maturi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un approccio pragmatico&lt;br /&gt;Contemporaneamente il DECS dava allora avvio ad alcune riflessioni su come gestire allievi difficili proponendo alcune iniziative per contenere i fenomeni di violenza. A fianco delle riflessioni fatte in vari istituti scolastici come pure a livello di Divisione della scuola e di Divisione della formazione professionale (quest'ultima ha ad esempio elaborato un sorta di vademecum destinato ai suoi dirigenti scolastici), nel 2002 è stato costituito il Gruppo di coordinamento interdipartimentale "allievi problematici" DECS, DSS, DI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il DECS ha dunque voluto riflettere a fondo e:&lt;br /&gt;· descrivere il quadro della situazione in relazione alle tipologie di disadattamento, l’assenteismo, i disturbi gravi di comportamento e le varie possibilità di modelli scolastici, dal modello segregativo alla sospensione a tempo indeterminato, dalla formazione di classi speciali a classi atelier in preparazione dell’insegnamento professionale;&lt;br /&gt;· studiare misure specifiche – anche innovative - con lo scopo di monitorare in permanenza le forme di disagio, di rendere più stabili le misure sui così detti “casi difficili” e, come nuove misure, di formare personale specializzato che sappia gestire anche un distacco dall’attività scolastica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il DECS continua a puntare su una politica di integrazione che si fonda sul principio di non escludere nessuno a causa di una sua diversità. Di fronte alla crescente brutalità degli atti di violenza si vede però costretto, da un lato, a ricercare soluzioni alle situazioni di disagio che si manifestano a scuola, d’altro lato, a proteggere chi segue regolarmente il suo percorso formativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le misure fatte proprie dal Consiglio di Stato nella seduta del 12 giugno 2007&lt;br /&gt;Esaminato l'esito delle misure sinora adottate, sulla scorta delle esperienze maturate nel corso degli ultimi anni e considerate le esigenze manifestate da tutte le componenti della scuola, la Divisione della scuola ha elaborato una serie di nuove misure specifiche e complementari in merito alle situazioni gravemente problematiche o ingestibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono studi che hanno evidenziato le necessità di affinare e, nel limite del possibile, di distinguere le modalità di intervento e le risorse a disposizione degli istituti. Si va da forme di diversificazione dell’insegnamento a proposte di riforma dei Servizi di sostegno sino alla creazione di "zone cuscinetto" temporanee all’interno degli istituti gestite da personale appositamente formato o alla creazione di reti di collaborazione con istanze esterne, pubbliche e private, disposte ad accogliere per un lasso di tempo gli allievi che svolgono un’esperienza diversa da quella scolastica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Il Consiglio di Stato ha deciso di liberare le necessarie risorse umane e finanziarie per poter avviare alcune sperimentazioni già a partire dal prossimo anno scolastico: sono previste l'assunzione di personale supplementare (indicativamente 3 persone a tempo pieno) con uno statuto di educatore o affine e l'attribuzione di un credito supplementare di circa 300'000 franchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riassumo e concludo&lt;br /&gt;Siamo coscienti che il problema dei casi "ingestibili" esiste e va affrontato. Non siamo però nel Bronx.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le componenti della scuola – genitori, allievi, docenti – chiedono di elaborare regole chiare e condivise la cui violazione sia seguita da sanzioni adeguate e certe. Stiamo attentamente valutando affinamenti dei regolamenti e la messa a disposizione delle scuole di indicazioni sulle modalità di intervento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo riflettuto a fondo su come affrontare e risolvere situazioni particolarmente gravi -a monte delle quali spesso manca la famiglia – proponendo soluzioni che si ispirino nel limite del possibile e del ragionevole al concetto di scuola integrativa sempre partendo da un’ottica educativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Consiglio di Stato ha deciso di adottare, in via sperimentale e già a partire dal prossimo mese di settembre, misure per affrontare le situazioni più gravi e ha liberato risorse umane e finanziarie supplementari, attualmente valutate in 300'000 franchi, ma che potrebbero raggiungere, in caso di generalizzazione delle misure sull'intero territorio, un importo attorno a ca. 3 mio di franchi all'anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il momento - e in attesa dell'esito della sperimentazione - rimane dunque in sospeso la misura che considera il possibile collocamento dei casi particolarmente difficili in istituti con scolarizzazione interna. Anche su questo punto stiamo riflettendo e verificheremo, sulla scorta delle sperimentazioni del prossimo anno scolastico, la necessità di creare Istituti con scolarizzazione interna a partire dai prossimi anni scolastici. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-7651045284736986599?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/7651045284736986599/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=7651045284736986599' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7651045284736986599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7651045284736986599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/06/gestione-dei-casi-problematici-nella.html' title='Gestione dei casi problematici nella scuola'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rm_c5U45hgI/AAAAAAAAAC8/hhgI8cPUdGw/s72-c/GendottiWeb.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-2082222577979047192</id><published>2007-06-20T09:25:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:52.675+01:00</updated><title type='text'>Inaugurazione dell’Istituto comunale di Preonzo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RnjXIk45hiI/AAAAAAAAADM/JtDRvcMF4lQ/s1600-h/GabrieleGendottiHome.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5078045122201486882" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RnjXIk45hiI/AAAAAAAAADM/JtDRvcMF4lQ/s200/GabrieleGendottiHome.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; (Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione dell'inaugurazione dell’Istituto comunale di Preonzo del 16 giugno 2007)&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Caro sindaco (Fabio Pasinetti),&lt;br /&gt;autorità civili e religiose,&lt;br /&gt;caro direttore del centro scolastico (Michele Bedolla),&lt;br /&gt;gentili signore e signori docenti,&lt;br /&gt;care ragazze e ragazzi che frequentate questa scuola,&lt;br /&gt;signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;questa è una festa. Una bella festa che più bella non si può. Perché inaugurare una scuola o una scuola rimessa a nuovo e ampliata come questa è qualcosa che riempie tutti di soddisfazione e di orgoglio: le autorità, la popolazione e voi, ragazze e ragazzi, che ogni giorno passate per quella porta. E’ anche il segno di una politica lungimirante che sa che le cittadine e i cittadini di domani si formano sui banchi di scuola e che l’esercizio della democrazia e della libertà passa attraverso la formazione di persone consapevoli dei propri diritti, ma anche dei propri doveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una bella festa anche per un Consigliere di Stato che si occupa di scuola e che ha la possibilità di abbandonare il suo ufficio per immergersi in una delle tante realtà che sono le sedi scolastiche del cantone. Abbiamo belle scuole: belle perché sono accoglienti, perché convenientemente arredate, perché vi lavorano docenti preparati e sensibili alle necessità dei giovani. Allora dico che siamo fortunati perché fortunato è quel paese che costruisce scuole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci riempiono di gioia le immagini che ogni tanto ci vengono dalla televisione e che mostrano i volti sorridenti di ragazze e ragazzi che possono finalmente andare a scuola in una parte del mondo in cui fino a quel momento non c’è stata una scuola, perché ci sono stati disordini che hanno turbato il normale vivere della gente. Molte nostre organizzazioni umanitarie che vanno in paesi lontani costruiscono dapprima la scuola. Imparare a leggere, a scrivere e a far di conto – come si diceva ai tempi di Stefano Franscini, ricordato proprio in queste settimane – ma anche imparare a capire la realtà e a rendersi conto di quello che possiamo fare o che dobbiamo fare, vuol dire diventare e essere uomini liberi. La libertà è il dono più grande che ci sia.&lt;br /&gt;E noi siamo fortunati, perché possiamo dire con una certa fierezza, parafrasando Benjamin Franklin, che “dove c’è la libertà, quello è il mio paese”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo il mondo oggi è diventato più difficile di un tempo: più difficile per chi in un comune è investito della gestione della cosa pubblica perché le esigenze della gente sono aumentate ed è difficile accontentare tutti; più difficile per i genitori che non sono più in grado di rispondere a tutte le domande, che figlie e figli pongono, e che sono suggerite da una realtà che le immagini della televisione fanno ogni giorno più vasta e complicata; più difficile per le docenti e i docenti che si trovano a lavorare davanti a classi che sono, ognuna, una piccola comunità di ragazze e ragazzi con dietro di sé esperienze di vita diverse, mentalità diverse e anche lingue diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si dice anche che il paesaggio ha un’anima che è la nostra, nati e cresciuti qui. Non possiamo però dimenticare che il paesaggio che ci circonda – questa aspra valle Riviera, che nasconde in alto angoli di silenzio a ridosso delle cime – racconta a chi vive qui storie ormai diverse: a chi è cresciuto qui con la propria famiglia; a chi ci è arrivato da poco perché il destino – si dice così – ha voluto che fuggisse dal paese dov’è nato e arrivasse qui da noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche qui ormai, la realtà di una classe non è più quella che abbiamo vissuto noi, genitori o nonni. Ma se da un lato si chiede alle docenti e ai docenti di assumere una parte attiva nel nuovo contesto sociale perché la strada che abbiamo scelto è quella dell’integrazione, con tutti i problemi che tale scelta comporta, dall’altro abbiamo bisogno anche della collaborazione della famiglia perché insegnare ai giovani a vivere gli uni vicino agli altri, a rispettare le idee dell’altro, a condividere le difficoltà del vivere quotidiano - anche nell’ambito della scuola - è compito che non si esaurisce nel minuto in cui suona il campanello di fine lezione (se ne avete uno). E fa piacere vedere bambine e bambine che giocano e imparano assieme nonostante le tante diversità. Sono d’esempio per noi grandi. La tolleranza, ma anche l’attitudine alla convivenza civile, la si impara da piccoli.&lt;br /&gt;La scuola è terreno fertile per queste lezioni di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo non sempre basta la buona volontà e il mondo di oggi – anche il nostro piccolo mondo ticinese – è scosso da avvenimenti particolarmente gravi di intolleranza e di violenza. Il dipartimento sta mettendo in atto nuove misure per far fronte a situazioni ritenute insostenibili all’interno di un istituto scolastico e la messa a disposizione dei mezzi finanziari necessari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma voglio dire anche un’altra cosa: Non siamo il bronx: i casi di comportamenti veramente ingestibili o difficili sono una decina su 50'000 allieve e allievi che frequentano le nostre scuole. Chiudo questa parentesi doverosa perché mi piace agire con realismo, lontano da qualsiasi sensazionalismo anche se capisco che certi fatti turbano più noi di altre persone che vivono in realtà ben più tormentate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sasso che frantuma il vetro della finestra di una scuola è più di uno stupido atto di vandalismo. E’ qualcosa di riprovevole ma anche fonte di tristezza, perché è un tentativo di spegnere la voce di chi insegna, a chi è al primo traguardo sul cammino della vita, è il tentativo di colpire un’istituzione pubblica che si prefigge di insegnare ai giovani a pensare, a far uso della ragione critica, che costituisce la premessa per diventare donne e uomini indipendenti e liberi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gentili signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torno volentieri ai sentimenti di soddisfazione e di gioia che una festa come questa suscita nel nostro animo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esprimo la gratitudine dello Stato alle autorità politiche di questo paese: hanno capito l’importanza della funzione di una scuola il cui compito educativo è fondamentale per il futuro del cantone, delle sue cittadine e dei suoi cittadini che sono le ragazze e i ragazzi di oggi. Le ringrazio anche di questo sguardo in avanti che concretamente si esprime attraverso progetti di possibile ampliamento futuro del rinnovato centro scolastico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringrazio gli architetti Canonica e Rosselli, le ditte e gli artigiani che hanno trasformato idee e progetti in qualcosa di concreto che è lo stabile che ci sta qui davanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esprimo la gratitudine dello Stato anche alle famiglie della simpatia e dell’attenzione con cui seguono il diventar grandi delle loro figlie e dei loro figli e seguono il lavoro delle docenti e dei docenti nella consapevolezza che la famiglia non può abdicare al suo ruolo di educatrice accanto alla scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo rivolgendomi alle ragazze e ai ragazzi, perché la festa è prima di tutto la loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Care ragazze e cari ragazzi,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voi passate quella porta ogni mattina per andare a scuola. Penso che nella vostra cartella non ci siano solo libri e quaderni, ma anche tanta curiosità di imparare. Perché il segreto sta proprio qui: nell’essere curiosi, curiosi di sapere perché una cosa è fatta così e non cosà, curiosi di imparare cose nuove e di scoprire altri mondi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi auguro che la sera, quando uscite dalla stessa porta per tornare a casa, abbiate lo stesso sorriso della mattina, la stessa voglia di continuare a imparare cose nuove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è cosí vuol dire che avete brave maestre e bravi maestri. Esprimo dunque anche a loro la gratitudine dello Stato per ciò che fanno che è qualcosa di prezioso e di indispensabile per il futuro della nostra gente e per la loro felicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie dell’attenzione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-2082222577979047192?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/2082222577979047192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=2082222577979047192' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/2082222577979047192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/2082222577979047192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/06/inaugurazione-dellistituto-comunale-di.html' title='Inaugurazione dell’Istituto comunale di Preonzo'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RnjXIk45hiI/AAAAAAAAADM/JtDRvcMF4lQ/s72-c/GabrieleGendottiHome.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-6884933241035613047</id><published>2007-06-20T09:38:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:52.523+01:00</updated><title type='text'>Fine anno scolastico 2006/2007</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RnjZ5E45hjI/AAAAAAAAADU/q1PaIY5vCDY/s1600-h/GabrieleGendotti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5078048154448397874" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RnjZ5E45hjI/AAAAAAAAADU/q1PaIY5vCDY/s200/GabrieleGendotti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Lettera aperta di Gabriele Gendotti - Consigliere di Stato e Direttore del DECS - per la fine dell'anno scolastico 2006/2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;Gentili signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;rinnovo anche quest’anno la consuetudine, doverosa ma gradita, di rivolgermi a tutte le persone che operano nel campo della formazione, sia negli uffici dipartimentali, sia nelle scuole, ed esprimo la mia gratitudine per l’impegno dimostrato nell’assolvimento di compiti sempre più complessi, perché sempre più complessa diventa la realtà in cui siamo chiamati a operare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ doveroso in questa occasione ringraziare chi mette a disposizione le proprie competenze, il proprio lavoro e la propria intelligenza perché la nostra scuola rimanga un luogo in cui non solo si acquisisce nuovo sapere, ma si è anche consapevoli dell’importanza di imparare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ una consuetudine gradita perché consente di prendere contatto diretto con chi condivide il piacere di costruire qualcosa per il Paese, ma anche le preoccupazioni che la società in cui viviamo fa nascere e coltiva dentro di sé per le trasformazioni in atto, la messa in discussione di valori considerati finora indiscutibili e la susseguente mancanza di orientamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci siamo parecchio occupati, quest’anno, delle proposte dell’accordo intercantonale HarmoS. Il Dipartimento ha condiviso le preoccupazioni provenienti da diverse cerchie della nostra scuola e si è impegnato per una riforma dell’ordinamento scolastico che non affossa quello che di positivo è già stato fatto e la cui bontà ci è riconosciuta anche fuori dei confini cantonali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la soluzione non sarà quella di estraniarci da quanto viene proposto – conseguenza, per esempio, della nuova realtà in movimento, delle migrazioni internazionali, della convivenza tra differenti provenienze culturali, della necessità di favorire la mobilità – ma di essere presenti e attivi con le nostre esigenze e la nostra esperienza laddove si fa necessaria un’armonizzazione, non un’uniformazione, di sistemi diversi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ certo che fare dell’integrazione – interpretata come opportunità - uno degli obiettivi della politica scolastica vuol dire esserci incamminati su una strada non priva di difficoltà. Anche se l’integrazione non è solo della scuola, essendo altri attori sociali chiamati a dare il loro contributo e a sostenerci in questa azione, non vediamo come sia possibile fare un passo indietro, di fronte all’eterogeneità divenuta ormai elemento centrale della nostra società e dunque delle classi delle nostre scuole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preoccupano oggi gli atti di violenza entrata nelle nostre scuole, derivanti spesso da situazioni familiari difficili o compromesse, da vite vissute lontane dai nostri criteri di giudizio, da modelli di riferimento discutibili o persino sbagliati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Dipartimento ha recentemente illustrato una nuova serie di misure per far fronte con successo, ma anche con ragionevolezza, a quella decina di casi definiti “ingestibili” che hanno turbato recentemente docenti, famiglie e giovani delle nostre scuole. Le misure previste vanno dalla diversificazione dell’insegnamento a progetti individualizzati all’interno della scuola. Non potrà ovviamente venir meno la collaborazione di enti e servizi esterni alla scuola. La situazione viene presa sul serio senza incorrere in interpretazioni strumentali o lasciarci trascinare da reazioni emotive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le vacanze che stanno per cominciare – lunghe o meno lunghe che siano - serviranno a recuperare le energie spese durante questi mesi in un lavoro spesso gratificante, ma talvolta anche fonte di qualche delusione. La pausa può servire anche a approfondire studi lasciati in sospeso, a leggere nuovi libri, ad acquisire nuove conoscenze ed esperienze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona estate a tutte e a tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-6884933241035613047?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/6884933241035613047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=6884933241035613047' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/6884933241035613047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/6884933241035613047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/06/fine-anno-scolastcio-20062007.html' title='Fine anno scolastico 2006/2007'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RnjZ5E45hjI/AAAAAAAAADU/q1PaIY5vCDY/s72-c/GabrieleGendotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-7878701419531875722</id><published>2007-06-21T14:25:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:52.242+01:00</updated><title type='text'>Consegna dei diplomi dell’Istituto universitario federale</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rnpu_E45hlI/AAAAAAAAADk/lnAJ-vIFbGg/s1600-h/GendottiWeb2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5078493559736862290" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rnpu_E45hlI/AAAAAAAAADk/lnAJ-vIFbGg/s200/GendottiWeb2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione della Consegna dei diplomi dell’Istituto universitario federale del 21 giugno 2007 ad Ascona)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Signora Direttrice dell’Istituto universitario federale per la formazione professionale,&lt;br /&gt;Signor Direttore nazionale della formazione,&lt;br /&gt;Signor Direttore regionale,&lt;br /&gt;signore e signori docenti neodiplomati,&lt;br /&gt;signore e signori ospiti,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fra qualche minuto potrete apprendere come liberarvi dallo stress. Lo stress è quasi diventato un nostro compagno di vita.&lt;br /&gt;Penso che questa giornata sia, per voi neodiplomate e neodiplomati, liberatoria in tal senso anche senza particolari istruzioni. Infatti è la giornata che corona il vostro impegno nell’accompagnare, alla vostra preparazione disciplinare o professionale specifica, quella pedagogica che è indispensabile per poter entrare in aula.&lt;br /&gt;Oggi è impensabile, salvo forse in pochi casi di doni di vita, che una persona si improvvisi docente sulla scorta della pura e semplice competenza in un ambito disciplinare o in un ambito lavorativo. Occorrono, per farlo, precisi strumenti d’ordine pedagogico e didattico, già per il fatto che oggi il docente, in classe, non si confronta solo con il compito dell’insegnamento, ma con tutta una serie di altri compiti che gli sono sempre più spesso delegati dalla famiglia, nella varie forme in cui oggi questa si coniuga, o dalla società&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;Penso di poter partecipare anch’io ai vostri sentimenti di sollievo per il traguardo raggiunto e, letteralmente, di alleggerimento dal peso di un impegno che è certamente notevole, sia pure con le facilitazioni del caso, perlomeno per chi segue il curricolo lungo di abilitazione, facilitazioni che è bene tener presente anche alla fine del percorso.&lt;br /&gt;E’ l’impegno di chi deve conciliare la normale attività d’insegnamento, che è già parecchio onerosa nelle sue varie articolazioni – lezioni, preparazione, correzioni, amministrazione, partecipazione - con le lezioni all’Istituto e il lavoro e lo studio personali e infine ancora con la vita privata in tutti i suoi risvolti, sia “obbligatori” (penso a chi ha famiglia, figli) sia facoltativi (penso a momenti ricreativi che fanno pur parte ormai della normalità).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenuto conto dunque del cammino che avete percorso per giungere al traguardo – mi rivolgo qui ai neodiplomati – i miei complimenti sono doverosi, anche perché al vostro successo personale si accompagna quello istituzionale.&lt;br /&gt;Infatti, con i vostri diplomi il sistema scolastico e formativo cantonale guadagna sicuramente in qualità e, soprattutto, ne traggono beneficio i giovani e adulti affidati alle vostre competenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa circostanza, di fronte a un pubblico così qualificato, sembra però opportuno accompagnare alle parole rituali di congratulazione qualche breve riflessione d’ordine generale proprio sul sistema formativo di cui andrete ora a incrementare la qualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima riflessione riguarda proprio l’Istituto, per sottolinearne la sua nuova esistenza.&lt;br /&gt;E’ pur vero che una parte notevole dei diplomi oggi consegnati ha le radici ancora nel “vecchio” Istituto svizzero di pedagogia della formazione professionale.&lt;br /&gt;Però da orami sei mesi ci troviamo interamente nel nuovo Istituto, nato dalla nuova Legge federale sulla formazione professionale e nato anche dagli sforzi dei parlamentari ticinesi di assicurarne prima di tutto l’esistenza, esistenza che ancora oggi, a Palazzo federale, è messa in discussione con vari pretesti, fra i quali non manca naturalmente – e in questo caso è un vero pretesto – l’aspetto finanziario, perché il nuovo Istituto universitario non costa più di prima. In secondo luogo, i parlamentari ticinesi si sono anche particolarmente battuti per assicurarne l’articolazione in tutte le regioni linguistiche del Paese, ed è sicuramente grazie al loro impegno se oggi, in questa significativa cornice del Monte Verità, in cui si riuniscono scienza e spiritualità, si possono consegnare i diplomi da parte di una delle sedi regionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda riflessione riguarda il nuovo statuto dell’Istituto. Assumendo lo statuto universitario, così come lo prevede esplicitamente la nuova Legge federale, appare più che scontato che esso abbia assunto anche l’autonomia dall’amministrazione pubblica, che in tutto il mondo si riconosce alle istituzioni universitarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’altra parte neppure il Ticino ha tentennato in quest’ambito, quando si è trattato di avviare le sue realtà universitarie, prima l’Università – l’USI - e poi la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana – la SUPSI. Istituzioni che sono legate allo Stato dalla loro connotazione di ente di diritto pubblico ma che poi funzionano con ampia autonomia dall’Amministrazione cantonale, regolata da un contratto di prestazione tra i rispettivi Consigli universitari e il Consiglio di Stato e analogo a quello in allestimento per l’Istituto universitario federale per la formazione professionale e che legherà quest’ultimo al Consiglio federale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio per completare questo quadro di autonomia, occorre ora, nel Cantone Ticino, fare un ulteriore passo nella costruzione di un sistema coerente degli istituti di rango universitario, assegnando a tutti loro lo stesso statuto. Il pensiero va naturalmente all’istituto parallelo per la formazione degli insegnanti nel Cantone Ticino, cioè all’Alta scuola pedagogica, per la quale appare legittimo avviare, perfezionare e concludere le riflessioni sulla sua collocazione istituzionale più coerente con quella degli altri curricoli universitari, anche alla luce delle suggestioni che vengono direttamente o indirettamente dagli organismi di accreditamento nazionali, quando essi si chinano a valutarne l’impianto, le prestazioni e le esigenze di sviluppo.&lt;br /&gt;Collocazione che non dovrebbe peraltro complicare ulteriormente il quadro universitario del Cantone, fortemente caratterizzato da USI e SUPSI, a loro volta già parecchio unite da accordi di collaborazione e servizi comuni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza e ultima breve riflessione parte proprio dalla constatazione della presenza di più istituzioni di grado universitario che si contendono il compito di formare i docenti delle scuole, ma non solo quelli. Infatti, insegnamento e formazione non sono certo più solo una prerogativa dell’aula scolastica, ma avvengono in contesti sempre più diversificati, si può dire in ogni contesto dell’attività umana. Sempre più nuove e diversificate sono pertanto le figure dei formatori e si capisce anche che vi sia anche una certa diversificazione nell’offerta di formazione per queste figure.&lt;br /&gt;Offerta cui partecipa l’USI, nell’ambito della Facoltà di scienza della comunicazione, la SUPSI, con il suo Dipartimento di scienze aziendali e sociali, e, certamente, più naturalmente indirizzate a questo compito, l’Alta scuola pedagogica e l’Istituto universitario federale per la formazione professionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presenza di tutti questi attori, esige, in un territorio in cui la potenziale utenza ha sicuramente limiti quantitativi, un forte impegno nel coordinamento, che può essere fatto in varie forme, per esempio logisticamente – e qui sto pensando al futuro campus universitario di Lugano e alla possibilità che vi si insedi anche l’Istituto universitario federale per la formazione professionale – oppure nella ripartizione dei compiti, per evitare doppioni asfittici, oppure ancora nella riunione delle risorse laddove soltanto la loro concentrazione – per esempio nel campo della ricerca – consente di raggiungere risultati sostenibili sul piano nazionale e, soprattutto, internazionale.&lt;br /&gt;Poiché i parametri di giudizio sulla qualità delle istituzioni di formazione, della loro ricerca di base e della loro ricerca applicata non sono più locali, nemmeno nazionali, ma sono oramai internazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo monito e con queste prospettive, concludo il mio intervento.&lt;br /&gt;Rinnovo i miei complimenti ai neodiplomati di ogni categoria che oggi terminano ufficialmente un curricolo formativo, compiacendomi per il contributo che certamente sapranno dare per lo sviluppo qualitativo dell’intero sistema formativo ticinese, sia esso a scuola sia esso nei laboratori, nelle officine e in ogni altro contesto. Ringrazio i collaboratori dell’istituto, dalla direttrice nazionale fino ai docenti e al personale amministrativo, per il contributo che hanno dato in tal senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un particolare complimento va ai giovani apprendisti che hanno partecipato al concorso per il miglior lavoro conclusivo della loro formazione e naturalmente ai premiati e ai loro docenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tutti auguro una pausa serena e rinnovatrice delle forze, per un rientro ad agosto con le migliori prospettive per il nuovo anno scolastico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-7878701419531875722?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/7878701419531875722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=7878701419531875722' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7878701419531875722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/7878701419531875722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/06/consegna-dei-diplomi-dellistituto.html' title='Consegna dei diplomi dell’Istituto universitario federale'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rnpu_E45hlI/AAAAAAAAADk/lnAJ-vIFbGg/s72-c/GendottiWeb2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-2903283491615755149</id><published>2007-07-05T11:21:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:51.998+01:00</updated><title type='text'>Cerimonia di consegna diplomi ASP 2007</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Roy49Dy5rTI/AAAAAAAAADs/XvFsXdmgwew/s1600-h/GabrieleGendotti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5083641438524779826" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Roy49Dy5rTI/AAAAAAAAADs/XvFsXdmgwew/s200/GabrieleGendotti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi ASP 2007 del 2 luglio 2007 a Locarno)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro direttore,&lt;br /&gt;Signore e signori docenti,&lt;br /&gt;Care diplomate e cari diplomati,&lt;br /&gt;Signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;poiché l’uomo (comprese le donne) è curioso per natura, magari qualcuno si attende che dica subito qualcosa su quanto riferisce la stampa scritta e parlata di questi tempi a proposto della nostra Alta scuola pedagogica. Sull’argomento del riconoscimento a livello federale del titolo ASP per i docenti di scuola media – perché di questo si tratta - riferirò più avanti anche perché la tematica in discussione non riguarda il riconoscimento dei diplomi delle diplomate e dei diplomati qui presenti tanto per quel che concerne l’abilitazione a insegnare nelle scuole dell’infanzia ed elementare, quanto per i diplomi che abilitano a insegnare nelle scuole medie del cantone Ticino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi preme, prima di tutto, a nome mio personale e del Consiglio di Stato, felicitarmi con le diplomate e i diplomati qui presenti per il traguardo raggiunto e per il successo ottenuto negli studi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Care diplomate e cari diplomati,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avete scelto una professione ogni giorno più complessa e difficile. Complessa perché la scuola opera in una realtà in cui le certezze di un tempo sono cadute, le autorità di una volta non sono più riconosciute, la convivenza si fa ogni giorno più problematica. Senza dimenticare la velocità con la quale avvengono i mutamenti che toccano anche il nostro modo di interpretare e di vivere la quotidianità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una professione difficile perché siete chiamati a riflettere e a far riflettere su quanto si insegna e si impara – è uno dei compiti principali della scuola - e la riflessione esige un tempo lento che spesso si scontra con la mentalità di oggi che vuole tutto subito, senza particolare fatica e che genera superficialità e tante illusioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma difficile anche perché capiterà di ritrovarvi soli di fronte a situazioni delicate perché riguardano i giovani, cioè la persona umana, che ha un’anima, fatta di desideri, di sentimenti e di emozioni, difficili da racchiudere entro confini ben definiti o da descrivere secondo norme fisse o formule matematiche. La scuola è sempre piú sola e deve assumersi responsabilità che un tempo non ha avuto, perché assunte da altri, per esempio dalla famiglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nemmeno quattro anni fa, si è voluto definire il ruolo del docente sulla base di tesi ben confezionate, secondo cui voi dovete: avere funzioni di gestione e di orientamento sociale, favorire l’integrazione sociale, essere persona esperta negli ambiti dell’apprendimento e dell’insegnamento e un formatore cosciente del proprio ruolo e dei propri limiti, essere esperto nell’affrontare i cambiamenti e nel confronto con l’eterogeneità; assumere il ruolo di docente con convinzione, sapersi muovere all’interno di un team di lavoro, essere coscienti di prestare un servizio pubblico; assolvere un lavoro di formazione sostenuto e riconosciuto pubblicamente. A tale proposito magari qualcuno ha motivo di lamentarsi perché non sempre la professione docente gode nell’opinione pubblica l’appoggio e il riconoscimento che si merita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voi siete tutto questo e in più ognuno porta nella classe la propria personalità, la propria voglia di insegnare - che vuol dire anche voler bene ai propri allievi - la voglia di suscitare in loro la curiosità di conoscere nuove cose. Perché, in fin dei conti, il segreto sta tutto qui (sottintesa la presenza della competenza professionale): nello svegliare e mantenere sveglia la curiosità di chi si presenta davanti a voi. E siete voi, dentro le quattro pareti di un’aula, i primi attori della qualità della scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente è imperativo oggi parlare di qualità della scuola e di garanzia della qualità della scuola. Vuol dire offrire a tutti gli allievi pari opportunità di imparare indipendentemente dalla sede scolastica frequentata; vuol dire valorizzare le risorse umane, in primo luogo dei docenti che grazie al loro spirito d’iniziativa stimolano la creatività propria e quella degli allievi, assicurano la varietà del loro lavoro; vuol dire anche preparare adeguatamente i giovani ad affrontare le difficoltà che incontreranno sulla strada che li porterà a essere adolescenti prima e aduli dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si tratta solo di nozioni e di contenuti di un programma scolastico, ma anche di carattere: bisogna – i giovani prima di tutto - essere capaci di superare i momenti difficili, nella consapevolezza che quella strada presenta anche degli ostacoli che si superano con la fatica e la costanza e che è illusorio aggirarli affidandosi alle lusinghe di un paradiso artificiale che non porta da nessuna parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti casi, detti oggi difficili, derivano proprio da questo mondo di illusioni cui si affidano giovani senza guida o che rifiutano ogni genere di guida. Si sa che l’insuccesso nell’età giovanile, se porta all’abbandono prematuro degli studi o esclude vie alternative di formazione, porta all’esclusione sociale e a eventi di devianza e di violenza di cui, purtroppo, sono piene le cronache. Molto dipende dal grado di equità del sistema scolastico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tale proposito è a vostra disposizione la pubblicazione recente dell’Ufficio studi e ricerche dal titolo “Equi non per caso”. E’ un’ulteriore strategia per verificare la qualità di una scuola che passa anche attraverso l’offerta delle stesse possibilità di apprendimento, dunque nella scelta di un tipo di sistema scolastico in cui la scelta integrativa non conduce necessariamente – come qualcuno asserisce e sbaglia – a un livellamento verso il basso, ma a una strategia pedagogico-didattica che vuol limitare le disparità sociali di partenza. A proposito dell’indagine internazionale PISA abbiamo preso atto delle pecche registrate del nostro sistema scolastico, ma anche dei riconoscimenti per quel che di buono stiamo facendo. L’integrazione degli allievi è uno di quelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito dei così definiti “casi ingestibili” – che sono da noi una sessantina rispetto agli oltre 50'000 allievi che frequentano le nostre scuole e a monte dei quali spesso manca la famiglia – sono stati recentemente oggetto di approfondimento e di decisioni importanti da parte del mio Dipartimento. Ma anche in questa sede mi preme precisare che è assolutamente fuori luogo parlare di bronx nelle nostre scuole come qualcuno sentenzia. La spettacolarizzazione degli avvenimenti non giova mai alla verità. Magari la vuole l’opinione pubblica, amante di sensazioni forti e di scandali più o meno autentici, ma a chi deve affrontare il problema – e la scuola lo deve affrontare con conoscenza di causa – non serve assolutamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’anno scolastico appena concluso è stato anche l’anno dell’approvazione dell’Accordo intercantonale sull’armonizzazione della scuola dell’obbligo, chiamato HarmoS. La scuola elementare e la scuola media ticinese rimangono immutate nella loro durata. La scuola dell’infanzia diventa obbligatoria da 4 anni in sú. In sostanza si protrae la situazione attuale. Già oggi praticamente la totalità dei bambini di 4 e 5 anni frequenta la scuola dell’infanzia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A livello svizzero, dunque, i nostri desideri sono stati ascoltati. Avremmo voluto mantenere il 31 dicembre come data di riferimento per l’entrata nella scuola. Volevano il 30 giugno. Siamo arrivati al compromesso 31 luglio. Peccato che qualche centinaio di bambini ticinesi dovrà attendere un ulteriore anno per iniziare la scuola che comunque inizierà obbligatoriamente a 4 anni, a prescindere dalle famiglie che già ora considerano prematuro mandare a scuola il bambino nato di novembre o di dicembre e che saranno contente della decisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Veniamo ora al mancato riconoscimento federale del diploma “secondario 1”, cioè scuola media, rilasciato all’ASP da parte della Conferenza svizzera dei direttori della pubblica educazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Dipartimento, visto il rapporto della Commissione federale di riconoscimento, ha chiesto di sospendere la procedura di riconoscimento a livello nazionale dei diplomi del secondario 1. La Commissione riconosce che questo ciclo di studio – cito il rapporto - è in costruzione e si sta sviluppando nella giusta direzione pur precisando piú oltre che – cito – l’ASP non dispone di un concetto strategico relativo alla ricerca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di conseguenza e per quel che concerne in particolare i diplomi distribuiti oggi:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. Per chi è assunto nella scuola ticinese il mancato riconoscimento non ha conseguenze.&lt;br /&gt;2. I singoli cantoni sono liberi di considerare o no i diplomi di un’altra scuola pedagogica che non ha ancora ottenuto il riconoscimento (A titolo esemplificativo potrebbe essere il caso dei Grigioni nelle classi di lingua italiana).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che dev’essere sottolineata è la necessità che l’ASP compia definitivamente il salto al livello di scuola universitaria. Si legge nel rapporto della Commissione federale: si dovrebbe approfittare delle sinergie con le scuole di livello universitario vicine alludendo all’USI e alla SUPSI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fra i vari scenari di sviluppo e di consolidamento dell’ASP vi è anche quello che considera il suo avvicinamento o alla sua integrazione nella SUPSI. Ricordo che la SUPSI è la scuola universitaria che maggiormente si è distinta sul piano federale nell’ambito della ricerca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A livello di Dipartimento le opinioni sono ancora contrastanti. E’ tuttavia indispensabile trovare una soluzione che sia accettata dalla Commissione federale e che tenga in considerazione le riserve e le raccomandazioni che questa Commissione ha espresso.&lt;br /&gt;In particolare le riserve espresse, sicuramente condivisibili, vanno prese sul serio, specie quelle che riguardano la ricerca e il sistema di controllo della qualità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo questo capitolo sottolineando tuttavia che la Commissione ha pur riconosciuti i miglioramenti che l’ASP ha fatto dopo il suo preavviso del 2006 e, tra i lati positivi, considera un punto di forza dell’ASP la relazione tra la teoria e la pratica. Cito: Tanto i contatti istituzionalizzati tra le diverse persone coinvolte nella formazione teorica e pratica quanto la tematizzazione delle esperienze della pratica in occasione di corsi possono essere qualificati come molto buoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;si tratta ora di lavorare con la serietà che ha sempre contraddistinto il lavoro delle persone che operano nel settore della scuola e di giungere a soluzioni che facciano prima di tutto l’interesse di chi ha scelto di frequentare una scuola perché lo condurrà a un obiettivo ben preciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle diplomate e ai diplomati di oggi auguro successo e prima di tutto di trovare un posto di lavoro. So anche che diplomati dell’ASP proseguono gli studi per l’ottenimento di un master per esempio un master professionalizzante in gestione della formazione. Auguri anche a loro che hanno avuto la soddisfazione di vedersi riconoscere la formazione triennale dell’ASP, corrispondente a un bachelor, da parte dell’università.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono stato forse troppo lungo e le ragioni sono almeno due:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- la prima concerne la figura del docente che rimane la figura centrale di ogni cambiamento nel settore della scuola e attorno alla quale si muovono tutti i meccanismi – per esempio quello che assicura la qualità – che la vogliono migliorare;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- quest’anno sono successe molte cose che hanno toccato la vita del sistema scolastico e le trasformazioni in atto potranno avere successo solo se rimane ferma l’attenzione e sveglio l’entusiasmo di chi ha la responsabilità, assieme con tutte le persone che lavorano al fronte o negli uffici del Dipartimento, della scuola dal gradino più basso a quello più alto. Al docente si chiede di lavorare con competenza, passione e pari dignità, alla società si chiede di veder riconoscere il ruolo essenziale che la figura del maestro rappresenta per la sua crescita morale ed intellettuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi ringrazio dell’attenzione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-2903283491615755149?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/2903283491615755149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=2903283491615755149' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/2903283491615755149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/2903283491615755149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/07/cerimonia-di-consegna-diplomi-asp-2007.html' title='Cerimonia di consegna diplomi ASP 2007'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Roy49Dy5rTI/AAAAAAAAADs/XvFsXdmgwew/s72-c/GabrieleGendotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-3818352547730428578</id><published>2007-07-09T08:27:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:51.731+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giornata ufficiale della Festa federale del tiro della gioventù 2007'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RpHV1zy5rUI/AAAAAAAAAD0/yVQj2VCBhHs/s1600-h/GendottiWeb3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5085080574691487042" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RpHV1zy5rUI/AAAAAAAAAD0/yVQj2VCBhHs/s200/GendottiWeb3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione della Giornata ufficiale della Festa federale del tiro della gioventù 2007 di domenica 8 luglio 2007 a Mendrisio)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Signor presidente del Comitato di organizzazione (Corrado Solcà)&lt;br /&gt;Signor Carlo Croci, sindaco di Mendrisio,&lt;br /&gt;Signora presidente della Federazione sportiva svizzera di tiro,&lt;br /&gt;Signor Rappresentante del Consiglio federale,&lt;br /&gt;Gentili signore e signori,&lt;br /&gt;Care giovani e cari giovani che praticate lo sport del tiro,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;alle parole di saluto e di compiacimento per i risultati ottenuti in questa Festa federale, che vi sono state rivolte da chi mi ha preceduto, aggiungo il mio saluto personale di direttore del dipartimento che si occupa di sport e il saluto cordiale del Consiglio di Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ sempre con grande piacere che partecipo a una festa dello sport, che è anche festa dell’amicizia e occasione di incontri tra giovani di diversa lingua e origine. Il nostro Paese ha bisogno di sentirsi unito e manifestazioni come queste ci fanno sentire tutti uniti sotto la stessa bandiera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non a caso questa Cerimonia ufficiale si è aperta, dopo il passaggio sempre emozionante della pattuglia aerea acrobatica, con la marcia delle bandiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è tanto più forte il senso di vivere sotto la stessa bandiera in quanto il tiro è una disciplina che ha origine proprio qui da noi in un tempo in cui storia e leggenda s’intrecciano e in una terra nella quale affondano le radici di una nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il piacere è ancora più grande quando lo sport viene praticato secondo regole chiare per le quali non è possibile barare. Mi auguro che la gioventù - ma non solo - continui a praticare uno sport pulito, senza sotterfugi; uno sport che onori i valori fondamentali di chi lo pratica: sano agonismo, rispetto dell’avversario, fair play, opportunità di conoscere i propri limiti e di misurarsi con se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il motto del dipartimento che dirigo è "sport per tutti, a tutti i livelli e a tutte le età". Sport significa movimento e benessere; significa darsi obiettivi chiari e impegnarsi per raggiungerli con tenacia, costanza, impegno, passione; significa imparare a condividere momenti di esaltazione e di gioia; ma significa anche accettare una sconfitta, senza trascendere in manifestazioni di gratuita violenza o in tristi espressioni di intolleranza, che è uno dei peggiori mali della nostra società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tiro poi è una disciplina sportiva che esige padronanza dei propri nervi, controllo delle proprie reazioni e assoluta concentrazione: sono qualità che valgono non solo in un poligono di tiro, ma anche fuori, cioè qualità che valorizzano la nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Permettez-moi de saluer, à mon nom personnel et au nom du Conseil d’Etat tessinois, les jeunes tireurs, venus de Romandie. J’espère que cette Fête a été pour vous une occasion de montrer votre talent et la maîtrise de vos propres émotions quand il s’agit de faire mouche, mais aussi une occasion de faire de nouvelles connaissances et de se lier d’amitié avec des jeunes avec lesquels vous partagez la même passion pour ce sport. Merci d’être ici avec nous. Je vous salue avec tous mes vœux de prochains succès.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ich begrüsse auch die Jugendlichen, die aus den Kantonen der Deutschschweiz zu uns gekommen sind. Ich hoffe, dieses Fest ist für alle Jugendlichen ein Erlebnis gewesen. Sie haben eure Begabung für einen Sport gezeigt, der von euch Beherrschung der Emotionen und höchste Konzentration verlangt. Ich hoffe auch, dieses Fest ist eine Gelegenheit gewesen, neue Freundschaften zu schliessen.&lt;br /&gt;Für die Teilnahme hier im Tessin danke ich euch herzlich und wünsche euch weitere schöne Tage wie diese, die ihr in meinem Kanton verbracht habt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ringrazio il Comitato di organizzazione, la Federazione svizzera di tiro, le autorità e tutte le persone che hanno contribuito al successo di questa Festa e accomuno nel mio ringraziamento gli sponsor, il cui appoggio è essenziale per poter degnamente condecorare una festa come questa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiudo rivolgendomi ai giovani tiratori ticinesi. Spero che queste giornate siano state un’occasione non solo per dimostrare il vostro talento e la vostra saldezza di nervi per centrare il bersaglio, ma anche un’occasione per stringere nuove amicizie.&lt;br /&gt;Grazie di aver partecipato a questa festa federale e auguri di altri successi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-3818352547730428578?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/3818352547730428578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=3818352547730428578' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/3818352547730428578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/3818352547730428578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/07/intervento-di-gabriele-gendotti.html' title=''/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RpHV1zy5rUI/AAAAAAAAAD0/yVQj2VCBhHs/s72-c/GendottiWeb3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-3439405453137317009</id><published>2007-08-14T12:22:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:51.491+01:00</updated><title type='text'>Commemorazione del 150° della morte di Stefano Franscini</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGC7QoAXMI/AAAAAAAAAD8/Jcc8qKjDHXI/s1600-h/GabrieleGendotti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5098500207746768066" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGC7QoAXMI/AAAAAAAAAD8/Jcc8qKjDHXI/s200/GabrieleGendotti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - in occasione della Commemorazione del 150° della morte di Stefano Franscini del 19 luglio 2007 a Bodio)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signor Presidente del Consiglio di Stato del Canton Sciaffusa, Dr. Erhard Meister,&lt;br /&gt;Signor Sindaco del Comune di Bodio, Prof. Marco Costi,&lt;br /&gt;Signori Municipali e Consiglieri comunali,&lt;br /&gt;Signore e Signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;lasciatemi dapprima ringraziare il Comune di Bodio per l’invito che è stato rivolto all’autorità cantonale per partecipare attivamente a questa commemorazione.&lt;br /&gt;E’ per me un onore poter esprimere il messaggio del Consiglio di Stato in occasione di questo significativo momento celebrativo, e - come leventinese e responsabile del Dipartimento dell’educazione -, non senza commozione..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 18 luglio 1857, Franscini scriveva da Berna all’editore Pasquale Veladini:&lt;br /&gt;Pregiatissimo signore,&lt;br /&gt;finalmente posso spedirvi un plico contenente 39 pagine della guida. Non mi è possibile per causa di malattia sopraggiuntami domenica passata (attacco di dolori reumatismali) di rispondere a certi punti importanti della vostra lettera, né di mandarvi gli articoli riguardanti l’esposizione.&lt;br /&gt;Nella speranza di essere presto ristabilito e di potere riprendere i miei lavori, vi saluto.&lt;br /&gt;Franscini sperava dunque di presto ristabilirsi, e com’era nel suo costume, di poter riprendere i suoi lavori (qui si riferiva alle pagine iniziali di un suo nuovo libro, una Guida del viaggiatore nella Svizzera Italiana). La morte invece lo colse, inaspettatamente, il giorno dopo, sessantunenne, Consigliere federale in carica, ma ormai disilluso e amareggiato, desideroso da tempo di lasciare il Governo e disposto di tornare in Ticino - dopo che gli era stata negata la possibilità di insegnare al Politecnico federale di Zurigo – e di accettare anche un oscuro posto di archivista e direttore degli stampati ufficiali, per poter almeno sostentare la sua numerosa figliolanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, si celebra dunque, nel suo paese natale, il 150° della sua scomparsa.&lt;br /&gt;Dobbiamo però chiederci il perché di queste celebrazioni.&lt;br /&gt;Soprattutto del perché ci ritroviamo con regolarità di fronte a questa cappella mortuaria a commemorare la nascita e la morte di Franscini.&lt;br /&gt;Perché non ha mai cessato questo pellegrinaggio laico?&lt;br /&gt;Perché Bodio e il Cantone si mobilitano con manifestazioni, mostre, convegni, pubblicazioni, per ricordare le date che scandirono l’esistenza di quest’uomo?&lt;br /&gt;O detto altrimenti, perché non avviene per altri pur illustri personaggi della nostra storia cantonale? Per l’abate Vincenzo Dalberti, che pure fu il primo presidente del Governo di questo Cantone; per il landamano Gian Battista Quadri, che resse le sorti della nostra giovane Repubblica per un quindicennio; per Gian Battista Pioda, amico fraterno del Franscini, che gli succedette in Consiglio federale; la lista potrebbe essere ben più lunga.&lt;br /&gt;Credo che si possa affermare che il nome di Franscini, a 150 anni dalla morte, sia riuscito a sfuggire a quell’oblìo che è toccato agli altri protagonisti della nostra storia, sfidando il tempo. Il suo nome ancora oggi ci parla, ci dice qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma chi commemoriamo quando commemoriamo Franscini?&lt;br /&gt;Il maestro, l’educatore, aperto anche alle più innovative esperienze pedagogiche?&lt;br /&gt;L’autore di testi per le scuole, alcuni dei quali ebbero una buona fortuna editoriale?&lt;br /&gt;L’autore di articoli di storia patria, di economia, di statistica?&lt;br /&gt;La ficcante penna di libelli che fecero tremare il governo assolutista del Quadri?&lt;br /&gt;L’autore di opere fondamentali di statistica, come La Statistica della Svizzera o il suo capolavoro, La Svizzera italiana, apprezzati anche fuori dai confini cantonali e nazionali?&lt;br /&gt;Oppure l’uomo politico: il Segretario di Stato, il Consigliere di Stato, il Consigliere federale, cariche che costellarono la sua stagione politica, lunga quasi un trentennio?&lt;br /&gt;Il deputato alla Dieta, chiamato a dirimere complessi problemi doganali, postali, commerciali?&lt;br /&gt;Oppure il diplomatico, capace di affrontare delicate missioni nell’esacerbato Vallese del dopo Sonderbund o tra le truppe mercenarie svizzere al soldo del Re di Napoli, accusate di massacri nei confronti di rivoltosi durante dei moti popolari?&lt;br /&gt;Sembra impossibile riassumere in poche parole l’attività di Franscini, tanto fu vasta, incessante e incisiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per noi, per la nostra giovane repubblica, Franscini ha assunto soprattutto il ruolo di padre.&lt;br /&gt;Franscini è stato additato come il padre del Politecnico federale di Zurigo.&lt;br /&gt;E’ stato riconosciuto come il padre della statistica svizzera.&lt;br /&gt;Per noi ticinesi, è soprattutto il padre della popolare educazione.&lt;br /&gt;Franscini è stato anche il primo Consigliere federale ticinese ed è stato definito come il più grande uomo di Stato che il Ticino abbia avuto.&lt;br /&gt;Tutto ciò, dovrebbe bastare.&lt;br /&gt;E pure mi sembra di poter dire che c’è di più.&lt;br /&gt;Ed è quanto enuncia una scritta che campeggia sulla lapide che sta alle nostre spalle:&lt;br /&gt;“Nacque povero, visse povero, morì povero”, che riassume un tratto distintivo dell’esistenza del Franscini: le umili origini, malgrado le quali riuscì col suo ingegno e la sua tenacia a raggiungere le più alte cariche dello Stato, e soprattutto la povertà, che lo accompagnò anche quando era Consigliere federale, e che è rimasta impressa nelle coscienze di generazioni di Ticinesi, che quella dignitosa povertà hanno condiviso. Una povertà che rappresenta più che un destino, ma una scelta etica: la scelta di chi assume il compito, nei confronti dello Stato, di servirlo, anziché di servirsene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franscini, il nostro pater patriae, è per certi aspetti quanto di più antieroico possiamo attenderci. Al momento della Riforma costituzionale del 1830, a cui contribuì largamente con un magistrale opuscolo che fece letteralmente crollare il governo assolutista del landamano Quadri, Franscini – scrive lo storico Giuseppe Martinola – “per la verità si era mostrato alquanto sprovveduto e impacciato nelle qualità che occorrevano, o sembravano indispensabili a un politico; non aveva il dono della parola facile, rifuggiva dai fragori della tribuna, non era popolare e alieno fu sempre alle complicate manovre politiche”.&lt;br /&gt;Ma quell’“invidiabile povertà immacolata” - come la definisce ancora il Martinola - che accompagnava “quell’uomo dal corpo fragile e minuto”, fu un’arma potente, che forse più di ogni altra sua virtù, gli permise di traghettarlo dalla storia al mito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franscini è il nostro eroe repubblicano, che a Francesco Cherubini confessa “A me non cospicuo di ricchezze, non atto agli intrighi, non ligio alle fazioni, sarebbe poco acconcio un posto nel nostro Consiglio composto di uomini pel massimo numero de’ quali son ragione di riso o almeno di indifferenza quelle cose che a me sono potentissimo motivo di riverenza e amore”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che cosa chiedeva agli uomini politici Franscini? Ce lo dice nel Saggio di cronaca ticinese del 1833: “ …ordine, applicazione, integrità. Quanto più risplenderà il Governo per tali virtù, tanto più appoggio troverà ne’ rappresentanti, tanto più rispetto negli amministrati.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Integrità morale, spirito di abnegazione e di servizio, impegno per il bene comune, al di là dei vieti campanilismi e dalle faziosità politiche settarie; dopo la secolare inerzia della dominazione landfogtesca e i decenni dell’assolutismo dei landamani, la repubblica richiedeva una rigenerazione politica, che per essere tale doveva essere una rigenerazione della coscienza morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franscini la incarnò, guidando il paese verso una difficile opera di modernizzazione, democratizzazione e liberalizzazione, durante una lunga e intensa carriera politica, che evidenzierà doti politiche e umane che gli permetteranno di essere eletto nel 1848 in Consiglio federale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riconoscimento della probità, della tenacia e dell’ingegno del piccolo contadinello di Bodio, povero ma meritevole, e la ricompensa finale con l’elezione a Consigliere federale sarebbe in fondo stato il giusto happy end di una vicenda umana esemplare che non a caso figurerà in un celebre volume di Michele Lessona, intitolato Volere è potere, pubblicato a Firenze nel 1869, su modello dell’opera inglese di Samuel Smiles, Self-Help, tradotto nel 1865 in italiano con l’eloquente titolo Chi si aiuta Dio l’aiuta, ovvero Storia degli uomini che dal nulla seppero innalzarsi ai più alti gradi, in tutti i rami dell’umana attività.&lt;br /&gt;Nel volume del Lessona, Franscini stava in buona compagnia con personaggi come Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi, Vincenzo Vela e tanti altri uomini di scienze, letterati, industriali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia la storia aveva previsto altro per il Franscini, per il quale nel 1854 scoccò l’ora di una clamorosa e umiliante sconfitta.&lt;br /&gt;Erano infatti previste per quell’anno le votazioni per il rinnovo del Parlamento federale e la situazione politica in Ticino era assai tesa e confusa. Per contrastare la politica governativa che aveva portato fame, disoccupazione e disordini nel Paese, a causa dell’intransigente atteggiamento nei confronti dell’Austria e al conseguente blocco economico e all’espulsione di migliaia di Ticinesi dalla Lombardia, oppositori di destra e di sinistra, Conservatori e Democratici, si coalizzarono nel movimento fusionista che ottenne una clamorosa vittoria elettorale, sconfiggendo il Pioda, il Luvini e il Consigliere federale Franscini, che benché operasse a Berna, era considerato l’ispiratore di quella politica.&lt;br /&gt;Ma al tossico calice servito al Franscini nel suo Ticino, si preparava intanto un inaspettato antidoto dall’altra parte della Confederazione, sulle rive del Reno. Nel canton Sciaffusa infatti, le elezioni al Nazionale non avevano dato nessun esito, complice anche la bassa partecipazione alle urne. Il Governo decise di multare chi non avesse votato al turno successivo: misura quanto mai convincente, se infatti la percentuale superò poi l’80%. Al secondo turno, solo il consigliere nazionale uscente Fueg risultò però eletto, ma assieme ai voti destinati ai candidati ufficiali vi fu una sorpresa: le urne contenevano anche tre schede col nome di Franscini. Chi vergò quel nome? Ticinesi che abitavano a Sciaffusa? Ammiratori del Consigliere Federale di Bodio? Non lo sappiamo. Di fatto furono la scintilla che innescò un’azione di sostegno del magistrato sconfessato nel suo stesso Cantone, supportata dal “Tagblatt”, che non esitò a scrivere “la nostra soluzione è Franscini”.&lt;br /&gt;Al terzo turno ancora nessuno raggiunse la maggioranza richiesta, ma Franscini era già salito al quarto posto. La “Neue Zürcher Zeitung” commentava quel voto affermando: “ Ciò avvenne senza alcun accordo particolare negli ambienti politici, senza una pubblica proposta, bensì unicamente come conseguenza di un sentimento patriottico di singole persone desiderose di testimoniare la loro stima e attenzione a un uomo cui il suo cantone d’origine e la Confederazione devono molto, non ché di dimostrare ai loro miopi concittadini a sud delle Alpi che né la lingua né la confessione possono impedire di sostenere uomini meritevoli”.&lt;br /&gt;Il 19 novembre 1854, al quarto turno avrebbero dovuto partecipare i primi tre candidati del turno precedente, ma per non escludere Franscini venne fatto ritirare, non senza aspre polemiche, lo sciaffusano Oschwalb. Franscini venne plebiscitato dagli elettori di Sciaffusa, staccando nettamente gli altri due candidati del cantone, divenendo così Consigliere Nazionale Sciaffusano.&lt;br /&gt;La notizia giunse in Ticino dove l’indomani vennero fatte sparare 22 salve di cannone da Castelgrande.&lt;br /&gt;Franscini, il 25 novembre, da Berna, scrisse di suo pugno al Governo di Sciaffusa una lettera in italiano, e - come ha notato Adriana Ramelli - senza una sola parola che potesse sminuire quel Ticino che l’aveva in qualche modo tradito, esprimeva la sua gratitudine al governo e al popolo di Sciaffusa “a testa alta, sereno, consapevole di quanto [avrebbe potuto] ancora dare al Paese”.&lt;br /&gt;Il 6 dicembre infine, l’Assemblea federale rielesse Franscini in Consiglio federale e Sciaffusa poté così poi eleggere un proprio deputato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quei giorni Franscini probabilmente pensava a come esternare pubblicamente i suoi ringraziamenti ai suoi Sciaffusani e decise di farlo a modo suo, cioè nel modo di serio studioso qual era. Ce lo rivela una lapidaria nota in un angolo del primo foglio di abbozzi per una prefazione del volume storico a cui da tempo stava lavorando “Vite d’uomini illustri della Svizzera” che dice:“dicembre 1854. Risolto di dedicare quest’opera (se Domeneddio mi concede di finirla) al Popolo del Canton Sciaffusa”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A 150 anni dalla morte di Franscini, il Governo del Canton Ticino, rinnova i suoi ringraziamenti al Cantone di Sciaffusa nella persona del presidente del suo Consiglio di Stato, per un gesto di cui rimane debitore e che è ben presto entrato a far parte degli annali della storia del nostro paese. Un gesto che non solo permise a Franscini di continuare a sedere in Consiglio federale e al Ticino di avere un suo rappresentante in Governo, ma che premiava soprattutto un uomo le cui capacità politiche e umane sembravano utili a tutto il paese, superando con lungimiranza steccati linguistici e confessionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Problemi nuovi e nuove scelte si impongono al mondo politico del XXI secolo rispetto a quelli che dovette affrontare Franscini. Egli fu e rimane figlio del suo tempo, che fu quello del liberalismo dell’Ottocento.&lt;br /&gt;Il suo pensiero, le sue riflessioni, il suo metodo, i suoi scritti, la sua azione politica, la sua condotta umana continuano tuttavia ad essere fonte di ammaestramento.&lt;br /&gt;Per questo, per quell’inestimabile apporto che diede al Paese, il Ticino ha il dovere di ricordarlo e di esprimergli coralmente la sua gratitudine. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-3439405453137317009?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/3439405453137317009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=3439405453137317009' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/3439405453137317009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/3439405453137317009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/08/commemorazione-del-150-della-morte-di.html' title='Commemorazione del 150° della morte di Stefano Franscini'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGC7QoAXMI/AAAAAAAAAD8/Jcc8qKjDHXI/s72-c/GabrieleGendotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-706399522843327094</id><published>2007-08-14T12:26:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:51.326+01:00</updated><title type='text'>Ricevimento in onore di Pascal Couchepin, ospite del Festival del film di Locarno</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGD0QoAXNI/AAAAAAAAAEE/5Zbx8N9Xa28/s1600-h/GabrieleGendottiBlog.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5098501186999311570" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGD0QoAXNI/AAAAAAAAAEE/5Zbx8N9Xa28/s200/GabrieleGendottiBlog.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - per il Ricevimento del 3 agoisto 2007 al Monte Verità di Ascona in onore di Pascal Couchepin - Consigliere federale - ospite del Festival internazionale del film di Locarno)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Saluto con particolare piacere&lt;br /&gt;il Consigliere federale Pascal Couchepin,&lt;br /&gt;i consiglieri nazionali e agli stati qui presenti,&lt;br /&gt;i sindaci di Locarno Carla Speziali e di Ascona Aldo Ramazzi,&lt;br /&gt;le autorità politiche operanti nel Cantone,&lt;br /&gt;il presidente del Festival Marco Solari e il direttore artistico Frédéric Maire,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gentili signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Porgo a tutte le persone qui presenti il saluto cordiale mio personale e del Consiglio di Stato. In particolare dò il benvenuto al Consigliere federale Pascal Couchepin. E’ sempre un piacere e un onore accogliere nel Ticino un Consigliere federale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Monsieur le Conseiller fédéral,&lt;br /&gt;Soyez le bienvenu dans notre canton. Nous voilà encore tous réunis au Tessin, ce qui me réjouit énormément, d’autant plus que cette rencontre survient dans le cadre de la manifestation la plus prestigieuse que la Suisse puisse exhiber au niveau international. Le Festival du film fait partie du patrimoine culturel du Tessin, voire de Suisse. J’apprécie votre fidélité à cette manifestation, par laquelle vous manifestez la volonté de l’homme politique qui agit surtout au-delà de la chaîne des Alpes de considérer la culture italienne comme un des éléments essentiels de la Confédération.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sforzo finanziario che il cantone fa per sostenere questa manifestazione e il ruolo assunto dalla Confederazione sono prove dell’importanza data a questa manifestazione. Grazie a un fondo alimentato in parti uguali dal Ticino e della Confederazione è stato inoltre possibile istituire, alcuni anni fa, il Fondo FilmPlus, il fondo regionale e di aiuto alla produzione cinematografica indipendente della Svizzera italiana con lo scopo di aiutare produttori e registi domiciliati nella Svizzera italiana. L’accordo verrà rinnovato proprio in questi giorni. Inoltre, le tre borse assegnate, grazie alla collaborazione tra cantone e RTSI, a sostegno di progetti cinematografici di qualità, sono un’ulteriore prova dell’attenzione che il cantone riserva a questo specifico ambito della produzione artistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ci sono, purtroppo, ancora troppe nubi nere all’orizzonte, lungo la strada che segna il futuro del Festival. Per esempio e tanto per riallacciami alle speranze espresse l’anno scorso alla presenza dello stesso consigliere federale Pascal Couchepin, il “bambino continua ad aspettare il regalo sotto l’albero di Natale”, parole, l’anno scorso, del presidente Solari e del direttore artistico Frédéric Maire&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;[1]&lt;/a&gt;. L’idea del “Palacinema” sembrava sul punto di trasformarsi in progetto, non necessariamente “Torre del cinema”, comunque progetto concreto in quanto a contenuti e collaborazione tra chi tiene in mano le redini dello sviluppo di questa regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’abbraccio davanti alla telecamere della TSI provocò un sospiro di sollievo in chi continua a credere nel futuro della regione e del Festival. Oggi quel sospiro di sollevo si è spento di fronte ad avvenimenti che non toccano direttamente il Festival, ma incidono fortemente sull’ambiente in cui il Festival dovrebbe assestarsi in futuro, perché la concorrenza di altri festival è forte e l’offerta del territorio rispetto alla esigenze del Festival è invece piuttosto debole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa, insomma, si deve fare affinché la speranza di chi vuol bene a Locarno e al suo Festival “ne dure que du matin jusques au soir!”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn2" name="_ftnref2"&gt;[2]&lt;/a&gt; tanto per dirla nella lingua del nostro consigliere federale? Che cosa insomma si deve fare perché quel “O sole mio” – titolo del film del Festival proiettato il 23 agosto di 60 anni fa – diventi il sole che illuminerà i prossimi 60 anni di Festival a Locarno?&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn3" name="_ftnref3"&gt;[3]&lt;/a&gt; La parola ricorrente nella stampa di questi giorni è “disgelo”. Mi auguro che la stagione calda aiuti a sciogliere gli elementi glaciali del dibattito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come uomo venuto dalla montagna rimango, comunque, ottimista e con i piedi ben piantati per terra. Se è vero che la politica non è una scienza esatta, ma un’arte&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn4" name="_ftnref4"&gt;[4]&lt;/a&gt;, ci deve pur essere una soluzione di compromesso che venga incontro alle esigenze degli uni e degli altri. Ma la premessa è comunque la volontà comune di dare al Festival una base solida che ne assicuri il futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché ora. al di là delle parole dei discorsi ufficiali, ma alla fine anche in politica contano solo i fatti, questa volontà deve saper contagiare tutta la regione che ospita la manifestazione, coinvolgendo il cantone che raccoglie i frutti di una politica culturale aperta al mondo, dunque Festival libero, aperto e autonomo, e naturalmente anche la Confederazione. Non ha senso rinviare anno dopo anno la decisione che metta fine a discussioni ormai interminabili e alquanto ripetitive. E non ha senso investire ogni anno soldi in infrastrutture provvisorie, da ricostruire ogni anno, come se si trattasse di un grande gioco del Lego.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E non ha senso rinviare la soluzione a un futuro piú o meno lontano perché ogni anno che passa è un anno perso. Guardiamo avanti, tutti assieme con spirito costruttivo e lungimirante: concludo dunque il mio intervento con l’ottimismo di chi affronta i problemi per trovarne la soluzione, e dunque con l’augurio al sindaco di Locarno, Carla Speziali, che il sogno prenda finalmente forma e che si ripeta - almeno in senso metaforico - quell’abbraccio, che un anno fa fece tirare un sospiro di sollievo non solo ai locarnesi, ma a tutti i ticinesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice un nostro politico che stimo molto: “La politica è un gioco rischioso. Per quanto mi riguarda, non cerco di piacere, ma di convincere.”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftn5" name="_ftnref5"&gt;[5]&lt;/a&gt; Cari sindaci di Locarno e di Ascona: i limiti della politica li conosciamo tutti oramai. Continuate nella vostra azione politica, insieme con tute le persone coinvolte nella gestione del Festival, a convincere l’opinione pubblica che è importante che quel regalo finisca il piú presto possibile sotto l’albero di Natale.&lt;br /&gt;A proposito: la frase citata non è mia, è di Pascal Couchepin.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie dell’attenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref1" name="_ftn1"&gt;[1]&lt;/a&gt; Vedi discorso dell’anno scorso - Bismarck&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref2" name="_ftn2"&gt;[2]&lt;/a&gt; Ronsard, Mignonne, allons voir si la rose&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref3" name="_ftn3"&gt;[3]&lt;/a&gt; Sessant’anni di festival, Ticino Radio TV, 29.07 – 4.08.2007, pag. 6&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref4" name="_ftn4"&gt;[4]&lt;/a&gt; Vedi finale del discorso dell’anno scorso&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=31135996#_ftnref5" name="_ftn5"&gt;[5]&lt;/a&gt; Pascal Couchepin, op. cit., pag. 23&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-706399522843327094?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/706399522843327094/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=706399522843327094' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/706399522843327094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/706399522843327094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/08/ricevimento-in-onore-di-pascal.html' title='Ricevimento in onore di Pascal Couchepin, ospite del Festival del film di Locarno'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGD0QoAXNI/AAAAAAAAAEE/5Zbx8N9Xa28/s72-c/GabrieleGendottiBlog.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-3649998727725723531</id><published>2007-08-14T12:31:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:51.153+01:00</updated><title type='text'>Ricevimento di Swisslos in occasione del Festival internazionale del film di Locarno</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGFHAoAXPI/AAAAAAAAAEU/IsBpTkgQAuk/s1600-h/GabrieleGendotti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5098502608633486578" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGFHAoAXPI/AAAAAAAAAEU/IsBpTkgQAuk/s200/GabrieleGendotti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGE9goAXOI/AAAAAAAAAEM/9ZGK_eISlf8/s1600-h/GENDOTTI+UFFICIALE.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS - per il Ricevimento di Swisslos del 8 agosto 2007, in occasione del Festival internazionale del film di Locarno)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Gentili signore e signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l’autorità cantonale ha il piacere, attraverso il suo Ufficio che amministra i fondi della lotteria intercantonale Swisslos, di assicurare il finanziamento di questo Festival del film con una partecipazione annua di 2,5 mio di franchi. Non è solo un piacere, è anche un onore poter contribuire a promuovere e a rafforzare sul territorio innumerevoli iniziative di carattere culturale, oltre alle altre attività e ai molti progetti di carattere sociale e sportivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il contributo del cantone è un segno dell’importanza attribuita dall’autorità cantonale a questa manifestazione e un atto di fiducia nei confronti di chi la progetta, la dirige e la trasforma in incontri con personalità del mondo del cinema, attraverso i quali il nome di Locarno – e per riflesso il nome del Ticino – è conosciuto nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’interno del nostro Paese, il Festival è un occasione per rafforzare la posizione della cultura italiana come elemento essenziale della Confederazione attraverso eventi di carattere internazionale. Una cultura esprime la sua peculiarità e la sua forza non isolandosi dal mondo, ma nel confronto con altre culture. La cultura non è qualcosa di statico, ma di dinamico: accanto alla cura delle opere del passato, rafforza la sua posizione nel presente attraverso nuovi progetti, nuove idee, rinnovate iniziative di apertura al mondo come è il caso di questo Festival.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo tuttavia, noi ticinesi, renderci conto che il futuro del Festival dipende anche da decisioni che la regione dovrà saper prendere entro breve tempo. L’ho già detto in un’altra recente occasione: Non ha senso rinviare una decisione di anno in anno e non ha senso investire ogni anno soldi in infrastrutture provvisorie da ricostruire l’estate successiva. Ho parlato anche di nubi nere che si affacciano all’orizzonte. Sono i problemi irrisolti e sono anche, concretamente, le nubi nere che scaricano pioggia, la sera, su Piazza Grande e che ostacolano il normale svolgimento della manifestazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo con una nota di ottimismo, come si addice a un politico che crede nel futuro del proprio Paese. Confido cioè nel senso di realismo e di lungimiranza di chi oggi ha la possibilità di decidere e dunque di assicurare lunga vita a un evento che ci fa conoscere nel mondo e ci mette a contatto con persone e avvenimenti con altre realtà sociali, altre filosofie di vita, per crescere assieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie dell’attenzione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-3649998727725723531?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/3649998727725723531/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=3649998727725723531' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/3649998727725723531'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/3649998727725723531'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/08/ricevimento-di-swisslos-in-occasione.html' title='Ricevimento di Swisslos in occasione del Festival internazionale del film di Locarno'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/RsGFHAoAXPI/AAAAAAAAAEU/IsBpTkgQAuk/s72-c/GabrieleGendotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31135996.post-6625827017199622497</id><published>2007-08-24T09:13:00.000+02:00</published><updated>2008-12-10T06:48:51.016+01:00</updated><title type='text'>Riforma della scuola media</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rs6FtiyQCrI/AAAAAAAAAEc/JOQOT4ZpqkM/s1600-h/GendottiWeb3.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5102162445335530162" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rs6FtiyQCrI/AAAAAAAAAEc/JOQOT4ZpqkM/s200/GendottiWeb3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Intervento di Gabriele Gendotti – Consigliere di Stato e Direttore del DECS in occasione della giornata di studio "Riforma della scuola media: esperienze, riflessioni e prospettive" di venerdì 24 agosto 2007 a Bellinzona)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gentili signore,&lt;br /&gt;egregi signori,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ho il piacere di darvi il più cordiale benvenuto a questa giornata di studio dedicata al tema della Riforma 3 della scuola media.&lt;br /&gt;In questi ultimi anni la scuola è al centro di ogni tipo di attenzione, ma soprattutto quello che colpisce sono le continue e molteplici aspettative che tutti mostrano nei confronti della scuola. Basta osservare il dibattito politico per accorgersi che quando qualcosa non va, quando c’è un problema, una difficoltà, allora viene chiamata in causa la scuola.&lt;br /&gt;Nessuno vuole negare l’importanza della scuola e del sistema scolastico per assicurare lo sviluppo sociale, economico e culturale di una regione, anzi sono convinto che occorra fare tutto il possibile per avere una scuola sempre aggiornata e in grado di formare in modo intelligente i propri allievi. Bisogna però rendersi conto che la scuola non può assumersi tutti i compiti proprio perché istituzionalmente non dispone delle strutture, dei mezzi e delle risorse necessarie per rispondere a tutti i mandati che le si vorrebbero assegnare. Uno dei compiti che ci compete è proprio quello di riconoscere quali sono i compiti prioritari della scuola oggi in una società in piena evoluzione.&lt;br /&gt;La Riforma 3 della scuola media rappresenta proprio un esercizio in questa direzione. Anzi direi che la scuola media, fin dalla sua creazione, si è posta il problema dello sviluppo e dell’aggiornamento. Già nei documenti fondatori si parlava di “riforma nella riforma”. Un principio che è stato pienamente rispettato nel senso che in 30 anni di esistenza la scuola media è evoluta sia sul piano delle strutture e dell’organizzazione, sia su quello dei contenuti e dei metodi d’insegnamento. Parecchi si sono addirittura lamentati che troppi sono i cambiamenti intervenuti, sottolineando come una scuola necessita anche di momenti di tranquillità per assestarsi e per consolidare le sue pratiche. Difficile, però, pensare ad una scuola diversa in un periodo confrontato con vere e proprie rivoluzioni sociali e culturali e dove la popolazione scolastica è mutata in modo considerevole.&lt;br /&gt;La Riforma 3 rappresenta l’ultima fase di questo sviluppo istituzionale. Una riforma varata dopo numerosi anni di lavoro che hanno visti impegnati in particolare i docenti e i quadri scolastici di questo settore.&lt;br /&gt;Definire ed attuare dei cambiamenti nella scuola non è sicuramente facile, come pure trovare un consenso e un’adesione convinta di tutte le componenti. La Riforma 3 della scuola media non è sfuggita a questa logica per cui, nonostante il paziente lavoro caratterizzato da dibattiti, consultazioni e verifiche, ha introdotto dei cambiamenti che non sempre hanno fatto l’unanimità. Pensiamo solo al discorso relativo all’apprendimento e all’insegnamento delle lingue. Se da una parte vi è stata una convergenza sulla necessità di rafforzare e potenziare il ruolo della lingua italiana, dall’altra vi sono state posizioni e approcci spesso divergenti in relazione alla posizione e al numero di lingue straniere da insegnare nella scuola dell’obbligo. Discussioni, questo è utile riconoscerlo, che ancora oggi proseguono in tutta la Confederazione e in numerosi altri Paesi. Il nostro Cantone ha proposto una soluzione che promuove e sostiene un approccio plurilingue, una sfida impegnativa per il mondo della scuola, che andrà sicuramente affinata e precisata nel corso dei prossimi anni. Ma la Riforma 3 ha contemplato numerosi altri cambiamenti sia sul piano strutturale, sia su quello pedagogico e didattico. Innanzitutto la scuola media si è dotata di un nuovo Piano di formazione, che ha preso il posto dei “vecchi programmi”. Il cambiamento non è solo legato al nome, ma contempla un vero e proprio riorientamento del progetto educativo della scuola media. Numerose sono poi le innovazioni di carattere strutturale: una nuova griglia oraria, l’introduzione di forme di insegnamento come i laboratori o i gruppi a effettivi ridotti, una nuova impostazione dei corsi opzionali, il ruolo assunto dagli istituti scolastici. Si potrebbe proseguire elencando tutti gli altri cambiamenti, ma si tratta di aspetti che conoscete molto bene in quanto attori primi di questo processo.&lt;br /&gt;L’anno scolastico appena concluso ha rappresentato un momento significativo proprio perché l’intero progetto di riforma è stato generalizzato e ha coinvolto tutti gli allievi delle scuole medie.&lt;br /&gt;Se da un profilo formale si può affermare che la fase di introduzione della Riforma è conclusa, tutti siamo pienamente coscienti che ora occorrerà fare in modo che i principi e i contenuti predisposti entrino effettivamente in tutte le aule, che i nuovi metodi d’insegnamento siano generalizzati. Gli specialisti dell’educazione ci avvertono, però, che questa è la fase più delicata e complessa dell’intero progetto. A questo riguardo, per evidenziare la dimensione del problema, mi piace ricordare una frase che un ricercatore ha ricordato in un suo intervento dedicato al tema dello sviluppo dell’innovazione della scuola : “ricordatevi - ammoniva in modo ironico il ricercatore - che la distanza più grande che esiste sulla nostra terra è quella che separa un programma scolastico dalla sua applicazione nelle classi”.&lt;br /&gt;Questa affermazione ben evidenzia quali siano le difficoltà e i tempi necessari per assicurare la coerenza tra quanto viene sancito nei programmi e la realtà educativa delle singole classi. Occorre quindi fare tutto il possibile per evitare che i cambiamenti auspicati - per esempio nell’ambito di una riforma – non restino sulla carta ma si riscontrino nelle pratiche quotidiane in tutte le aule e in tutti gli istituti.&lt;br /&gt;Sono convinto che giornate di incontro e di studio come quella odierna rappresentano dei momenti importantissimi per dare visibilità, per presentare e discutere i molteplici progetti sviluppati dai docenti e dagli istituti nell’ambito della riforma. Si tratta indubbiamente di un’occasione privilegiata per cercare di ridurre quella “famosa” distanza e soprattutto per diffondere e progressivamente generalizzare i progetti innovativi che contribuiscono a migliorare la nostra scuola, attualizzando i principi della Riforma 3.&lt;br /&gt;Il fatto che a questo incontro siano presenti più di 200 persone attive nel settore medio non può lasciare indifferenti. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione dell’impegno, della disponibilità e della volontà degli operatori scolastici di assicurare un personale e concreto contributo al miglioramento della scuola.&lt;br /&gt;Anche per questo vi esprimo un sentito ringraziamento per aver saputo assumere in modo responsabile e competente questa nuova sfida.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31135996-6625827017199622497?l=gendotti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gendotti.blogspot.com/feeds/6625827017199622497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='https://www.blogger.com/comment.g?blogID=31135996&amp;postID=6625827017199622497' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/6625827017199622497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31135996/posts/default/6625827017199622497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gendotti.blogspot.com/2007/08/riforma-della-scuola-media.html' title='Riforma della scuola media'/><author><name>Gabriele Gendotti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15672718259437067227</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='10281958626100306892'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_RIp3t7ix-1k/Rs6FtiyQCrI/AAAAAAAAAEc/JOQOT4ZpqkM/s72-c/GendottiWeb3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>